"Nessun cavallo ci obbedirà per compiacerci, tanto meno per senso del dovere, lo farà unicamente pe

"Nessun cavallo ci obbedirà per compiacerci, tanto meno per senso del dovere, lo farà unicamente per evitare il dolore, rispondendo ai segnali che precedono l'uso di strumenti che possono provocarlo e che all'occorrenza lo produrrebbero fino a costringerlo all'obbedienza.. ."

sabato 28 gennaio 2012

Baitles: il "benevolo" abbraccio.




Siamo nel terzo millennio, nel ventunesimo secolo... ma ne siete sicuri?

Secondo il nostro calendario questo è l'anno di gratia 2020, ma le foto del collage sopra, ci portano alla lontana preistoria, al medioevo, al XVI secolo e agli anni 50 del s.s.; il tempo, in altre parti del mondo, si è fermato o scorre con un'altra velocità. 

Nel lontano 1955 avevo 10 anni, al "mio" paese c'erano:

  • forse circa 7000 abitanti, 
  • forse 4000 equini, la maggior parte muli, 
  • forse un centinaio di buoi e qualche vacca da lavoro, 
  • forse qualche decina di camion, 
  • forse un paio di centinaia di automobili,
  • dalla piazza, un pulman partiva la mattina presto per Napoli sostando in una decina di paesi e la sera ritornava,
  • la stazione della rete ferroviaria locale si trovava in un paesone a 6/7 km di distanza.
Ho reiterato fino alla nausea i "forse" per sottolineare che non offro dati scientifici ma numeri unicamente basati sulla mia percezione di quella realtà, ricostruita con i miei ricordi di bambino, ma credo che siano molto vicini al vero.
Inoltre, mio nonno, che aveva fatto il carrettiere per una vita, aveva due muli per i lavori in campagna e un cavallino per il calesse, naturalmente, avevamo un maiale e tutti gli animali di bassa corte, poco lontano c'era una stalla con una decina di mucche e vitelli.
Certo, c'era stato il fascismo, la guerra, la liberazione... stava per arrivare il "boom economico", ma noi bimbi giocavamo ancora sulle macerie, mia madre mi diceva di non toccare mai oggetti metallici trovati in campagna.
Malgrado tutto ciò, sono convinto di aver vissuto la mia infanzia e parte della mia prima adolescenza nel IXX secolo... sopratutto per il rapporto che si aveva con gli animali.
Questo rapporto, instaurato millenni fa, è stato stravolto dalla nascita degli allevamenti intensivi, fatto che risale agli inizi del XX secolo, e, come ho appena accennato, questo fenomeno non riguardava ancora il sud Italia degli anni 50/60 del s.s.  
Ovviamente gli equini, i cani e i gatti avevano, allora come oggi, un nome; ma anche le vacche e il "maiale di famiglia" lo avevano, così pure alcune galline e alcuni conigli un pò particolari o per il carattere o per la livrea.
La distinzione: animale da reddito - animale d'affezione non era così ben marcata, la convivenza, lo stretto contatto, il patto uomo animali, o meglio uomo altri animali era solido, era rispettato... il rispetto c'era.
Da quando l'allevamento di animali si è industrializzato il patto si è rotto,
l'industria  della carne si misura in tonnellate annue di produzione, così come quella del latte e delle uova si misurano in milioni di litri e milioni di galline in produzione; stendiamo un velo pietoso sul contributo degli animali nell'industria farmaceutica, nella produzione di pelli, pellicce, piumino, ecc. 
In nome della produzione, della razionalizzazione, del profitto, gli animali da soggetti/da persone son diventati oggetti.
Per contro, son nate associazioni animaliste che si sono impegnate a difendere il benessere animale supportate da teorie sviluppate da insigni studiosi come:
  • la bioetica,
  • l'etologia applicata,
  • la zooantropologia,
  • il Posthuman, da cui:
  • il veganesimo,
  • il crudismo, 
  • l'ayuverdismo, 
  • il vegetarianismo... 
Posizioni sostenute da persone - spesso -  in ottima fede, ma alcune sono sicuramente utopiche e, a volte, controproducenti.
Per solidificare questi atteggiamenti, e per contrastare il bieco sfruttamento, gli animali da compagnia sono stati quasi equiparati agli esseri umani e alcuni animali da reddito son stati "promossi" animali d'affezione o - come è di moda dire - da relazione.
Per lo vero, si può instaurare una "relazione" con quasi tutti gli animali... pantere e jene perfino, a condizione che la "relazione" cominci quando queste belve sono ancora in età prepuberale.


Ovviamente, le relazioni rimangono strettamente personali/strettamente famigliari; quell'orso polare che si sbaciucchia il suo padroncino non esiterebbe un attimo a sbranare qualsiasi altro essere vivente a portata di zanne, la jena quà sotto al guinzaglio, con un sol morso, vi stacca un braccio... avete notato la catenella? Dunque, meglio non tentare di accarezzarla come fosse un  setter qualsiasi, .


