Come tutte le fedi, la barefutteria ha bisogno di un dogma: - "il lallo scalzo fa tutto ciò che può fare un lallo ferrato" e di un "nemico" per rappresentare il proprio primato e - dunque - si contrappone al "male assoluto" che è stato individuato nella mascalcia.
Il che è sbagliato !
Perché, non tutti i lalli possono andar scalzi; nessun lallo può andare incondizionatamente scalzo; infine il lavoro provoca danni/usura/patologie/traumi e microtraumi indipendentemente che il lallo sia ferrato o scalzo.
Mi scompiscio dalle risate quando sento pontificare il bravo barefutto sui due millimetri in più o in meno da lasciare o da togliere alla muraglia per fare un lavoro perfetto.
Io pareggiavo il mio lallo con la smerigliatrice, una volta per sperimentare, gli accorciai l'unghio ai 4 piedi dando delle "tenagliate" più o meno a casaccio, bene, dopo pochi giorni di lavoro, i piedi ripresero un aspetto del tutto regolare, perché, per normali motivi fisiologici, l'unghia - che lavora - si consuma dove sporge e viene sollecitata a crescere più in fretta là dove manca.
Un'altra volta, stavo male, e il mio socio: il rag Gulotta volle pareggiare Oddo malgrado io cercassi di dissuaderlo, chiamò un operaio a tenergli i piedi e si mise a pareggiare.
Con la tenaglia, ha tagliato l'unghio in eccesso seguendo indicazioni della suola, ha pulito il fettone con la sgorbia, ha dato una bella raspatina per arrotondare la muraglia e voilà il pareggio fu fatto.
Domanda: - cosa avrebbe fatto di più un barefutto professionista ??
Quando eravamo bambini, d'estate si andava a bottega: - le femminucce dalla sarta, dalla parrucchiera, dalla ricamatrice; i maschietti dal barbiere, dal sarto, dal meccanico, dal calzolaio ecc. il rag. Gulotta - figlio di carrettiere - andò dal maniscalco, di certo non diventò un artigiano finito ma è tuttora in grado di ferrare in caso di necessità, è stato un bravo cavaliere da s.o. rigidamente di scuola militare.
Per lui i cavalli vanno ferrati: punto!
Considera una mia "stranezza" il fatto che lasci il mio lallo scalzo e inorridisce quando - di tanto in tanto - uso la smerigliatrice per pareggiare; una volta gli ho parlato del movimento barefutto... mi ha guardato con la commiserazione con la quale si guardano i matti.
Sapete cosa ha fatto - contro i suoi principi - quel maturo signore ??
In estrema sintesi, ha usato la logica e il cervello e con un minimo di manualità, supportato da una certa esperienza, così ha barefuttato il mio lallo.
Che il pareggio sia fatto da Strasser, da Jackson, da Ramey o dal rag. Gulotta ha nessuna importanza, l'importante è che il lallo barefutto abbia una suola spessa, dura e concava, che stia sul duro e all'asciutto e che lavori (si fa per dire) abbastanza, in questo caso andrà "latino", se invece ha i "piedi dolci" avrà bisogno di ferri, di scarpette, di protezioni come è dimostrato da Xenophon in poi.
Dunque, quando vedo fare dotte diagnosi su foto di piedi più o meno barefuttati, mi "ariscompiscio" dal ridere, per giudicare un piede bisogna toccarlo, bisogna vedere il lallo in movimento su vari fondi, sentire il suono che fanno gli zoccoli sul selciato... tutto ciò tenendo conto della stagione, vale a dire dell'umidità dell'ambiente.
Leggete questa bellissima intervista fatta da Paola Giacomini al M/llo Blasio riguardo la barefutterìa, parole assolutamente condivisibili se non fosse per il fatto che Cesare andava da Roma alle Gallie in groppa al suo pluridigitigrado destiero scalzo, e che Alessandro fece fare una bella scarpinata al suo Bucefalo - anch'esso scalzo - dal Peloponneso alle Indie, per contro sappiamo che lo stesso Alessandro dovette abbandonare sui sentieri dell'Arcadia centinaia di muli e lalli perché "non avevano più piede", e che - secondo Plinio il Vecchio - "a causa delle continue scorribande, su terreni duri, i lalli, si azzopparono"; per contro, Gato e Mancha i due lalli Tschifelly, si fecero 16.000 km in tre anni andando scalzi * da Buenos Aires a New York il che ci pone delle domande, le risposte sono facili...quelle mie le leggerete nella prossima puntata barefutta.
* QUANTO AFFERMATO SOPRA E' FALSO, IL VIAGGIO FU FATTO COI CAVALLI FERRATI.
( vedi Vittorio Ferro nella sua traduzione del libro di Tschifellly)
