"Nessun cavallo ci obbedirà per compiacerci, tanto meno per senso del dovere, lo farà unicamente pe

"Nessun cavallo ci obbedirà per compiacerci, tanto meno per senso del dovere, lo farà unicamente per evitare il dolore, rispondendo ai segnali che precedono l'uso di strumenti che possono provocarlo e che all'occorrenza lo produrrebbero fino a costringerlo all'obbedienza.. ."

giovedì 28 luglio 2022

La questione.

Castellammare del Golfo 14 11 2021

Il prof. Barbero, qualche settimana fa, forse spinto dai suoi studi e dalla conoscenza che ha della Storia, ha posto la questione: Rischio di dire una cosa impopolare, lo so, ma vale la pena chiedersi se non ci siano differenze strutturali tra uomo e donna che rendono a quest'ultima più difficile avere successo in certi campi. È possibile che in media, le donne manchino di quella aggressività, spavalderia e sicurezza di sé che aiutano ad affermarsi?

Successe l'iradiddio, Barbero – nel nome del politically correct - fu lapidato nelle pubbliche televisioni e nei lieti social minchiarum.

Ho lasciato passare un cicinin di tempo da quando scoppiò lo “scandalo” provocato dalle su riportate parole, perché quanto scriverò non sia un ulteriore contributo alla contesa “pro-contro Barbero”, ma sia valutato freddamente, si tenga conto dei fatti.

Vengo al dunque: l'equitazione, è uno dei pochi sport nel quale uomini e donne competono insieme, gli altri due, che io sappia, sono l'automobilismo e il motociclismo.          Il criterio per ammettere queste eccezioni è stato questo: lo sforzo fisico del primate è irrilevante, quello lo fanno l'equino o il mezzo meccanico, dunque i due generi possono gareggiare nelle stesse competizioni .

Nel motorismo, benché in teoria possibile, nessuna donna ha mai partecipato assiduamente, men che mai primeggiato nelle categorie "regine": la formula uno e la motogp, ma neanche si sono avvicinate in maniera numericamente consistente a questi sport. Quelle poche che, in oltre un secolo, lo hanno fatto, sono state viste come delle curiose eccentriche testimonianze senza alcuna seria velleità di competizione con gli uomini.

Invece, nell'equitazione, negli sport equestri, è già avvenuto quello che molti auspicano nella società civile e nella politica: le donne competono ad armi pari con gli uomini, hanno le stesse possibilità, rispettano le stesse regole, sottostanno ai stessi metri di giudizio, accedono agli stessi premi.

Però l'equitazione ha avuto percorso particolare: da sempre, nel maneggio dei cavalli, le donne sono state una piccola ma solida minoranza, situazione che si è ricreata, un centinaio di anni fa, nella nascita degli sport equestri.
Per ragioni che non è il caso di analizzare in questa circostanza, negli ultimi anni, la presenza delle donne nel mondo equestre occidentale è diventata largamente maggioritaria, predominante: in Italia, le donne iscritte alla corrispondente federazione sportiva sono quasi il 70%, in Francia e Germania sono circa all'80%, in America e in Australia sono ormai al 90% .

In teoria, se non esistessero “differenze strutturali”, se i due sessi fossero veramente alla pari, avremmo dovuto avere una presenza prevalente femminile in tutte le competizioni equestri e un'alternanza, sia pure irregolare, di vittorie e di piazzamenti tra uomini e donne a livello di eccellenza.

Invece, alle Olimpiadi - il luogo della tradizione e della massima eccellenza sportiva - da oltre sessant'anni, le donne spadroneggiano nel dressage, mentre, nel salto ostacoli e nel completo, “non hanno quasi mai toccato palla”.

A vantaggio dei “non addetti ai lavori” spieghiamo sommariamente gli sport equestri olimpici.

Dicesi dressage: Sintetizzo: si tratta di abituare delle povere bestie, tramite particolari esercizi, a fare una sorta di balletto, dei movimenti prestabiliti con grazia, tempismo e precisione. Dal 1968 ad oggi solo un atleta maschio ha vinto le Olimpiadi nel dressage individuale: Reiner Klimke. Ma quello che più ci interessa per il nostro argomento è che il dressage è diventato una specialità quasi esclusivamente femminile.
Guardiamo, i primi 10 posti nel dressage individuale alle olimpiadi di Tokio svoltesi pochi mesi fa: classificate 8 donne e 2 uomini. Gli uomini si piazzano al 6 posto con Edward Gal e al 9 posto con Hans Peter Minderhound. Da notare: Gal si dichiara orgogliosamente omosessuale, Minderhound è il suo lieto compagno.

Dicesi salto ostacoli: a livello olimpico il percorso è composto di una ventina di ostacoli che vanno da un metro e quaranta a un metro e sessanta di altezza e i “larghi” sono larghi ben oltre due metri, appunto; un percorso del genere fa “cagare sotto” solo a passarci dentro a piedi, ad ispezionarlo da terra. Nel salto ostacoli, prima chiamato “concorso ippico”, la partecipazione delle donne si è certamente incrementata ma è rimasta sempre largamente minoritaria. Comunque, da quando esistono i Giochi mai una donna ha vinto le Olimpiadi nel s.o. Individuale.
Guardiamo, i primi 10 posti nel s.o. individuale alle olimpiadi di Tokio svoltesi pochi mesi fa: si classificano 8 uomini e 2 donne. Le donne si piazzano al 5 posto con Malin Baryard Johnson e al 10 posto con Luciana Diniz. Da notare: Jessica Springsteen (si, la figlia del Boss) manco si è qualificata per la finale, mentre ha conquistato la medaglia d'argento con la squadra degli USA.

Dicesi completo di equitazione:  Originariamente era una competizione prettamente militare, era chiamato “military”, appunto, e prevedeva una gara di resistenza davvero massacrante. Oggi consiste in re prove: dressage a livello basso, un cross country, e una prova di s.o. con ostacoli alti al massimo 125 cm. Guardiamo, i primi 10 posti nel completo individuale alle olimpiadi di Tokio svoltesi pochi mesi fa: classificati 8 uomini e due donne. Le donne si piazzano al primo posto con Julia Krajewski, e al 9 posto con Laura Collett. Da notare: è la prima volta nella storia delle Olimpiadi che una donna vince in questa specialità.

Preparare un cavallo al dressage di alto livello richiede: pazienza, disciplina, costanza, sensibilità, ragionamento, tatto, rigore, cura... empatia perfino.
Ma sopratutto, in gara, rischi sono quasi azzerati, i pericoli praticamente inesistenti, per primeggiare valgono sopratutto la concentrazione, l'eleganza e la precisione.

Nel salto ostacoli, per affrontare i percossi grossi come quello olimpico, a parte la preparazione tecnico atletica del cavallo e del cavaliere, è richiesta aggressività, spavalderia e sicurezza di sé, bisogna gettare il cuore oltre l'ostacolo, appunto.
Ricordate Graziano Mancinelli, che partendo da fermo, fece entrare ed uscire il suo Ambassador (600 kg di potenza esplosiva ma anche matto come un cavallo) dalla doppia gabbia alle Olimpiadi di Monaco sotto la sferza della sua “terribil voce” OHP !... OHP ? ?
Ebbe lo stesso coraggio, lo stesso sprezzo del pericolo, la stessa “incoscienza” con la quale Valentino superò Stoner al “cavatappi” di Laguna Seca... ricordate?

