La verità di La Gueriniere.

La verità di La Gueriniere.
La Gueriniere - due secoli prima del Generale - ha espresso lo stesso concetto: "... poiché i cavalli obbediscono solo per paura delle punizioni, gli aiuti non son altro che un avvertimento per l'animale, che sa - che se non si sottomette alla loro azione - sarà inesorabilmente punito". Per saperne di più fai clic sull'immagine...

JDO

JDO
Dresser, c'est simple - Jean D'Orgeix - ed. Belin. Solo chi era in possesso di cultura equestre di altissimo livello, di contatto diretto - sin da bambino - coi cavalli quando non erano ancora "lalli", che ha praticato l'equitazione a livello internazionale con risultati strabilianti, sia come cavaliere che come tecnico si poteva permettere di dare questo titolo al suo “testamento equestre” che ha scritto in maniera chiara, logica e intelligente… in una parola: semplice! Questo libriccino è - secondo me - il miglior testo per quello che riguarda l’addestramento dei cavalli alla “bassa scuola”, avanti almeno di un decennio rispetto alla vulgata equestre attuale, ed è l’unico che affronta l’”assioma di L’Hotte” e tenta di metterlo in pratica con le minori pene possibili per il cavallo… come? Nelle etichette c'è quella di "ADDESTRARE I CAVALLI E' SEMPLICE ci troverete molti degli argomenti cari al Nostro, analizzati e sviluppati.

domenica 23 marzo 2014

Ippo-tesi, di Philippe Karl

Karl, oltre che eccellente cavallerizzo e sapido scrittore, è anche un ottimo vignettista.
Perché in Itaglia non ci sono veri cavallerizzi?

Cioè, uomini di cavalli in grado di addestrare cavalli all'equitazione superiore, formare dei "cavaglieri" evoluti, il tutto, possedendo una ampia cultura equestre, un radicato gusto per il bello e per l'arte?
E' semplice, noi non siamo abituati al metodo e alla disciplina, si conta sull'improvvisazione e sul talento personale, qualità ottime ma coi lalli fanno poca pochissima strada specialmente se parliamo di scuola classica.
I tempi dei cavalli non sono i nostri, dunque, siamo noi che dobbiamo adattarci ad essi non il contrario, inoltre, questi tempi vanno rispettati e mantenuti con professionale dedizione e personale sacrificio, inoltre se non si sa quello che si vuole, l'addestramento superiore - specie all'inizio - è cosa noiosa, meglio zompare con gli istruttori gambegambe, molto più divertente !


Facevo queste considerazioni, mentre approfondivo la conoscenza di un vero cavallerizzo e un grand signore: Philippe Karl...resto critico su alcune sue prese di posizione, ma mi rendo conto che anche lui deve campare.
Mi è tornato in mente un suo libro: Una Certa Idea di Dressage , ne posseggo anche la versione originale francese poiché la traduzione itagliana non mi sconfinferava affatto.
Ecco la prefazione, la quale rispecchia esattamente la realtà equestre in generale da cui deriva - molto più in negativo - la situazione italiana e c'è la risposta alla mia domanda iniziale e la spiegazone dei miei fallimenti:  

Ippo-tesi: prefazione dell'autore a: Una Certa Idea di Dressage di Philippe Karl.



Nel 1934, il Maestro Armand Charpentier durante una delle sue conferenze "nelle serate della staffa", diceva che gli insegnamenti di Xenophon sono così giusti, così sensati che dopo tanti secoli (più di ventitré) non c'è da apportare alcuna modifica ... il cavallo da parata descritto dal maestro di Scillunte potrebbe essere montato da Cazeau de Nestier, e che la scioltezza dell’incollatura ottenuta attraverso la decontrazione della bocca avrebbe potuto essere stata descritta da Baucher".

Da questa premessa, si capisce che ormai non c'è più nulla da inventare in equitazione. Dunque, potrebbe sembrare inutile e presuntuoso scrivere ancora qualcosa su questa nobile disciplina. Detto questo, perché non dovrei condividere la mia lunga esperienza ?

Con ottime ragioni il saggio afferma : "l'esperienza è una lanterna che si appende alla schiena e che illumina solo il cammino già fatto" ... ma il portatore di luce ha almeno – se occorre - la soddisfazione di tracciare la strada a chi lo segue!


