Il prof. Barbero, qualche settimana fa, forse spinto dai suoi studi e dalla conoscenza che ha della Storia, ha posto la questione: Rischio di dire una cosa impopolare, lo so, ma vale la pena chiedersi se non ci siano differenze strutturali tra uomo e donna che rendono a quest'ultima più difficile avere successo in certi campi. È possibile che in media, le donne manchino di quella aggressività, spavalderia e sicurezza di sé che aiutano ad affermarsi?
Successe l'iradiddio, Barbero – nel nome del politically correct - fu lapidato nelle pubbliche televisioni e nei lieti social minchiarum.
Ho lasciato passare un cicinin di tempo da quando scoppiò lo “scandalo” provocato dalle su riportate parole, perché quanto scriverò non sia un ulteriore contributo alla contesa “pro-contro Barbero”, ma sia valutato freddamente, si tenga conto dei fatti.
Vengo al dunque: l'equitazione, è uno dei pochi sport nel quale uomini e donne competono insieme, gli altri due, che io sappia, sono l'automobilismo e il motociclismo. Il criterio per ammettere queste eccezioni è stato questo: lo sforzo fisico del primate è irrilevante, quello lo fanno l'equino o il mezzo meccanico, dunque i due generi possono gareggiare nelle stesse competizioni .
Nel motorismo, benché in teoria possibile, nessuna donna ha mai partecipato assiduamente, men che mai primeggiato nelle categorie "regine": la formula uno e la motogp, ma neanche si sono avvicinate in maniera numericamente consistente a questi sport. Quelle poche che, in oltre un secolo, lo hanno fatto, sono state viste come delle curiose eccentriche testimonianze senza alcuna seria velleità di competizione con gli uomini.
Invece, nell'equitazione, negli sport equestri, è già avvenuto quello che molti auspicano nella società civile e nella politica: le donne competono ad armi pari con gli uomini, hanno le stesse possibilità, rispettano le stesse regole, sottostanno ai stessi metri di giudizio, accedono agli stessi premi.
Però l'equitazione ha avuto percorso particolare: da sempre, nel maneggio dei cavalli, le donne sono state una piccola ma solida minoranza, situazione che si è ricreata, un centinaio di anni fa, nella nascita degli sport equestri.
Per ragioni che non è il caso di analizzare in questa circostanza, negli ultimi anni, la presenza delle donne nel mondo equestre occidentale è diventata largamente maggioritaria, predominante: in Italia, le donne iscritte alla corrispondente federazione sportiva sono quasi il 70%, in Francia e Germania sono circa all'80%, in America e in Australia sono ormai al 90% .
In teoria, se non esistessero “differenze strutturali”, se i due sessi fossero veramente alla pari, avremmo dovuto avere una presenza prevalente femminile in tutte le competizioni equestri e un'alternanza, sia pure irregolare, di vittorie e di piazzamenti tra uomini e donne a livello di eccellenza.
Invece, alle Olimpiadi - il luogo della tradizione e della massima eccellenza sportiva - da oltre sessant'anni, le donne spadroneggiano nel dressage, mentre, nel salto ostacoli e nel completo, “non hanno quasi mai toccato palla”.
A vantaggio dei “non addetti ai lavori” spieghiamo sommariamente gli sport equestri olimpici.
Dicesi dressage: Sintetizzo: si tratta di abituare delle povere bestie, tramite particolari esercizi, a fare una sorta di balletto, dei movimenti prestabiliti con grazia, tempismo e precisione. Dal 1968 ad oggi solo un atleta maschio ha vinto le Olimpiadi nel dressage individuale: Reiner Klimke. Ma quello che più ci interessa per il nostro argomento è che il dressage è diventato una specialità quasi esclusivamente femminile.
Guardiamo, i primi 10 posti nel dressage individuale alle olimpiadi di Tokio svoltesi pochi mesi fa: classificate 8 donne e 2 uomini. Gli uomini si piazzano al 6 posto con Edward Gal e al 9 posto con Hans Peter Minderhound. Da notare: Gal si dichiara orgogliosamente omosessuale, Minderhound è il suo lieto compagno.