A questo punto sembra evidente che le differenze strutturali esistano, siano chiare, lampanti e prevalgano, ora l'una ora l'altra, a seconda dell'ambiente, a seconda delle condizioni date, a seconda della disciplina.

Ora, qual'è il processo evolutivo e quali sono le ragioni filogenetiche che hanno fissato le differenze strutturali tra uomo e donna ? All'età di trent'anni, gli uomini sono quindici volte più soggetti a rischio di avere incidenti delle donne, questo perché i maschi sono portati ad affrontare il rischio in maniera sconsiderata rispetto alle donne.

Questa caratteristica che spesso mette nei guai noi maschietti, era preziosa quando era necessario andare a caccia di antilopi, cavalli, orsi, mammouth... eh si ! Pare che i nostri antenati cacciassero anche orsi e mammouth... dei tipetti non precisamente abbordabili, ma una pelle d'orso, ai tempi della grande glaciazione era preziosa, così come la carcassa di un mammuth che bastava a placare la fame della intera tribù per settimane, mesi. A fronte di questi vantaggi, c'era la possibilità che qualcuno dei cacciatori venisse ucciso o gravemente ferito, ma l'evoluzione considera i maschi “spendibili” con un saggio “ragionamento”: normalmente le nascite tra maschi e femmine numericamente si equivalgono, ma lo sforzo per la procreazione e l'allevamento è fortemente sbilanciato, massimo nelle femmine minimo nei maschi, dunque la perdita dei maschi può essere facilmente sopportata senza che questa interferisca sul tasso di natalità delle piccole tribù primitive, mentre, se fossero morte delle donne il tasso di natalità sarebbe crollato drasticamente.                                                                                                           Va ricordato che nella preistoria, le popolazioni di ominidi erano numericamente esigue, dunque, un alto tasso di natalità era fondamentale, perciò la femmina era preziosa andava protetta e preservata dai pericoli della caccia, attività che – per le ragioni appena dette – fu riservata ai solo i maschi privilegiando i soggetti più forti, più coraggiosi, più aggressivi.                                                                                      Per contro, le femmine dovettero essere più caute, prudenti e riflessive dovendo gestire – a parte la caccia - quasi tutto delle loro comunità; questa divisione dei ruoli ha portato a radicali differenziazioni tra i due sessi.

  • Morfologiche: in media il corpo di una donna contiene il doppio di grasso di un uomo.
  • Fisiologiche: le donne sono – mediamente – più resistenti al dolore e alle malattie. 
  • Sensoriali: le donne, generalmente, hanno udito, olfatto meglio sviluppati dell'uomo.
  •  Mentali: le donne, come tutti sanno, sono multi tasting, per contro, ci sono molti più inventori tra gli uomini, poche sono le inventrici, infatti, affrontare i rischi, non è questione solo fisica, è anche mentale, per cercare la novità, per innovare, per cambiare bisogna aver coraggio, saper affrontare il pericolo del fallimento... rischiare.

Ora, stabiliamo che tutti gli animali agiscono seguendo due comportamenti: quello filogenetico che è scritto nel genoma della specie che potremmo definire istintivo e quello ontogenetico che è composto da azioni e tecniche apprese (generalmente per tentativi ed errori) e tramandate culturalmente nell’ambito del proprio gruppo di cospecifici.                                                                                                                 E’ evidente che i comportamenti ontogenetici (appresi) si innestano sopra quelli filogenetici (innati) plasmati dalla selezione naturale. Per fissare i comportamenti istintivi nel genoma delle varie specie ci son voluti centinaia di migliaia se non milioni d’anni, mentre, per l’acquisizione di una nuova cultura e di nuove tecniche bastano poche generazioni. 

Allora deduciamo che i comportamenti sociali, la “civiltà”, la cultura, si siano radicati su un patrimonio comportamentale genetico ineludibile che ha condizionato pesantemente il pensiero, l'etica, le leggi umane in chiave misogena. Solo da settant'anni le donne – in Itaglia – hanno avuto il diritto al voto, e fino a poco più di 50 anni fa – nel Belpaese - l'adulterio femminile era punito penalmente da leggi di uno stato democratico.

Addirittura Lorenz individua/teorizza il periodo nel quale si fissarono dei valori che hanno condizionato tutta la storia umana:  è più che probabile che l’intensità distruttiva della pulsione aggressiva, tuttora un male ereditario dell’umanità, sia la conseguenza di un processo di selezione intraspecifica che ha agito sui nostri avi per circa quarantamila anni, ossia per tutto il paleolitico superiore.  Quando l’uomo ebbe conquistato le armi, i vestiti, e un principio di organizzazione sociale, per cui potè superare i pericoli della fame, del freddo, e del venir divorato dai grossi animali feroci, e questi pericoli cessarono di essere i fattori essenziali a determinare la selezione, deve aver avuto inizio una maligna selezione intra-specifica. Il fattore che ora determinava la selezione era ora la guerra con le tribù vicine ostili. Essa deve aver prodotto una estrema fermentazione di tutte le cosiddette “virtù guerriere”, che purtroppo sono ancora oggi per molti uomini gli ideali veramente meritevoli d’essere perseguiti.

Purtroppo, fino a quando le democrazie occidentali si baseranno sul capitalismo, sul liberismo, sulla concorrenza spietata, sulla competizione senza esclusione di colpi. Fino a quando i regimi totalitari imporranno le loro politiche apertamente maschiliste, fino a quando esisteranno stati con governi teocratici Vaticano in primis, le donne avranno ben poche possibilità di emergere, quelle che ci son riuscite (quasi tutte nel mondo occidentale) lo hanno fatto comportandosi come uomini, adottando politiche e atteggiamenti maschili o, per meglio dire, maschilisti.

Cosa aveva di femminile la politica della Tacher? Ha sistemato l'economia britannica a prezzo di lacrime e sangue, ancor oggi, i minatori del Galles al solo sentirla nominare sputano per terra. E la Merckel? Fino ad ieri si diceva, si dice ancora (per farle un complimento): L'unico politico con le palle in Europa è la signora Merckel!

Forse le “differenze strutturali  tra uomo e donna che rendono a quest'ultima più difficile avere successo in certi campi”  sono una sola, almeno quella determinante è una sola: l’aggressività, il “cosiddetto male”, secondo la definizione di Lorenz, che ha radici biologiche, genetiche, dunque, cromosomatiche, su queste si spalmano le varie culture, le profonde tradizioni, le filosofie, le leggi, le religioni tutte patriarcali. La società umana basata sui valori femminili è impossibile, questo non vuol dire che le donne non possano prendere il potere, lo hanno già fatto e lo faranno ancora, ma dovranno farlo imponendosi con comportamenti maschilisti, dovranno essere più realiste del re.