E questa è certamente la missione di ogni insegnante che si assume la responsabilità del proprio incarico, con la sua forza e con la sua fragilità.
Per prudente distacco, numerosi cavallerizzi di talento non hanno tramandato niente… si potrebbe dire di essi che erano “la lampada sotto il moggio". Peccato!
In altri casi, certe modestie non sono altro che la maschera pulita della pigrizia intellettuale, o l'alibi confortante di competenze incerte. 

Nessuno può pretendere certezze e infallibilità da un insegnante. In compenso quest'ultimo è chiamato ad esprimere delle convinzioni quando spiega ciò che fa e fa ciò che spiega.
Colui che unisce le spiegazioni alle dimostrazioni pratiche dà prova di una sincerità che gli vale il diritto all'errore e per questo merita almeno comprensione... se non rispetto. 
La competenza di un cavallerizzo stà in una ricerca continua basata su quattro punti cardinali che sono:

Il sapere.



“La teoria è il sapere, la pratica è il saper fare. Ma è sempre la conoscenza che deve precedere il fare".( A. Podhajsky “L’ Equitazione”) 

L'equitazione fa parte del patrimonio culturale di un paese….e la Francia – da questo punto di vista - è tra i più ricchi. Ora, troppi cavalieri prendono alla lettera la famosa boutade del generale L'Hotte: “ L'Equitazione non si impara dai libri, che istruiscono solamente coloro che già sanno"; allora il risultato è un empirismo spesso senza senso, a volte impiumato coi pennacchi dello snobismo.

Questa tendenza ha un suo linguaggio .. codificato, cifrato, basato sul commercio di cavalli: prezzi d'acquisto, guadagni, costi medi, indici di razze, genealogie, classifiche, listini d'asta... Questo gergo informatizzato rivela più la voglia di fare 'business” che cultura, e non può pretendere di sostituirvisi.

Ignorare l'esperienza dei nostri predecessori, significa rifiutare dì mettere - in prospettiva - la propria pratica a disposizione di altri e di impoverirla per mancanza di riferimenti tecnici e storici. Oltretutto, senza cadere in uno scientismo fuori posto, bisogna ammettere che un'equitazione evoluta implica delle conoscenze di anatomia, fisiologia, locomozione, psicologia animale, ecc. ... Insomma, la conoscenza si arricchisce in virtù della più bella fra le qualità umane: la curiosità. L'osservazione di qualsiasi cavaliere è spunto di apprendimento, anche se raramente dà delle analisi oggettive, vale a dire, senza critiche.

Beninteso, erudizione non è competenza, e nessun cavallerizzo può essere il prodotto della propria biblioteca. Questo equivarrebbe a credere ad una specie di “germinazione spontanea". Lettura, osservazione, riflessione e pratica si valorizzano mutualmente.
"Quello che conta , è montare tanto, senza lasciare che i libri si ricoprano di polvere in biblioteca”. Nuno Oliveira. 


Il saper fare. 

                                          
“Spesso, in equitazione, scienza e Arte – a torto - vengono contrapposte. L'arte di saper fare, pratica caratteristica dell'artigiano, e l'arte: oggetto di estetica, pratica dell'artista, in equitazione si incontrano, ma solo nell’alta scuola, e qualche volta nello sport equestre, allora l'equitazione può subliminarsi nel sentimento del bello, caratteristica propria dell'arte” (Licart: Equitazione ragionata”) 

A questi livelli l'equitazione diviene un modo di espressione altrettanto impegnativo quanto la danza o la musica. E non sempre i cavalieri più dotati di talento sono quelli che vanno più lontano, poiché, in ragione stessa della loro predisposizione, propendono al dilettantismo. Si potrebbe dire che quello sia il loro "talento di Achille"...la conferma ce la canta Brassens:

E' vero, convengo che aveva talento e predisposizione,
ma senza tecnica,
il talento e soltanto una fottuta perversione
.
(per chi volesse sapere di chi aveva talento: http://calmoinavantiedritto.blogspot.it/2012/02/travagli-del-traduttore.html)

Solamente una pratica quotidiana, ostinata, spesso ingrata e prossima all’ascesi può generare un'autentica maestria. Il professionista deve rimanere un "dilettante" nel senso etimologico e nobile del termine (colui che si diletta, si diverte)...ma l'eccellenza in equitazione non tollera il dilettantismo.