Dicesi salto ostacoli: a livello olimpico il percorso è composto di una ventina di ostacoli che vanno da un metro e quaranta a un metro e sessanta di altezza e i “larghi” sono larghi ben oltre due metri, appunto; un percorso del genere fa “cagare sotto” solo a passarci dentro a piedi, ad ispezionarlo da terra. Nel salto ostacoli, prima chiamato “concorso ippico”, la partecipazione delle donne si è certamente incrementata ma è rimasta sempre largamente minoritaria. Comunque, da quando esistono i Giochi mai una donna ha vinto le Olimpiadi nel s.o. Individuale.
Guardiamo, i primi 10 posti nel s.o. individuale alle olimpiadi di Tokio svoltesi pochi mesi fa: si classificano 8 uomini e 2 donne. Le donne si piazzano al 5 posto con Malin Baryard Johnson e al 10 posto con Luciana Diniz. Da notare: Jessica Springsteen (si, la figlia del Boss) manco si è qualificata per la finale, mentre ha conquistato la medaglia d'argento con la squadra degli USA.
Dicesi completo di equitazione: Originariamente era una competizione prettamente militare, era chiamato “military”, appunto, e prevedeva una gara di resistenza davvero massacrante. Oggi consiste in re prove: dressage a livello basso, un cross country, e una prova di s.o. con ostacoli alti al massimo 125 cm. Guardiamo, i primi 10 posti nel completo individuale alle olimpiadi di Tokio svoltesi pochi mesi fa: classificati 8 uomini e due donne. Le donne si piazzano al primo posto con Julia Krajewski, e al 9 posto con Laura Collett. Da notare: è la prima volta nella storia delle Olimpiadi che una donna vince in questa specialità.
Preparare un cavallo al dressage di alto livello richiede: pazienza, disciplina, costanza, sensibilità, ragionamento, tatto, rigore, cura... empatia perfino.
Ma sopratutto, in gara, rischi sono quasi azzerati, i pericoli praticamente inesistenti, per primeggiare valgono sopratutto la concentrazione, l'eleganza e la precisione.
Nel salto ostacoli, per affrontare i percossi grossi come quello olimpico, a parte la preparazione tecnico atletica del cavallo e del cavaliere, è richiesta aggressività, spavalderia e sicurezza di sé, bisogna gettare il cuore oltre l'ostacolo, appunto.
Ricordate Graziano Mancinelli, che partendo da fermo, fece entrare ed uscire il suo Ambassador (600 kg di potenza esplosiva ma anche matto come un cavallo) dalla doppia gabbia alle Olimpiadi di Monaco sotto la sferza della sua “terribil voce” OHP !... OHP ? ?
Ebbe lo stesso coraggio, lo stesso sprezzo del pericolo, la stessa “incoscienza” con la quale Valentino superò Stoner al “cavatappi” di Laguna Seca... ricordate?
A questo punto sembra evidente che le differenze strutturali esistano, siano chiare, lampanti e prevalgano, ora l'una ora l'altra, a seconda dell'ambiente, a seconda delle condizioni date, a seconda della disciplina.
Questa caratteristica che spesso mette nei guai noi maschietti, era preziosa quando era necessario andare a caccia di antilopi, cavalli, orsi, mammouth... eh si ! Pare che i nostri antenati cacciassero anche orsi e mammouth... dei tipetti non precisamente abbordabili, ma una pelle d'orso, ai tempi della grande glaciazione era preziosa, così come la carcassa di un mammuth che bastava a placare la fame della intera tribù per settimane, mesi. A fronte di questi vantaggi, c'era la possibilità che qualcuno dei cacciatori venisse ucciso o gravemente ferito, ma l'evoluzione considera i maschi “spendibili” con un saggio “ragionamento”: normalmente le nascite tra maschi e femmine numericamente si equivalgono, ma lo sforzo per la procreazione e l'allevamento è fortemente sbilanciato, massimo nelle femmine minimo nei maschi, dunque la perdita dei maschi può essere facilmente sopportata senza che questa interferisca sul tasso di natalità delle piccole tribù primitive, mentre, se fossero morte delle donne il tasso di natalità sarebbe crollato drasticamente. Va ricordato che nella preistoria, le popolazioni di ominidi erano numericamente esigue, dunque, un alto tasso di natalità era fondamentale, perciò la femmina era preziosa andava protetta e preservata dai pericoli della caccia, attività che – per le ragioni appena dette – fu riservata ai solo i maschi privilegiando i soggetti più forti, più coraggiosi, più aggressivi. Per contro, le femmine dovettero essere più caute, prudenti e riflessive dovendo gestire – a parte la caccia - quasi tutto delle loro comunità; questa divisione dei ruoli ha portato a radicali differenziazioni tra i due sessi.