Cioè più fetenti e infami degli uomini, oltre le già citate Thacher e Merkel, ricordate Golda Meier? Fu lei (ebrea) a stabilire che non sarebbero più stati accolti in Israele, gli ebrei vecchi o malati provenienti dall'est europeo.
E che dire di Indira Ghandi?
Scatenò una violentissima e sanguinosa repressione contro l'etnia sikh, oltre a massacrare migliaia di persone, fece distruggere il loro Tempio Maggiore che è come radere al suolo San Pietro per i cattolici o buttar giù a cannonate il muro del pianto per gli ebrei, ragion per cui fu fu assassinata da due delle sue guardie del corpo che le scaricarono addosso almeno una trentina di pallottole da distanza ravvicinata.

Lo so, mi son fatto prendere la mano, ho rispolverato i miei vecchi libri e potrei continuare a lungo sui vari aspetti dell’etologia umana concernenti l’aggressività, che, dati alla mano, è stata ed è il motore principale del progresso dei sapiens.

Ma, agli indubitabili successi, si sono accodati effetti collaterali devastanti sia dal punto di vista individuale che da quello collettivo, quì mi fermo. Le problematiche si ampliano, lascio ai veri studiosi, ai ricercatori, agli specialisti guardare nel "buio abisso", già Lorenz si accorse di quello che maneggiava per questo cita Shiller:

Giù in fondo però è spaventoso

E L'uomo non osi tentare gli dei

E non aspiri mai e poi mai a vedere

Ciò che essi coprono di notte e di terrore.

Ma voglio chiudere alla mia maniera ricordando una mia eroina, altro che Giovanna d’Arco, Madame Curie, Caterina de Medici o Indira Ghandi; sto parlando di Johannes Anglicus un frate che in realtà era una intraprendente signora inglese che, nel Medioevo, riuscì a diventare Papa col nome di Giovanni VIII. Scoperta, fu lietamente lapidata dalla folla inferocita. Questo simpatico incidente rese necessaria una verifica: L'esame avveniva con il nuovo papa assiso su una sedia di porfido rosso, nella cui seduta era presente un foro. I più giovani tra i diaconi presenti avrebbero avuto il compito di tastare sotto la sedia per assicurarsi della presenza degli attributi virili del nuovo Papa, solo quando il manipolatore urlava a gran voce: “TESTICULOS HABET” si procedeva alla consacrazione del Papa eletto.

Non sappiamo se sta storia sia vera, e se non fosse, la fo passar per vera perché: se nessuna risata ci seppellì allora, possiamo esser sicuri che l’allegra sepoltura non accadrà mai.

.Bibliografia:                                                                                                                                     

Il Cosidetto Male - Konrad Lorenz - Garzanti   

Etologia Umana -  Irenäus Eibl-Eibesfeldt - Bollati Boringhieri    

Storie Naturali - Danilo Mainardi - Sozogno    

Gli Animali nella Storia della Civiltà - Morus - Mondadori

Etologia - John Alcock - Zanichelli

L'Animale Donna - Desmond Morris - Mondadori    

Etologia della Vita Quotidiana - Giorgio Celli - Minima

 

lunedì 20 giugno 2022

Bagordo.

Dall'incomparabilissimo forum "LE STRONZATE DI PULCINELLA": 

L'espressione <darsi ai bagordi> significa lasciarsi andare a un divertimento sfrenato, fare bisboccia e gozzovigliare. Questo comune modo di dire affonda probabilmente le sue radici nel Medioevo, quando per bagordo si intendeva la lancia con cui i cavalieri si affrontavano durante i tornei (anche chiamati giostre>). Ma sicuramente l'aspetto più importante di queste seguite manifestazioni erano gli straordinari festeggiamenti che seguivano dove si poteva mangiare, bere ed esagerare senza ritegno. Alla fine del 500 la parola bagordo iniziò così a essere  utilizzata per indicare un momento di grande baldoria.




A riprova dal Tommaseo onlain:

BAGORDO.
S. m. Arme offensiva colla quale si bagorda. Filoc. 2. 143. (C) Circondati tutti da sonanti sonagli, con bagordi in mano,…
2. E per Armeggiamento. [Tez.] Ted. ant. Bûhurt, Giuoco d'armi. = Lib. Similit. (C) Come sono i nuziali bagordi delle corti reali, che nelle piazze con l'armi, e nelle sale sopra le mense imbandite si strigano.
3. Oggidì più comunem. si prende per Crapula, Gozzoviglia, Tresca, Stravizzo. È stravizzo romoroso. Fr. Giord. Pred. R. (Mt.) Scialacquando baldanzeggiavano in tresche e bagordi. Red. Annot. Ditir. 123. (C) Così il dio Como, presidente de' bagordi e dell'ubbriachezza. Malm. 5. 62. Ovunque egli è, d'untumi fa un bagordo. E 6. 2. Di darsi a lui già seco ha fatto i patti, Acciò ne' suoi bagordi la protegga.
 BAGORDARE.
V. n. ass. Da BAGORDO. T. In orig. simile all'Armeggiare, cioè Andare a cavallo per pompa e per festa uomini gentili adornati, correndo e facendo con l'arme prova d'innocua destrezza. = Tes. Br. 8. 49. (C) Nel corpo sono li compimenti che l'uomo non acquista per natura, ma per suo studio, o per insegnamento, siccome di ben combattere, e di ben bagordare, e di ben cavalcare. Filoc. 2. 143. Coronati tutti di diverse frondi, bagordando, con festa grande, gli vennero incontro. [Val.] Pecor. 4. 1. Cominciò… a giostrare e bagordare.2[G.M.] Far gozzoviglia nel signif. del § 3 di Bagordo. Artigiani che nelle feste vanno bagordando alle bettole.

 

mercoledì 20 aprile 2022

Ammesso che sia qualcosa: cos'è un cavallo?

Fino a pochi decenni fa, la domanda sarebbe stata retorica, la risposta sarebbe stata certa e condivisa, oggi non lo è più.

Il rapporto col nobile equino ha assunto una forza che trascende  la dimensione reale e travalica i confini dell'inconscio, assume/riassume la forma del sogno, del mito, e, l'andare a cavallo, l'equitazione, per la gran parte delle nuove appassionate è un dettaglio del tutto trascurabile.









IL CAVALLO: ANIMALE UTILE O FUTILE?

 Il lallo è stato un formidabile strumento per il lavoro, il trasporto, la caccia, la guerra... è l'animale che - prima della "rivoluzione industriale" - ha accorciato i tempi e le distanze dell'uomo . 

