Da sempre si è emigrato da queste lande amare: Germania, Svizzera, Inghilterra...col tempo si è consolidata una importante comunità montevaghese in Venezuela, tant'è che - nella ricostruzione - si è intitolata una piazza alla nazione sud americana con tanto di busto commemorativo a Simon Bolivar.

Il prof. Barrile, montevaghese e mio antico compagno di zingarate a cavallo, qualche tempo fa, è stato a trovare un suo parente che ha fatto fortuna in quella nazione e ha soggiornato un paio di mesi nella sua fazenda.
Una sera, dopo una cena tra amici, ci trovammo a parlare di quella sua vacanza, sollecitato il prof - ormai in pensione - volentieri si lasciò andare alla chiacchiera dato che è un salace oratore e in quella circostanza il vino aveva sciolto la lingua un po a tutti.
Tenete presente che, la fattoria dei parenti, consisteva in alcune migliaia di ettari di pascolo e di foreste, parte di proprietà, parte in concessione governativa dove venivano allevati bovini e cavalli; c'era incorporato un paesino con posta, spaccio e scuola elementare per i dipendenti dell'azienda, ogni tanto passa una corriera che lo collega ad un grosso centro vicino, vicino si fa per dire, saranno stati un centinaio di chilometri, ricordo che disse che - i proprietari e dirigenti dell'azienda - avevano un piccolo aereo per gli spostamenti, e proprio nel periodo della visita di Barrile, si stava trattando l'acquisto di un elicottero.
Il Prof. ci propinò una marea di aneddoti e curiosità su quella sua vacanza esotica, appena ambientato, il Prof. - per girare nella fazenda - fu fornito di. una Jeep e di un accompagnatore, il nostro amico - all'inizio - si bardò come un novello Indiana Jones...cappellaccio, stivali, sahariana...gli mancava solo la frusta, al contrario, il suo accompagnatore - un ragazzotto di 15/16 anni - andava con gli infradito di plastica, calzoncini e maglietta jloveNY; il compito principale del ragazzo era di proteggere il Prof. dai serpenti, pare che - da quelle parti - ce ne siano a bizzeffe, alcuni pericolosi, molti innocui, altri letali.

Tutti vanno a cavallo, e il cavallo è il principale mezzo di lavoro dei gauchos dell'azienda, queste persone fanno una vita davvero dura, ma si accontentano di poco, quello che però non bisogna mai far loro mancare sono: sigari (di pessima qualità) e una bevanda alcolica locale della quale non ricordo il nome.
A quel tempo facevo ricerche sulla barefutterìa, dunque feci delle domande specifiche al Prof.: non gli risultava che i cavalli venissero ferrati nè pareggiati in alcun modo, avevano piedi "sfrangiati" ma andavano come treni, erano tenuti in "piccoli" recinti; due tre ettari, dove stavano al pascolo...la mattina all'alba, si andava a prendere quelli che servivano, e si tornava al tramonto o magari si tornava dopo due o tre giorni, c'erano dei ricoveri sparsi in giro e i gauchos - se necessario - dormivano dove gli capitava, i lalli non venivano mai strigliati, erano - a detta del Prof. che fece varie escursioni con loro - docili, quasi apatici.
Quelli erano cavalli da lavoro, evidentemente, erano usati a rotazione, ma il Prof. non si applicò più di tanto in quelle problematiche, dunque, le sue risposte non furono categoriche e precise riguardo le loro condizioni di utilizzo, ricordava che erano cavallini piuttosto piccoli e - chissà perché - tutti sauri, mentre gli altri cavalli da allevamento (macello) avevano mantelli i più disparati; i bovini erano la produzione principale dell'azienda, altra cosa che gli rimase impressa fu il barbecue che organizzarono per la sua partenza, pare che misero allo spiedo un vitello intero...

