Era l'afosissimo pomeriggio del 27 Agosto del 1997.
Questo pino, il pino Martorana l'avevo visto piantare - tenero virgulto - 5/6 anni prima da Saro Martorana, appunto.
Già tirava con forza verso il cielo e il tronco - per la sua larghezza - a stento accolse il ferro da cavallo che crudelmente - con due chiodi - gli infissi nella corteccia.
L'avevo fatto dando le martellate quasi a casaccio, gli occhi pieni di lacrime: la fossa - sotto i miei piedi - era stata appena richiusa dal caterpillar; dentro c'era Fiorello: mi era morto tra le braccia qualche ora prima.
Col tempo l'albero ha abbracciato, ha afferrato con forza quel ferro d'alluminio, lo ha stretto nelle sue spire come se fosse un rettile preistorico, se ne è appropriato se lo sta divorando, se lo sta ingoiando a poco a poco.
Così, prima che sparisca del tutto, ieri ho voluto fotografare il pezzetto di rébbio che ancora si vede, che fuoriesce dal tronco.
Molti, passando sotto quell'albero ne ammirano la bellezza e la forza vitale, pochi sanno che parte di quella bellezza e di quella forza son state prese dal mio cavallo che si è trasformato in solido tronco e in flessibilissimi rami e corre ancora nell'irruente linfa di quell'albero... almeno così mi piace pensare.