Allo stesso tempo, è sempre stato un simbolo di forza, potenza e bellezza per cui è assurto ad un rango quasi divino nell'immaginario umano. 
Ragion per cui, presso i "potenti", oltre ad assolvere al suo compito utilitaristico, è diventato - da tempi remotissimi - uno status simbol, pertanto fu bardato con materiali preziosi, cantato in epiche opere letterarie e rappresentato sublimemente da pittori e scultori.
Dalla "notte dei tempi", in ogni cultura, furono "inventate" selle e bardature spettacolari che - col tempo - son diventate caratteristiche del folclore locale e - in quanto tali - tramandate fino ai giorni nostri.
Detto questo, fino a 500 anni fa, non esisteva l'equitazione accademica, anche se il Principe Ateniese, 2500 anni fa, accenna - nel suo celebre trattatello - a qualche aria spettacolare ottenuta invero maldestramente. Naturalmente, ci son sempre state prove acrobatiche di destrezza a cavallo e il nobile equino è stato sottoposto ad ammaestramenti e trucchi circensi al pari di orsi, foche, criceti e cercopitechi... comunque, seguite il link e troverete l'argomento ampiamente sviscerato.
    Dunque, nelle accademie napoletane nacque l'equitazione che tuttavia marcò fin da subito e definitivamente la netta biforcazione che esisteva/esiste/esisterà tra l'equitazione utile e quella inutile che - purtuttavia - hanno una base comune, la bassa scuola.
    Ecco come Decarpentry definisce, nel suo fondamentale trattato Equitation Academique, la bassa scuola: la bassa scuola comprende tutti gli esercizi su una o due piste portati al massimo grado di regolarità a tutte le andature e a tutte le velocità fino all'inversione istantanea del galoppo nei cambi di direzione.
    JDO ribadisce e sottolinea lo stesso concetto: ... la nostra educazione, quella che trattiamo in questo libricino, riguarda  quello che chiamiamo l’addestramento di bassa scuola che arriva ai cambi di galoppo isolati e all’inizio del lavoro sugli ostacoli.
    Escludiamo ogni addestramento specifico riguardante le tre discipline olimpiche: salto, dressage, completo e l'equitazione accademica o di alta scuola.
    Del resto, la bassa scuola rappresenta la base fondamentale di ogni equitazione che, in seguito, potrà andare a specializzarsi.
    A questo punto torno a scrivere riguardo le "Guerre Festive" ampliando il concetto che, come vedete dal linco, è datato Febbraio 2011.
     Il libro di Pietro Maggio, è del 1680, alla fine del periodo barocco, e descrive i fasti nella felice e fedelissima citta di Palermo per le nozze del re Carlo II con Maria Luisa di Borbone, il testo è arricchito da splendide incisioni di Paolo Amato e Giovanni Battista Mansella che raffigurano le giostre, le parate, i caroselli e i cavalieri siciliani ritratti in sfarzose livree e preziose armature.
    Sia il testo che le immagini sono ormai quasi roccocò, l'arabesco, il ghirigoro e il ghiribizzo la fanno da padroni.
    Senza entrare in elucubrazioni sci-sci-scientifiche, il barocco è un'epoca nella quale l'autocelebrazione e la rappresentazione fastosa di se stessi, nella specie, del clero e della nobiltà è volta a meravigliare a stupire i propri pari e il "popolo bue" per così affermare e consolidare i propri poteri e i propri privilegi.

    Quella "gentaglia", lo fa attraverso tutte le arti a cominciare con l'architettura e - a cascata - con la pittura, con la scultura, con la musica, ecc. ecc.
    Il lallo non poteva sfuggire a quella situazione ed ecco che fu selezionato per mantelli particolari... vedi il "grigio isabella"... già, come avete visto nel linco, leggenda vuole che quella livrea equina derivi dal colore che assunse la biancheria intima della Regina Isabella non cambiata per molti mesi... attenzione, non si tratta di mutande perché a quell'epoca non erano state ancora inventate. (consigliovi di seguire il linco "briglie da culo" è assai divertente).
    Oltre i mantelli, si scelsero cavalli dalle lunghe e fluenti code e criniere, dall'aspetto imponente e dalle andature spettacolari.
    Naturalmente, le già fastose bardature si arricchirono ancora di fiocchi, di nastri, di cordoni, di penne, di piume e di altri sgargianti e preziosi orpelli, le carrozze divennero delle vere e proprie "opere d'arte" viaggianti tirate da attacchi da sogno e governate da cocchieri, da postiglioni, da staffieri, da paggi, da paggetti e dai "cavallerizzi di sportello".
    A questo punto, abbiamo cavalli spettacolari, con andature naturalmente pompose, agghindati con finimenti e bardature da sfarzo estremo, carrozze da sogno... tutto ciò era stato costruito per dar la possibilità ai potenti di esibire la loro vanità nelle passeggiate, nelle sfilate, nei "paseos", nei caroselli, nelle "fole" e nei tornei puntualmente organizzati  in onore di questo o quel sovrano, di questo o quel santo; per completare l'opera, bisognava fare in modo che i cavalli - con le belle o con le brutte - facessero "i ballerini".
    Abbiamo un problema!
    Le antiche accademie italiane, erano frequentate da appassionati professionisti che aspiravano a diventare delle etoile alla Scala, da coppie - altrettanto professionali  - che si specializzavano per competere in gare internazionali di tango, valzer, mazurca e fox trot ma anche da assoluti sprovveduti che si dedicavano alla pizzica o - se preferite - al ballo della mattonella.
    Eh già, allora si addestravano i cavalli per il combattimento, per le parate e le passeggiate, infatti, nello stesso ambiente trovavamo focosi stalloni da alta scuola e placide mule da cerusici, speziali e prelati più o meno alti: le chinee... per completezza di informazione, beccatevi pure quest'altro linco: dal vocabolario Treccani... da notare che in Sardegna, dove è antica usanza addestrare i lalli all'ambio, i lalli si chiamano con una parola che richiama il termine nel linco citato haquenée, infatti :
    acchètta s.f. cavalla piccola. Al fig. Acchetta brincadora: s’acchetta brincadora/accolla.
    Brincadora stà per saltatrice; accolla stà per domata;
    da cui: acchettu - cavallino e acchettone per cavallo grande 
    Altro termine sardo per cavallo è: caddhu o caddho... c'era una bella rivista che usciva in Sardegna che si si chiamava: Caddhos diretta da Lucio Gratani, grande uomo di cavalli.

    Da questo guazzabuglio, si è fatta largo l'idea, sostenuta specialmente dai militari, che l'alta scuola e le sue "arie" erano preparatorie alla guerra, o almeno, che fossero stilizzazioni di antiche tecniche mediovali di combattimento... falso, arcifalso!
    Fin da allora la divisione tra l'e. utile e l'e. inutile era ben chiara agli antichi maestri... meglio di me lo spiega Tommassini nel suo bel blog: Le Opere di Cavalleria, dunque leggete il linco, io proseguo nel mio ragionamento terraterra sull'equitazione inutile.
    "Premesso che l'equitazione classica, conservata in alcuni riconosciuti templi, praticata da pochi illustri maestri o utilizzata - per fini spettacolari - da seri professionisti (vedi Luraschi per il cinema e Bartabas per il teatro) è arte". Tutto il resto che ne discende è puro esibizionismo messo in pratica da velleitari "artisti" e da sedicenti "sportivi".

    In ordine del tutto casuale vediamo come le equitazioni inutili (quelle da pompa, da fasto, da sfarzo, da esobizione) sono sparse nel mondo. Cominciamo con le competizioni riservate all' American Saddlebred, già, come vedete dal linco esistono giudici,  abbigliamenti e punteggi specifici che regolamentano questo "sport".
     Ovviamente, c'è un duro addestramento e una ferrea selezione di razza per fissare quelle andature così particolari.
    Inoltre, quel lalli - poareti - sono ferrati in maniera "mostruosa" per sostenere quei movimenti così particolari, inoltre, spesso, tramite un'operazione chirurgica, si infila un pezzo di legno nella coda in maniera tale da tenerla sollevata come prevede lo standard di razza.
    Ora, perché si è creata una razza del genere? Perché si impegnano addestratori, maniscalchi, chirurghi per gareggiare o solo passeggiare con questi cavalli in quel modo? Qual'è l'utilità pratica di tutto ciò? La mia risposta la sapete, esiste un'altra meno futile spiegazione?