Vi è dunque ragione di essere sospettosi di fronte alle “congreghe di artisti". Spesso composte da adepti del “fumo negli occhi", che fustigano volentieri, più con presunzione che con competenza, i "laboriosi cartesiani". Questi ultimi, almeno, sono onesti lavoratori.

Non può esistere Arte se non si possiede sufficiente virtuosismo per liberarsi dalla mediocrità. Cosa che necessita di una tecnica irreprensibile.

Tutti sanno che la danza stà ai gesti, come la musica stà alle note, e la poesia stà alle parole ... esse sono forme d'arte che si possono esprimere a prezzo di un lavoro instancabile per evitare passi falsi, stonature ed errori d'ortografia, di grammatica, di sintassi.

Siccome l'equitazione classica, come l'arte della danza, della coreografia ricercano la "difficile facilità" da cui nasce il bel gesto... il cavaliere può meditare con profitto su questi versi di Claude Nougaro

“La danza è quella gabbia
dove si impara ad esser uccelli”
.

(per chi volesse saper di più sugli uccelli:
http://calmoinavantiedritto.blogspot.it/2010/12/astrologhi-e-astrologia.html)

Il saper far fare.




Senza cultura equestre e competenza nell'insegnare ai cavalli, non c'è addestramento possibile. L'equitazione ha questo di particolare che l'insegnante deve essere anche l'artigiano che costruisce il suo strumento pedagogico che è un essere sensibile sul quale qualsiasi intervento costituisce un atto di addestramento, positivo o negativo che sia. “L'equitazione e l'addestramento non possono essere separati. Per il semplice fatto di essere su un cavallo, si fa inconsciamente dell'addestramento o del “disaddestramento”. ( G. Le-Bon: L’Equitazione Attuale e i Suoi Principi) 
I'insegnante “affila” il cavallo quando lo lavora, mentre l'allievo “lo smussa” quando lo usa per imparare.

Se la lezione è data coscienziosamente, il cavaliere acquisisce la sensazione della "finezza" del cavallo, senza tuttavia "maltrattarlo". Il cavallerizzo deve – semplicemente - riprendere spesso il suo lavoro, come l'arrotino.
Con ciò si capisce che bisogna guardarsi dal confondere insegnamento e pedagogia. Come provocazione gli insegnanti “praticoni” talvolta ironizzano…”Ciò che non sai fare, insegnalo ... Se non riesci ad insegnarlo, specializzati in pedagogia”. 

La pedagogia propone delle metodologie appropriate a favorire la trasmissione delle conoscenze. Essa è interessata alle diverse forme del "contenitore", e merita attenzione, ma si smarrisce ogni volta che perde di vista il "contenuto", Infatti si dice: "non guardare la bottiglia se quello che c'è dentro è buono".

Certo che il famoso detto: “Guardate ... e fate come me” è del tutto insufficiente. Al bravo istruttore non deve mancare il buon senso dettato dall'esperienza, quella misurata giovialità, quel benevolo rigore, in breve: quella generosità che si chiama “dono pedagogico” che è per l'insegnante ciò che "l'orecchio" è per il musicista o il "ritmo" per il ballerino, cose innate, si possono sempre affinarle, mai crearle.

Il saper far capire. 





Il cavallerizzo nel vero senso della parola è colui che addestra i suoi cavalli applicando una solida cultura equestre e ha il gusto di trasmettere il suo sapere, pertanto non può che aderire a questa definizione: “L'Equitazione, in realtà arte scientifica, è l'applicazione più o meno abile di diverse discipline. Ridurre poco a poco in parte le difficoltà che essa contiene è il solo mezzo che possa farla progredire, e che permette di dare ai cavalieri (facendo appello alla loro capacità di riflessione) un’istruzione che non sia superficiale……” (Licart :Equitazione Ragionata.) 


Così, in una concezione complessiva di equitazione, tutto procede in maniera tale che si possa iscrivere in una sequenza logica, in un metodo esso stesso conforme ai principi accademici ... veder riportato tutto ciò al rango di volgare trucco è da condannare. Ne va del rigore intellettuale dell’allievo, e dell'onestà dell'insegnante... dunque della sua credibilità.

Alla luce dell'esperienza "sapere" e “saper-fare" devono dunque portare il cavallerizzo a teorizzare con sempre maggior ricchezza, ma con forza e con semplicità. 

