"Nessun cavallo ci obbedirà per compiacerci, tanto meno per senso del dovere, lo farà unicamente pe

"Nessun cavallo ci obbedirà per compiacerci, tanto meno per senso del dovere, lo farà unicamente per evitare il dolore, rispondendo ai segnali che precedono l'uso di strumenti che possono provocarlo e che all'occorrenza lo produrrebbero fino a costringerlo all'obbedienza.. ."

domenica 4 ottobre 2015

Pallino.

Spesso, ho accennato al maresciallo Canto, uno dei miei maestri in cavallinità, lui era ospitato alla SPE: centro equestre di elite a Palermo fino alla fine degli anni 70, ora è sede di una scalcagnata squadra di vigili urbani a cavallo. (credo che ora non esista più)

Aveva un "antro" (un box) pieno di ferraglia, attrezzi e cianfrusaglie equestri varie, ogni volta che passavo da Palermo andavo a trovarlo per respirare aria di cavalli e per "scippargli" un aneddoto, un consiglio, una storia. 

Contrariamente al solito, quel giorno non era di buon umore; attaccato all'anello c'era Pallino in evidente attesa di ferratura, con lui cera uno dei suoi aiutanti/allievi che trafficava preparando gli attrezzi.




Il maresciallo era seccato perchè non gli andava di ferrare quel piccoletto, sapeva che era un "infame", nel mentre l'aiutante - che chiameremo Giovanni - aveva preso Pallino e lo posizionava per la ferratura...il maresciallo: 

"Giovà, legalo corto, fai attenzione..." 

Giovanni con aria di sufficienza: - "nun se preoccupasse, mariscià, chi ploblema hai d'aviri pe teneri stu puniceddru..."  Giovanni era un omaccione panzuto forse più pesante del cavallino stesso.

Pallino, sembrò che avesse capito la conversazione, si sollevò sulle zampe posteriori e guardò Giovanni - minacciosissimo - nelle "palle degli occhi", infatti,  in quella posizione il pony era proprio faccia a faccia col palafreniere, quindi, fece gesto di saltargli addosso e Giovanni sorpreso e spaventato si butto di lato mollando la longhina. 

Allora, Pallino - allegro come un capretto in un prato - si lanciò al gran galoppo nella discesa che porta verso la strada (trafficatissima) che taglia il bosco borbonico che collega Palermo con Mondello. 

Giovanni, in qualche maniera, aveva afferrato l'estremità della corda e galoppava furiosamente dietro il pony, cercando di riprendere un equilibrio sodo per fermare quella piccola peste... la discesa - piena di sassi e buche - non l'aiutava e cadde a faccia in avanti lasciando definitivamente la presa. 

Io correvo 
dietro di loro, vidi passare sulla strada un tir di quelli grossi, sul lato si leggeva - enorme - la scritta: "Birra Peroni",  il camionista - forse vide il cavallino - e diede fiato alle trombe... un prolungatissimo barrito preistorico ci sconquassò i timpani, Pallino, interdetto, rallentò, e, prima di arrivare al margine del piazzale in terra battuta (poi c'era la strada dove sfrecciavano le automobili) tirò i freni e stette ad annusare l'aria per pochi secondi e decise che non era igienico andare oltre - con una elegante piroetta - si girò e trotterellando mi venne vicino, naturalmente, quando si era fermato, anch'io mi bloccai sperando che accadesse quello che poi di fatto accadde, lo accolsi con sperticati complimenti dandogli un cevingum che - per caso - avevo in tasca. 

Dopo pochi metri. incrociammo Giovanni: - era pieno di polvere e di vergogna e pantaloni strappati - accennò a dire qualcosa, senza neanche guardalo gli dissi:  "zittati -  testa di minchia!" e gli misi in mano la longhina con Pallino attaccato e ci avviammo - muti - verso la mascalcia.


Sono andato a cercare questo mio vecchio scritto che pubblicai ne Il Lallo nel 2007, perché ieri - parlando con Ezio - il giovane maniscalco che ha ferrato Oddo, ho ricordato il maresciallo Canto e ho scoperto che il ragazzo è un suo allievo indiretto, spiegherò il perché, sarà occasione per parlare di personaggi davvero notevoli... ce ne furono.