    Nell'isola di Minorca è ben viva - come vedete - questa tradizione e finquanto i lalli minorchini si esibiscono con quelle cabrate nella festa del santo patrono locale niente da dire, ma quando mi si dice di "doma" minorchina, di alta squola minorchina, di lalli nati per camminare su due zampe, il tutto corredato con costumi da ambasciatori da operetta, mi si "arma la mano".
    Come vedete, qualsiasi lallo con in groppa un ragazzotto di Bust'arsizio, se opportunamente addestrato, può stabilire il guiness di camminata su due zampe: 30 metri in 14 secondi, dico questo, per sottolineare l'entusiasmo col quale da noi viene accettata qualsiasi forma di stramberia equestre venduta come "alta squola". La domanda è la solita ma la ripeto: a cosa minchia serve far camminare un lallo sulle zampe posteriori?
    Torniamo in America, ma siccome l'argomento è ampio, apro un altro post a seguito di questo: Equitazione FUTILE, inutile... 










    N.B. I corsivi, quando non differentemente indicati e/o chiaramente contestualizzati, sono citazioni tratte da: Dresser c'est simple - Jean D'Oregeix - ed. Belin

    domenica 20 febbraio 2022

    Ancora la voce.

     Dalla esperienza (subito abortita) del "Circolo della Giumenta Imbalsamata" copioincollo: La voce - i suoni.

     

    Sabato 12 novembre 2016

    Il vostro affezionatissimo ricorda che da bambino usava due fischi: quello di famiglia e il fischio della banda... della banda di monelli alla quale appartenevo.Ogni carrettiere aveva la sua serie di campanelli e cianciane che - assemblate assieme - producevano un suono unico, tant'é che, tra le decine di carri che passavano, mia nonna e gli altri famigliari sapevano perfettamente quando era quello di suo marito che arrivava.

    Alla stessa maniera, la gente di cavalli, aveva i classici suoni, coi quali si comunica collo lallo, "personalizzati" per provincia, insomma, la comunicazione sonora, quando l'uomo viveva in simbiosi cogli animali, era importantisima i sussurratori ci son sempre stati son sempre esistiti.Come abbiamo visto, sia gli etologhi che i grandi addestratori dicono che il lallo è in grado di capire qualche centinaio di parole/di suoni, il vostro affezionatissimo molto più modestamente ne ha insegnate al suo lallo solo alcune, eccole:

    raganella - avanti

    OHH - rallenta

    LA' - fermo/fermati

    bra bra - passo di squola

    su su - passo spagnuolo

    pssoohh - passo

    tro tro - trotto

    HOP HOP - passage

    galop galop - galoppo

    cush cush - sdraiati

    EEEEEHHH - terribil voce

    oooohhhhh - voce soave

    a posto - campo

    ALE' - levata

    mucimuci* - passi indietro

    cambio - fai dietrofront

    tò tò - prendi le delicatessen

    GGRRRR - attento che mi sto incazzando

    *mucimuci è quel suono che si fa per chiamare il gatto... dei "bacetti" schioccati senza soluzione di continuità.

    Dunque, il lallo capisce il tono ma - col tempo - anche le singole parole, basta differenziarle bene e ripeterle ostinatamente assieme agli aiuti convenzionali, questa è la tecnica che ho sempre usato. Inoltre, la comunicazione verbale praticata da terra, può essere usata - con ottimi risultati - anche  dalla sella, specialmente per arie particolari, mentre, le posture parrellate, le pressioni degli occhiacci - una volta in groppa allo lallo - non servono più, sono inutilizzabili.

    Alcuni giorni, fa il vostro affezionatissimo, ha fatto un esperimento.

    Confesso che non ho alcuna esperienza di attacchi e di tecniche per far lavorare i lalli in campagna o nei boschi ma ho una piccola capacità nel condurre un lallo alle redini lunghe.                                          Una reminiscenza mi è sorta da antigui ricordi d'infanzia: la lettura dei libri di Jack London... Buck, il Klondike, la febbre dell'oro, i lupi, le mute e dei cani... con un paio di clic ho trovato questo: il codice (inglese) che si usa per condurre una muta si cani da slitta:


    GO oppure HIKE = (pronuncia GO/HAIK), VIA! PARTENZA!  

    STAY                   = (pronuncia STEI), stare fermo  

    LINE                   = (pronuncia LAIN), stare in linea col muso rivolto in avanti e tenendo 

                                 la "tug-line" ben tesa (in corsa come da fermo)  

    GEE                    = (pronuncia GI), destra  

    COME GEE          = (pronuncia CAM GI), inversione a 180 gradi a destra  

    HAW                   = (pronuncia HA), sinistra  

    COME HAW         = (pronuncia CAM HA), inversione a 180 gradi a sinistra  

    AHEAD               = (pronuncia EHED), diritto, avanti - nel caso di un incrocio o di sorpassi  

    TRAIL                 = (pronuncia TREIL), PISTA! Prima di un sorpasso.  

    EASY                  = (pronuncia IISI, s di rosa), rallentare!  

    WHOA                = (pronuncia UOOò), FERMA! STOP!  

    Forse non lo sapete, ma il mio lallo ha la navicolite, e - stranamente - non può lavorare a meno che non gli faccia indossare dei ferri particolari con solette particolari; siccome ho deciso di metterlo in pensione, l'ho lasciato scalzo e ho notato che col riposo/l'inattività è migliorato moltissimo, tant'è che -a volte - sembra che sia "guarito", spero che col tempo possa fare - da scalzo - delle tranquille promenades e leggieri exercitii,* per ora, appena forzo un pochino comincia a marchicchiare, dunque, desisto e mi limito ad un leggiero lavoro alle redini lunghe.                                                                       *(Speranza vana, l'episodio in essere risale a qualche anno fa, ora il lallo è latino ma solo perché è ferrato in maniera particolare; scalzo - appena forzavo un pochino -cominciava subito a claudicare. Oggi, data del post, benché a riposo deve esser ferrato davanti.)

    Dunque, ero al passo dietro le chiappe del Caimano, mi son ricordato del linguaggio per i cani da slitta e che per andare a sx si dice giii per andare a dx si dice aaa, dunque, ho comiciato ad usare la voce abbinata all'azione delle mani: gi e aaa...aaa e gi mi son fatto una cinquantina di metri dando una decina di comandi associati, dopo di che, son stato fermo colle mani e ho usato solo gi e aaa - aaa e gi,  il Caimano ha risposto come e meglio di un husky greolandese di vecchia e solida esperienza.

    Selle.

     

    La sella Danloux.

    Una ragassa in ambasce si chiede:

    Qualcuno sa quali innovazioni avesse portato alla sella il generale Danloux, che ha portato il caprillismo in Francia?

    Per capire bisogna sapere come erano fatte le selle inglesi prima dell'avvento di Caprilli:




    Questa è una sella inglesa da parata della metà settecento.

    Queste son selle inglesi dello stesso periodo.

    Sella da caccia dell'ottocento: sembra una moderna sella da dressage.