Come che sia, Perché questo pippone?





"Nessun cavallo ci obbedirà per compiacerci, tanto meno per senso del dovere, lo farà unicamente per evitare il dolore, rispondendo ai segnali che precedono l'uso di strumenti che possono provocarlo e che - all'occorrenza - lo produrrebbero fino a costringerlo all'obbedienza."
General L'Hotte: uno dei più grandi cavallerizzi di tutti i tempi.



"...per completare il discorso, ma sopratutto per cercar d'essere obiettivi e intellettualmente onesti;  bisogna affrontare un argomento del quale non si parla e che viene deliberatamente ignorato come se fosse un tabù vergognoso (il che in effetti potrebbe esser vero).
Il cavaliere non può contrastare la forza del cavallo con i suoi soli mezzi per la semplice ragione che questo non gli è possibile.
Si potrebbe avere un confronto leale solo se le redini fossero fissate alla testa del cavallo tramite una capezza morbida e confortevole aggiustata in maniera tale che il lallo possa tirare agevolmente dalla sua parte come il cavaliere può fare dalla sua.
In questo caso, tutte le belle teorie equestri sarebbero semplicemente ridicole perché i procedimenti per metterli in atto sarebbero assolutamente impossibili.
L'uomo è sempre stato consapevole di questa sproporzione tra le sue forze e quelle dell'animale che pretendeva di domare, e, come accade sempre in casi del genere, per averne ragione ha dovuto ricorrere al dolore.
Non c'era altra scelta !
Tutte le imboccature, i capezzoni, le corde da strangolo, gli hackmore, ecc. ecc. non ebbero e non hanno altro scopo... non produssero e non producono altro effetto.
L'uso di tutti questi strumenti non ha e non può avere efficacia che nella misura in cui produce dolore.
"

Jean Saint-Fort Paillard: cavaliere di livello internazionale e scrittore.


"il tenero abbraccio"



" L'azione di questa testiera differisce radicalmente da quella di tutte le altre testiere senza morso (hackmore, bosal ecc.).
Per mezzo di un semplice, ma intelligente, sistema di doppio anello, uno sopra la nuca e uno sul naso, la testiera fa presa sull'intera testa.
Si può immaginare che fornisca al cavaliere la possibilità di un benevolo abbraccio alla testa del cavallo (vedi le illustrazioni sottostanti)...."
Dottor Cook : - inventore della b.b.
Lo strumento inventato dall'uomo per controllare i lalli era chiamato "freno" da cui "cavallo sfrenato": - che non sente il morso, che è senza imboccatura, senza capezza, appunto.
Un grande cavallerizzo del rinascimento: - Ferraro Pirro Antonio - "nobilhuomo napolitano", scrisse un trattato sui morsi, briglie, capezzoni e museruole chiamandolo: - "Il Cavallo Frenato", appunto.
La fantasia umana si è sbizzarrita nell'inventare aggeggi più o meno curiosi adatti allo scopo; cavallerizzi di fama e cavalieri di successo si sono ingegnati a studiare imboccature e sistemi di contenimento che ancora portano il loro nome: - morso L'Hotte, filetto Baucher, redine Fillis, hippolasso Raabe, lo chambon, il cogue, il pelham, il pessoa ecc. ecc.

Tutti questi attrezzi: - stringono, schiacciano, premono, fanno leva in punti più o meno sensibili della testa o/e della bocca del lallo, insomma fanno male, alcuni malissimo.
La verità è che da quando il cavallo è diventato: - il "coccolino pelosetto", il "lallo morbidoso" è vietato parlare di dolore, si deve dire: - "fastidio", "scomodità" addirittura
"benevolo abbraccio "!!
Da questa fondamentale "ippocrisia" nascono i movimenti odierni "sempre tesi" al benessere del lallo.
Nella realtà, secondo il mio personale parere, i cavalieri che veramente volessero assicurare il "benessere" al loro lallo dovrebbero munirsi - per prima cosa - di uno strumento fondamentale: - la cultura equestre, infatti è questa che fa la differenza: - un morso spagnolo, in mani "sapienti" è meno "scomodo" di una b.b. in inesperte mani lalliste .

Ad onor del vero, un morso maremmano in mano ad un cavaliere inesperto è micidiale...i danni che potrebbero verificarsi - al cavallo ma anche al cavaliere - sarebbero letali.
Ad onor del vero, potrebbe esser altrettanto letale montare con un freno inadeguato
un cavallo impetuoso che tenta di "prender la mano" o abituato a "tirare" o che non voglia collaborare.
Ad esempio, il mio lallino Fiorello, lavorava - in maneggio - in perfetta leggerezza condotto con la sola capezzina quando era da solo o con cavalli conosciuti, ma ai raduni, o alle passeggiate in comitiva - per nessuna ragione al mondo - sarei andato se non montandolo con un morso...per la cronaca si trattava di un convincentissimo morso sardo, altrimenti detto - nella lingua della mia amatissima moglie: "frenu", appunto.




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