La cavallaccia che vedete si chiamava Foresta, la acquistò - puledra - per poche lire una persona di Montevago da un contadino di Camporeale, che a sua volta l'aveva comprata da poco da un allevatore che stava nei suoi paraggi.
Foresta, non ne voleva sapere di stare in quel nuovo posto, ogni volta che poteva scappava e ritornava dalla sua sua mamma, per farlo, saltava recinti e steccati e rompeva capezze con grande disappunto del nuovo proprietario che - santiando madonne e santi - era costretto a fare una decina di chilometri per andare a riprenderla e riportarla a casa arrenata alla sua vecchia R.4. il Nostro più alzava i recinti e quella più alto saltava, quindi fu ben felice - all'occasione - di liberarsene cedendola a Lillo.
A quel tempo eravamo una comitiva che faceva sopratutto escursioni cavallo e - per divertimento - gimkane e pseudo cross-country; Foresta - malgrado fosse di modello assai ordinario - si dimostrò subito generosissima: volava, poi una terribile diagnosi: tetano !
Sto parlando di trent'anni fa, trovare il siero era cosa difficile/impossibile da quelle parti, la cavalla era spacciata, fu la prima e unica volta che ho visto un cavallo in preda ai sintomi del tetano: impressionante, davvero impressionante, si stava valutando l'eutanasia.
Colpo di culo: un paesano montevaghese, residente in Francia, in vacanza nel paese natio in quel periodo, con un paio di telefonate fece arrivare le dosi di siero necessarie per via aerea in 24 ore.
Ricordo ancora: si chiamava Costantin, gestiva i servizi di un centro ippico molto importante nei pressi di Aix en Provence, dunque, aveva giornaliera consuetudine con i veterinari del maneggio.
Come che sia, la cavalla guarì, fatto quasi miracoloso, sarebbe il caso di dire: rinacque, perché allora non c'era alternativa: col tetano si moriva.
Vista la sua attitudine a saltare, cominciò a fare anche dei socialini, e ricordo che i ragazzi fuori gara - per spasso - alzavano le barriere di un ostacolo e lei saltava, magari sbagliava - perché condotta male - ma mai la vidi fare, un rifiuto o uno scarto.
Un giorno, capitò dalle nostre parti un parente di Mimiddu Ignoffo, mio ottimo amico e grande uomo di cavalli figlio di zu Girolamo: vecchio carrettiere ma con lo charme e l'eleganza di un nobilhuomo ottocentesco.
Il parente di Mimiddu era nel giro grosso del salto ostacoli e aveva un figlio adolescente che faceva s.o. già a buoni livelli, vide saltare la cavalla e disse: è in vendita ? Se si, mi piacerebbe comprarla.
Mimiddu rispose: posso chiedere il proprietario è un mio figlioccio: andiamo.
Lillo non aveva nessuna intenzione di vendere la cavalla, inoltre, suo figlio Francesco si era veramente affezionato alla giumenta, alla domanda rispose: ci vogliono 10 milioni, era certo che la richiesta fosse al di fuori del mercato, la giumenta poteva valere al massimo due milioni, tra l'altro era senza documenti.
Il parente disse: ci penserò.
Rimasto solo con Mimiddu, disse: gliela pago 9 milioni...
E quì ci vuole una spiegazione, perché non tutti conoscono il galateo dei cavallari.
Se si va direttamente a trattare l'acquisto di un soggetto, il venditore dice la cifra che vuole e può mantenerla solo per sfizio, può rifiutare qualunque richiesta di ribasso anche minimo, è leggittimo; ma se c'è un intermediario di mezzo, rispettato da entrambe le parti, è normale che la trattativa debba concludersi con un aggiustamento anche simbolico, altrimenti, mantenere il punto di fronte ad un ragionevole ribasso sarebbe un vera e propria offesa nei riguardi dell'intermediario.
Dunque, la cavalla, fu venduta ad una cifra mai pagata in quella zona: 9 milioni, ma l'affare lo fece il compratore che, le cambiò nome, le mise a posto i documenti e se la portò prima a Palermo poi a Roma.
Aveva visto giusto, una cavalla simile: competitiva in campo nazionale sugli ostacoli grossi - come in seguito si dimostrò - valeva almeno il doppio di quanto enormemente pagato, questo per dire che a volte basta avere occhio, perché la classe, il talento - negli uomini come nei cavalli - non si fabbrica in serie.
Halla, Jappeloup, Merano, Posillipo, Ursus del lasco, Ambassador erano cavalli al di fuori dai canoni classici dei cosidetti saltatori selezionati, eppure raggiunsero alti/altissimi livelli perché ebbero e fecero la fortuna di veri uomini di cavalli che li capirono e - come si dice - li interpretarono al meglio.