    Probabilmente già prima di Danloux, i quartieri erano già stati spostati in avanti per assecondare l'assetto caprilliano, Danloux di suo ci mise gli appoggi, le banane, le imbottiture per stabilizzare l'assetto sul s.o. 
    Le primissime selle danloux presentavano delle caratteristiche fenditure anteriori tese ad ottenere maggior aderenza.
    Tutte le selle moderne da salto sono - più o meno - "selle Danloux".
    Questa è una Danloux versione Zaldi:





    ____________________________________________________________________________



    Come si vede sopra, la sella inglese era già ben delineata ai tempi del La Gueriniere, ma in Francia prese a diffondersi ai primi dell'ottocento, ce ne da testimonianza il solito L'Hotte riferendo questo annedotto riguardante il conte d'Aure:
    A Versailles si usavano:
    la sella a piquer, che era stata per molto tempo la sola concessa agli allievi, la sella a demi-piquer, prediletta dal  visconte d'Abzac e  diverse derivazioni di quest’ultima,  fino alla sella piatta detta « à la française ».
    La sella inglese non era usata.

    Ora, un giorno si presentò l’occasione a d’Aure, montando in passeggiata, di provare quella sella con un cavallo dalle andature piuttosto scomode.
    Si trovò del tutto disorientato e la solidità del suo assetto fu compromessa.
    Umiliato, non voleva che in alcun modo un cavaliere di Versailles potesse fare meglio di lui, come era lecito  aspettarsi da un cavallerizzo del suo rango.
    Pertanto si procurò una sella inglese, e, con la sicurezza che gli davano i  suoi potenti mezzi, si diede a montare – con quella sella – i cavalli più scomodi.
    Fu nell’affrontare quelle tante prove, spesso  violente,che si procurò l’ernia inguinale bilaterale che lo afflisse tutta la vita, Il suo valletto fu il primo ad accorgersene, vedendolo uscire dal bagno.
    Da allora in poi la sella inglese - nelle tante versioni - fu la regina delle selle per praticità, semplicità, leggerezza, nello stesso tempo il PSI cominciò a mettere la sua impronta in tutte le razze di cavalli da sella moderne.

    domenica 6 febbraio 2022

    A. Oliveira

     video

    l video lincato è prezioso, il Maestro monta per la prima volta quel lipizzano, lo dovrebbero  studiare fotogramma per fotogramma tutti coloro che - ad minchiam - si proclamano "classici", "leggieri" e "baucheristi".
    Ci sono alcune fasi da guardare e riguardare per cogliere i movimenti delle mani e delle gambe del Maestro, la posizione della testa e dell'incollatura del cavallo e la risposta della groppa del cavallo in relazione agli aiuti del Maestro.
    Mi ero proposto di tagliare il filmato pezzettopezzetto e notare assieme le sottigliezze dell'assetto di Oliveira... ho qualche difficoltà tennica, ma spero di risolvere, per ora aiutiamoci coi fotogrammi.
    Ma non prima di ricordare cosa ha scritto il Maestro a proposito dell'assetto:
    • C'è la tendenza ad abusare della pressione delle gambe, vi darò una spiegazione molto semplice che vi dirà di non farlo più; il lallo - stranamente - respira e se la pressione delle gambe è continua respirerà con difficoltà. Le gambe devono essere scese, vicine al cavallo, ma morbide e ferme, devono toccare rapidamente e lasciare, se necessario toccare di nuovo e lasciare ancora in una frazione di secondo; vedo la maggior parte dei cavalieri, le gambe incollate al cavallo, i talloni sempre bassi in modo impeccabile, gli speroni sempre piazzati troppo alti, ed essi non si rendono conto se toccano o no....  ... altra cosa grave è che il cavaliere non capisce che stringendo le contrae la schiena impedendo così alla cintura di essere sciolta e di agire correttamente
    • ci dice che le mani cominciano dalle spalle e le gambe dalle anche. In estrema sintesi, la cintura (le reni) è il punto di snodo che dona indipendenza agli aiuti diventando esso stesso "aiuto" nella fase più avanzata dell'addestramento riducendo al minimo - a volte escludendo completamente - l'uso delle mani e delle gambe.  Inoltre, sottolinea che le gambe non agiscono mai indietro, il loro spostamento verso il ventre del cavallo è - al massimo - di una decina di cm, cosa che hanno - evidentemente - dimenticato i novelli fautori della ecole francese
    • Le gambe devono essere piazzate in una maniera che oggi, purtroppo, non si insegna più. Infatti, le ginocchia devono essere incollate alla sella. Questo permette di affinare l'azione delle gambe e assicura una corretta posizione della schiena. Per il Maestro l'azione delle gambe è di una importanza pari a quella delle mani.

    Oliveira ha sapientemente preso dalla:
    • "Scuola di Versailles", dunque da La Gueriniere,
    • da Baucher,
    • da Steinbrecht.
    • Ad esempio: quì sotto si sono due fotogrammi, in uno il lallo è al galoppo, nell'altro al passo, ma comunque, Oliveira è sempre tutto all'indietro, perché?
      Siccome il Maestro è impostato alla Gueriniere: gamba ben discesa vicino alle cinghie; porta le spalle indietro, ovvero, si mette il cavallo "davanti le gambe" come dice Baucher.
      Inoltre, e questo si vede nel filmato, è morbidamente incollato alla sella dalla natica al ginocchio, le gambe libere e sciolte come prescrive l'assetto aperto di Steinbrecht.


      Dunque, natiche incollatissime che fanno da solida base e da anello di trasmissione ai movimenti della cintura, cosce e ginocchia aderenti ma non fisse, gamba che cade naturalmente alle cinghie e in grado di agire in tutte le direzioni con l'intensità e la frequenza volute.

      Bene, ora passiamo a guardare il busto, le spalle, la testa e le braccia del grande cavallerizzo, delle mani vedremo poi.
      Ma prima è doveroso accennare al fatto che le chiappe, oltre a parlare al lallo, lo sentono... sentono: rigidità, disarmonia, resistenze e irregolarità, guardate:

    martedì 16 novembre 2021

    La questione.


    Castellammare del Golfo 14 11 2021

    Il prof. Barbero, qualche settimana fa, forse spinto dai suoi studi e dalla conoscenza che ha della Storia, ha posto la questione: Rischio di dire una cosa impopolare, lo so, ma vale la pena chiedersi se non ci siano differenze strutturali tra uomo e donna che rendono a quest'ultima più difficile avere successo in certi campi. È possibile che in media, le donne manchino di quella aggressività, spavalderia e sicurezza di sé che aiutano ad affermarsi?

    Successe l'iradiddio, Barbero – nel nome del politically correct - fu lapidato nelle pubbliche televisioni e nei lieti social minchiarum.

    Ho lasciato passare un cicinin di tempo da quando scoppiò lo “scandalo” provocato dalle su riportate parole, perché quanto scriverò non sia un ulteriore contributo alla contesa “pro-contro Barbero”, ma sia valutato freddamente, si tenga conto dei fatti.

    Vengo al dunque: l'equitazione, è uno dei pochi sport nel quale uomini e donne competono insieme, gli altri due, che io sappia, sono l'automobilismo e il motociclismo.          Il criterio per ammettere queste eccezioni è stato questo: lo sforzo fisico del primate è irrilevante, quello lo fanno l'equino o il mezzo meccanico, dunque i due generi possono gareggiare nelle stesse competizioni .