- Morfologiche: in media il corpo di una donna contiene il doppio di grasso di un uomo.
- Fisiologiche: le donne sono – mediamente – più resistenti al dolore e alle malattie.
- Sensoriali: le donne, generalmente, hanno udito, olfatto meglio sviluppati dell'uomo.
- Mentali: le donne, come tutti sanno, sono multi tasting, per contro, ci sono molti più inventori tra gli uomini, poche sono le inventrici, infatti, affrontare i rischi, non è questione solo fisica, è anche mentale, per cercare la novità, per innovare, per cambiare bisogna aver coraggio, saper affrontare il pericolo del fallimento... rischiare.
Ora, stabiliamo che tutti gli animali agiscono seguendo due comportamenti: quello filogenetico che è scritto nel genoma della specie che potremmo definire istintivo e quello ontogenetico che è composto da azioni e tecniche apprese (generalmente per tentativi ed errori) e tramandate culturalmente nell’ambito del proprio gruppo di cospecifici. E’ evidente che i comportamenti ontogenetici (appresi) si innestano sopra quelli filogenetici (innati) plasmati dalla selezione naturale. Per fissare i comportamenti istintivi nel genoma delle varie specie ci son voluti centinaia di migliaia se non milioni d’anni, mentre, per l’acquisizione di una nuova cultura e di nuove tecniche bastano poche generazioni.
Allora deduciamo che i comportamenti sociali, la “civiltà”, la cultura, si siano radicati su un patrimonio comportamentale genetico ineludibile che ha condizionato pesantemente il pensiero, l'etica, le leggi umane in chiave misogena. Solo da settant'anni le donne – in Itaglia – hanno avuto il diritto al voto, e fino a poco più di 50 anni fa – nel Belpaese - l'adulterio femminile era punito penalmente da leggi di uno stato democratico.
Addirittura Lorenz individua/teorizza il periodo nel quale si fissarono dei valori che hanno condizionato tutta la storia umana: è più che probabile che l’intensità distruttiva della pulsione aggressiva, tuttora un male ereditario dell’umanità, sia la conseguenza di un processo di selezione intraspecifica che ha agito sui nostri avi per circa quarantamila anni, ossia per tutto il paleolitico superiore. Quando l’uomo ebbe conquistato le armi, i vestiti, e un principio di organizzazione sociale, per cui potè superare i pericoli della fame, del freddo, e del venir divorato dai grossi animali feroci, e questi pericoli cessarono di essere i fattori essenziali a determinare la selezione, deve aver avuto inizio una maligna selezione intra-specifica. Il fattore che ora determinava la selezione era ora la guerra con le tribù vicine ostili. Essa deve aver prodotto una estrema fermentazione di tutte le cosiddette “virtù guerriere”, che purtroppo sono ancora oggi per molti uomini gli ideali veramente meritevoli d’essere perseguiti.
Purtroppo, fino a quando le democrazie occidentali si baseranno sul capitalismo, sul liberismo, sulla concorrenza spietata, sulla competizione senza esclusione di colpi. Fino a quando i regimi totalitari imporranno le loro politiche apertamente maschiliste, fino a quando esisteranno stati con governi teocratici Vaticano in primis, le donne avranno ben poche possibilità di emergere, quelle che ci son riuscite (quasi tutte nel mondo occidentale) lo hanno fatto comportandosi come uomini, adottando politiche e atteggiamenti maschili o, per meglio dire, maschilisti.