Al “pedagogo" non resta altro che aggiustare l'esercizio all'addestramento del cavallo, adattando il suo linguaggio e le sue spiegazioni all'età e alle facoltà intellettuali dell'allievo.

Un istruttore che si accontenta di insegnare a fare, costruisce - nella migliore
delle ipotesi - delle scimmie sapienti che assemblano dei meccanismi.
Colui che si sforza a far capire: cosa fare, come, quando, perché, con quale scopo ... educa dei cavalieri degni di tale nome, anche se modesti.

L'Equitazione consiste dunque, prima di tutto, nell'imparare a capire i cavalli per servirsene senza asservirli. In questo senso, essa è di competenza di “uomini d'onore” ne è prova questa magistrale definizione di Wacher:

“L'Equitazione si può riassumere in due parole,
Justice e Justesse - Giustizia e Giustezza” 
. (correttezza e precisione)

In questo gioco sottile, l'allievo acquisisce autonomia e il maestro è l’opposto del
guru:

“Il buon maestro è colui
che si rendersi inutile” .
( R. Bacharach: Risposte equestri”)


E’ chiaro che aspirare al titolo di Cavallerizzo consiste nel rimettersi costantemente in discussione nella ricerca di quella perfezione che tutti sappiamo non essere di questo mondo...non si dice forse: “Non si nasce cavallerizzo; lo si diventa?".

Sono più di trent'anni che con pratica appassionata e insegnamento entusiasta, seguo questa lunga strada che "porta a Roma" passando da Saumur. E vale la pena di fare il punto.

Il cavallo è la ragione d'essere del cavaliere e il biglietto da visita del cavallerizzo.

 Odin e il suo addestramento costituiranno, nello stesso tempo, l'argomento e il filo
conduttore del libro che è sia tecnico che aneddotico.

Tale scelta si motiva per più ragionii:  lui è il primo cavallo che nella mia carriera ho potuto lavorare senza riserve per più di tre anni, e questo dal periodo della doma; il suo repertorio è molto esteso: lavoro su due piste, cambiamenti di piede al galoppo sino al cambio a un tempo, piroette al galoppo, piaffer, piroette al piaffer, passage e appoggiate al passage, pesade, passo spagnolo. Lavoro alle redini lunghe e alla mano.

Arrivato "fra i miei bagagli" a Samur nell'Aprile dell'85, partecipa ai galà del Cadre Noir in Francia e all’estero dall’86.

Solista montato e alle redini lunghe, conta da poco dodici anni di lavoro stando ai certificati ufficiali di queste presentazioni.

Occasionalmente “professore”, è stato una pietra miliare sulla strada di un buon numero di professionisti dell'equitazione e di dilettanti evoluti.
Il suo percorso è insieme atipico ed eclettico. Atipico perché è il primo stallone lusitano che sia mai entrato alla Scuola Nazionale di Equitazione ... e questa non è cosa da poco. Eclettico perché ha dovuto presentarsi in situazioni inaspettate e addirittura insolite: arene, piste da circo, palcoscenici di teatro e di televisione, e persino ... rettangoli di gara per il dressage!

Infine, oso sperare che mi si perdonerà un titolo che, volendo darsi delle arie di fantasia etimologica, non rende forse esattamente l’intenzione di questo lavoro.

E' la tesi di uno studente diligente.
Un cavallo è l'avvocato difensore di questa causa.

Sebbene, tutto ciò è la sintesi di una lunga ricerca, rimane una Ippo-tesi che non chiede di meglio che perfezionarsi nel futuro.

“... Ogni uomo di cavalli, che abbia acquisito una lunga pratica, ha potuto fare certe osservazioni che non sono state segnalate 
o che sono sfuggite ai suoi predecessori , questo perché la conoscenza e l'impiego del cavallo presentano un campo inesauribile di ricerche e riflessioni”. ( L’Hotte: Questioni Equestri) 


Faremmo male ad ignorare l'incoraggiamento del Generale, perché - come qualche aneddoto conferma – egli non ne era affatto prodigo.

E' dunque, con la gratitudine e il rispetto dovuti alla sua opera e alla sua memoria, che dedico al generale L'Hotte questi miei modesti “ricordi di un cavallerizzo civile".

Questo è il Karl di quindici/sedici anni fa, oggi, se il Generale lo vedesse, lo sentisse direbbe:.. quello che direbbe lo saprete nella seconda parte di questo post.