    Nel motorismo, benché in teoria possibile, nessuna donna ha mai partecipato assiduamente, men che mai primeggiato nelle categorie "regine": la formula uno e la motogp, ma neanche si sono avvicinate in maniera numericamente consistente a questi sport. Quelle poche che, in oltre un secolo, lo hanno fatto, sono state viste come delle curiose eccentriche testimonianze senza alcuna seria velleità di competizione con gli uomini.

    Nell'equitazione, negli sport equestri, è già avvenuto quello che molti auspicano nella società civile e nella politica: le donne competono ad armi pari con gli uomini, hanno le stesse possibilità, rispettano le stesse regole, sottostanno ai stessi metri di giudizio, accedono agli stessi premi.

    Però l'equitazione ha avuto percorso particolare: da sempre, nel maneggio dei cavalli, le donne sono state una piccola ma solida minoranza, situazione che si è ricreata, un centinaio di anni fa, nella nascita degli sport equestri.
    Per ragioni che non è il caso di analizzare in questa circostanza, negli ultimi anni, la presenza delle donne nel mondo equestre occidentale è diventata largamente maggioritaria, predominante: in Italia, le donne iscritte alla corrispondente federazione sportiva sono quasi il 70%, in Francia e Germania sono circa all'80%, in America e in Australia sono ormai al 90% .

    In teoria, se non esistessero “differenze strutturali”, se i due sessi fossero veramente alla pari, avremmo dovuto avere una presenza prevalente femminile in tutte le competizioni equestri e un'alternanza, sia pure irregolare, di vittorie e di piazzamenti tra uomini e donne a livello di eccellenza.

    Invece, alle Olimpiadi - il luogo della tradizione e della massima eccellenza sportiva - da oltre sessant'anni, le donne spadroneggiano nel dressage, mentre, nel salto ostacoli e nel completo, “non hanno quasi mai toccato palla”.

    A vantaggio dei “non addetti ai lavori” spieghiamo sommariamente gli sport equestri olimpici.

    Dicesi dressage : LEGGETEVI VIKI! Sintetizzo: si tratta di abituare delle povere bestie, tramite particolari esercizi, a fare una sorta di balletto, dei movimenti prestabiliti con grazia, tempismo e precisione. Dal 1968 ad oggi solo un atleta maschio ha vinto le Olimpiadi nel dressage individuale: Reiner Klimke. Ma quello che più ci interessa per il nostro argomento è che il dressage è diventato una specialità quasi esclusivamente femminile.
    Guardiamo, i primi 10 posti nel dressage individuale alle olimpiadi di Tokio svoltesi pochi mesi fa: classificate 8 donne e 2 uomini. Gli uomini si piazzano al 6 posto con Edward Gal e al 9 posto con Hans Peter Minderhound. Da notare: Gal si dichiara orgogliosamente omosessuale, Minderhound è il suo lieto compagno.

    Dicesi salto ostacoli: LEGGETEVI VIKI! Aggiungo che a livello olimpico il percorso è composto di una ventina di ostacoli che vanno da un metro e quaranta a un metro e sessanta di altezza e i “larghi” sono larghi ben oltre due metri, appunto; un percorso del genere fa “cagare sotto” solo a passarci dentro a piedi, ad ispezionarlo da terra. Nel salto ostacoli, prima chiamato “concorso ippico”, la partecipazione delle donne si è certamente incrementata ma è rimasta sempre largamente minoritaria. Comunque, da quando esistono i Giochi mai una donna ha vinto le Olimpiadi nel s.o. Individuale.
    Guardiamo, i primi 10 posti nel s.o. individuale alle olimpiadi di Tokio svoltesi pochi mesi fa: si classificano 8 uomini e 2 donne. Le donne si piazzano al 5 posto con Malin Baryard Johnson e al 10 posto con Luciana Diniz. Da notare: Jessica Springsteen (si, la figlia del Boss) manco si è qualificata per la finale, mentre ha conquistato la medaglia d'argento con la squadra degli USA.

    Dicesi: completo di equitazione: LEGGETEVI VIKI! Originariamente era una competizione prettamente militare, era chiamato “military”, appunto, e prevedeva una gara di resistenza davvero massacrante. Guardiamo, i primi 10 posti nel completo individuale alle olimpiadi di Tokio svoltesi pochi mesi fa: classificati 8 uomini e due donne. Le donne si piazzano al primo posto con Julia Krajewski, e al 9 posto con Laura Collett. Da notare: è la prima volta nella storia delle Olimpiadi che una donna vince in questa specialità.

    Preparare un cavallo al dressage di alto livello richiede: pazienza, disciplina, costanza, sensibilità, ragionamento, tatto, rigore, cura... empatia perfino.
    Ma sopratutto, in gara, rischi sono quasi azzerati, i pericoli praticamente inesistenti, per primeggiare valgono sopratutto la concentrazione, l'eleganza e la precisione.

    Nel salto ostacoli, per affrontare i percossi grossi come quello olimpico, a parte la preparazione tecnico atletica del cavallo e del cavaliere, è richiesta aggressività, spavalderia e sicurezza di sé, bisogna gettare il cuore oltre l'ostacolo, appunto.
    Ricordate Graziano Mancinelli, che partendo da fermo, fece entrare ed uscire il suo Ambassador (600 kg di potenza esplosiva ma anche matto come un cavallo) dalla doppia gabbia alle Olimpiadi di Monaco sotto la sferza della sua “terribil voce” OHP !... OHP ? ?
    Ebbe lo stesso coraggio, lo stesso sprezzo del pericolo, la stessa “incoscienza” con la quale Valentino superò Stoner al “cavatappi” di Laguna Seca... ricordate?

    A questo punto sembra evidente che le differenze strutturali esistano, siano chiare, lampanti e prevalgano, ora l'una ora l'altra, a seconda dell'ambiente, a seconda delle condizioni date.
    Ora, qual'è il processo evolutivo e quali sono le ragioni filogenetiche che hanno fissato le differenze strutturali tra uomo e donna ?

    All'età di trent'anni, gli uomini sono quindici volte più soggetti a rischio di avere incidenti delle donne, questo perché i maschi sono portati ad affrontare il rischio in maniera sconsiderata rispetto alle donne.

    Questa caratteristica che spesso mette nei guai noi maschietti, era preziosa quando era necessario andare a caccia di antilopi, cavalli, orsi, mammouth... eh si ! Pare che i nostri antenati cacciassero anche orsi e mammouth... dei tipetti non precisamente facilmente abbordabili, ma una pelle d'orso, ai tempi della grande glaciazione era preziosa, così come la carcassa di un mammuth bastava a placare la fame della intera tribù per settimane, mesi. A fronte di questi vantaggi, c'era la possibilità che qualcuno dei cacciatori venisse ucciso o gravemente ferito, ma l'evoluzione considera i maschi “spendibili” con un saggio “ragionamento”: normalmente le nascite tra maschi e femmine numericamente si equivalgono, ma lo sforzo per la procreazione e l'allevamento è fortemente sbilanciato, massimo nelle femmine minimo nei maschi, dunque la perdita dei maschi può essere facilmente sopportata senza che questa interferisca sul tasso di natalità delle piccole tribù primitive, mentre, se fossero morte delle donne il tasso di natalità sarebbe crollato drasticamente.                                                                                                           Va ricordato che nella preistoria, le popolazioni di ominidi erano numericamente esigue, dunque, un alto tasso di natalità era fondamentale, perciò la femmina era preziosa andava protetta e preservata dai pericoli della caccia, attività che – per le ragioni appena dette – fu riservata ai solo i maschi privilegiando i soggetti più forti, più coraggiosi, più aggressivi.                                                                                      Per contro, le femmine dovettero essere più caute, prudenti e riflessive dovendo gestire – a parte la caccia - quasi tutto delle loro comunità; questa divisione dei ruoli ha portato a radicali differenziazioni tra i due sessi.