Cosa aveva di femminile la politica della Tacher? Ha sistemato l'economia britannica a prezzo di lacrime e sangue, ancor oggi, i minatori del Galles al solo sentirla nominare sputano per terra. E la Merckel? Fino ad ieri si diceva, si dice ancora (per farle un complimento): L'unico politico con le palle in Europa è la signora Merckel!
Forse le “differenze strutturali tra uomo e donna che rendono a quest'ultima più difficile avere successo in certi campi” sono una sola, almeno quella determinante è una sola: l’aggressività, il “cosiddetto male”, secondo la definizione di Lorenz, che ha radici biologiche, genetiche, dunque, cromosomatiche, su queste si spalmano le varie culture, le profonde tradizioni, le filosofie, le leggi, le religioni tutte patriarcali. La società umana basata sui valori femminili è impossibile, questo non vuol dire che le donne non possano prendere il potere, lo hanno già fatto e lo faranno ancora, ma dovranno farlo imponendosi con comportamenti maschilisti, dovranno essere più realiste del re.
Cioè più fetenti e infami degli uomini, oltre le già citate Thacher e Merkel, ricordate Golda Meier? Fu lei (ebrea) a stabilire che non sarebbero più stati accolti in Israele, gli ebrei vecchi o malati provenienti dall'est europeo.E che dire di Indira Ghandi?
Scatenò una violentissima e sanguinosa repressione contro l'etnia sikh, oltre a massacrare migliaia di persone, fece distruggere il loro Tempio Maggiore che è come radere al suolo San Pietro per i cattolici o buttar giù a cannonate il muro del pianto per gli ebrei, ragion per cui fu fu assassinata da due delle sue guardie del corpo che le scaricarono addosso almeno una trentina di pallottole da distanza ravvicinata.
Lo so, mi son fatto prendere la mano, ho rispolverato i miei vecchi libri e potrei continuare a lungo sui vari aspetti dell’etologia umana concernenti l’aggressività, che, dati alla mano, è stata ed è il motore principale del progresso dei sapiens.
Ma, agli indubitabili successi, si sono accodati effetti collaterali devastanti sia dal punto di vista individuale che da quello collettivo, quì mi fermo. Le problematiche si ampliano, lascio ai veri studiosi, ai ricercatori, agli specialisti guardare nel "buio abisso", già Lorenz si accorse di quello che maneggiava per questo cita Shiller:
Giù in fondo però è spaventoso
E L'uomo non osi tentare gli dei
E non aspiri mai e poi mai a vedere
Ciò che essi coprono di notte e di terrore.
Ma voglio chiudere alla mia maniera ricordando una mia eroina, altro che Giovanna d’Arco, Madame Curie, Caterina de Medici o Indira Ghandi; sto parlando di Johannes Anglicus un frate che in realtà era una intraprendente signora inglese che, nel Medioevo, riuscì a diventare Papa col nome di Giovanni VIII. Scoperta, fu lietamente lapidata dalla folla inferocita. Questo simpatico incidente rese necessaria una verifica: L'esame avveniva con il nuovo papa assiso su una sedia di porfido rosso, nella cui seduta era presente un foro. I più giovani tra i diaconi presenti avrebbero avuto il compito di tastare sotto la sedia per assicurarsi della presenza degli attributi virili del nuovo Papa, solo quando il manipolatore urlava a gran voce: “TESTICULOS HABET” si procedeva alla consacrazione del Papa eletto.
Non sappiamo se sta storia sia vera, e se non fosse, la fo passar per vera perché: se nessuna risata ci seppellì allora, possiamo esser sicuri che l’allegra sepoltura non accadrà mai.
.Bibliografia:
Il Cosidetto Male - Konrad Lorenz - Garzanti
Etologia Umana - Irenäus Eibl-Eibesfeldt - Bollati Boringhieri
Storie Naturali - Danilo Mainardi - Sozogno
Gli Animali nella Storia della Civiltà - Morus - Mondadori
Etologia - John Alcock - Zanichelli
L'Animale Donna - Desmond Morris - Mondadori
Etologia della Vita Quotidiana - Giorgio Celli - Minima
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