    • Morfologiche: in media il corpo di una donna contiene il doppio di grasso di un uomo.
    • Fisiologiche: le donne sono – mediamente – più resistenti al dolore e alle malattie. 
    • Sensoriali: le donne, generalmente, hanno udito, olfatto meglio sviluppati dell'uomo.
    •  Mentali: le donne, come tutti sanno, sono multi tasting, per contro, ci sono molti più inventori tra gli uomini, poche sono le inventrici, infatti, affrontare i rischi, non è questione solo fisica, è anche mentale, per cercare la novità, per innovare, per cambiare bisogna aver coraggio, saper affrontare il pericolo del fallimento... rischiare.

    Ora, stabiliamo che tutti gli animali agiscono seguendo due comportamenti: quello filogenetico che è scritto nel genoma della specie che potremmo definire istintivo e quello ontogenetico che è composto da azioni e tecniche apprese (generalmente per tentativi ed errori) e tramandate culturalmente nell’ambito del proprio gruppo di cospecifici.                                                                                                                 E’ evidente che i comportamenti ontogenetici (appresi) si innestano sopra quelli filogenetici (innati) plasmati dalla selezione naturale. Per fissare i comportamenti istintivi nel genoma delle varie specie ci son voluti centinaia di migliaia se non milioni d’anni, mentre, per l’acquisizione di una nuova cultura e di nuove tecniche bastano poche generazioni. 

    Allora deduciamo che i comportamenti sociali, la “civiltà”, la cultura, si siano radicati su un patrimonio comportamentale genetico ineludibile che ha condizionato pesantemente il pensiero, l'etica, le leggi umane in chiave misogena. Solo da settant'anni le donne – in Itaglia – hanno avuto il diritto al voto, e fino a poco più di 50 anni fa – nel Belpaese - l'adulterio femminile era punito penalmente da leggi di uno stato democratico.

    Addirittura Lorenz individua/teorizza il periodo nel quale si fissarono dei valori che hanno condizionato tutta la storia umana:  è più che probabile che l’intensità distruttiva della pulsione aggressiva, tuttora un male ereditario dell’umanità, sia la conseguenza di un processo di selezione intraspecifica che ha agito sui nostri avi per circa quarantamila anni, ossia per tutto il paleolitico superiore.  Quando l’uomo ebbe conquistato le armi, i vestiti, e un principio di organizzazione sociale, per cui potè superare i pericoli della fame, del freddo, e del venir divorato dai grossi animali feroci, e questi pericoli cessarono di essere i fattori essenziali a determinare la selezione, deve aver avuto inizio una maligna selezione intra-specifica. Il fattore che ora determinava la selezione era ora la guerra con le tribù vicine ostili. Essa deve aver prodotto una estrema fermentazione di tutte le cosiddette “virtù guerriere”, che purtroppo sono ancora oggi per molti uomini gli ideali veramente meritevoli d’essere perseguiti.

    Purtroppo, fino a quando le democrazie occidentali si baseranno sul capitalismo, sul liberismo, sulla concorrenza spietata, sulla competizione senza esclusione di colpi. Fino a quando i regimi totalitari imporranno le loro politiche apertamente maschiliste, fino a quando esisteranno stati con governi teocratici Vaticano in primis, le donne avranno ben poche possibilità di emergere, quelle che ci son riuscite (solo nel mondo occidentale) lo hanno fatto comportandosi come uomini, adottando politiche e atteggiamenti maschili o, per meglio dire, maschilisti.

    Cosa aveva di femminile la politica della Tacher? Ha sistemato l'economia britannica a prezzo di lacrime e sangue, ancor oggi, i minatori del Galles al solo sentirla nominare sputano per terra. E la Merckel? Fino ad ieri si diceva, si dice ancora (per farle un complimento): L'unico politico con le palle in Europa è la signora Merckel!

    Forse le “differenze strutturali  tra uomo e donna che rendono a quest'ultima più difficile avere successo in certi campi”  sono una sola, almeno quella determinante è una sola: l’aggressività, il “cosiddetto male”, secondo la definizione di Lorenz, che ha radici biologiche, genetiche, dunque, cromosomatiche, su queste si spalmano le varie culture, le profonde tradizioni, le filosofie, le leggi, le religioni.

    Lo so, mi son fatto prendere la mano, ho rispolverato i miei vecchi libri e potrei continuare a lungo sui vari aspetti dell’etologia umana concernenti l’aggressività, che, dati alla mano, è stata ed è il motore principale del progresso dei sapiens.

    Ma, agli indubitabili successi, si sono accodati effetti collaterali devastanti sia dal punto di vista individuale che da quello collettivo, quì mi fermo. Le problematiche si ampliano, lascio ai veri studiosi, ai ricercatori, agli specialisti guardare nel "buio abisso", già Lorenz si accorse di quello che maneggiava per questo cita Shiller:

    Giù in fondo però è spaventoso.

    E l'uomo non osi tentare gli dei

    E non aspiri mai e poi mai a vedere

    Ciò che essi coprono di notte e di terrore.

    Ma voglio chiudere alla mia maniera ricordando una mia eroina, altro che Giovanna d’Arco, Madame Curie, Caterina de Medici o Indira Ghandi; sto parlando di Johannes Anglicus un frate che in realtà era una intraprendente signora inglese che, nel Medioevo, riuscì a diventare Papa col nome di Giovanni VIII. Scoperta, fu lietamente lapidata dalla folla inferocita. Questo simpatico incidente rese necessaria una verifica: L'esame avveniva con il nuovo papa assiso su una sedia di porfido rosso, nella cui seduta era presente un foro. I più giovani tra i diaconi presenti avrebbero avuto il compito di tastare sotto la sedia per assicurarsi della presenza degli attributi virili del nuovo Papa, solo quando il manipolatore urlava a gran voce: “TESTICULOS HABET” si procedeva alla consacrazione del Papa eletto.

    Non sappiamo se sta storia sia vera, e se non fosse, la fo passar per vera perché: se nessuna risata ci seppellì allora, possiamo esser sicuri che l’allegra sepoltura non accadrà mai.

    .Bibliografia:                                                                                                                                            

    Il Cosidetto Male - Konrad Lorenz - Garzanti   

    Etologia Umana -  Irenäus Eibl-Eibesfeldt - Bollati Boringhieri    

    Storie Naturali - Danilo Mainardi - Sozogno    

    Gli Animali nella Storia della Civiltà - Morus - Mondadori