"Nessun cavallo ci obbedirà per compiacerci, tanto meno per senso del dovere, lo farà unicamente pe

"Nessun cavallo ci obbedirà per compiacerci, tanto meno per senso del dovere, lo farà unicamente per evitare il dolore, rispondendo ai segnali che precedono l'uso di strumenti che possono provocarlo e che all'occorrenza lo produrrebbero fino a costringerlo all'obbedienza.. ."

martedì 29 novembre 2011

"itticazione", "suinazione", "cricetazione", "ovinazione", "LALLITAZIONE"...












Da sempre si ammaestrano animali - dunque anche i cavalli - a compiere esercizi strabilianti, ne abbiamo una ricca serie di testimonianze di autori latini e medioevali;.
In effetti si tratta della messa in opera di trucchi che generalmente sfruttano la predisposizione psichica e fisica di specie le più disparate, dai delfini alle foche, dai pappagalli ai piccioni per non parlare delle "belve" dei circhi e delle scimmiette e degli orsi che fino a pochi lustri fa venivano fatti esibire nelle fiere e nelle sagre paesane della nostra provincia.

Le tecniche si basavano/si basano sul condizionamento ottenuto con vari metodi, ogni ammaestratore aveva/ha un suo sistema ma i principi sono gli stessi.

Questi "trucchetti", vecchi come il cucco, o se preferite: questa "tecnica di condizionamento" viene - oggi - venduta a noi lallisti come

"equitazione" più o meno naturale, come relazione col lallo, come metodo innovativo, come dressage naturale ecc. ecc.
Ovviamente non c'è nulla di male a praticare codesti giuochetti, ma non bisogna "mischiare la lana con la seta", altrimenti passano idee assai fuorvianti, ad esempio, si dimentica che l'equitazione è: - 

equitazióne s. f. [dal lat. equitatio -onis (der. di equitare «cavalcare»), attrav. il fr. équitation]. – 

1. L’arte, la tecnica e l’attività del cavalcare: scuola di e.; fare dell’e., praticare l’e., dedicarsi all’e.; e. di scuola o d’alta scuola, che addestra il cavallo a una particolare tenuta e allo svolgimento di speciali esercizî, detti arie, oggi praticati nelle accademie, nei circhi, e come attività sportiva (dressage); e. da diporto, che comprende il turismo equestre e la caccia alla volpe; e. militare, tecnica del cavalcare applicata, soprattutto in passato, alle esigenze tattiche in relazione all’uso guerresco della cavalleria. 

2. Svolgimento di attività agonistiche a cavallo: e. da corsa, al galoppo o al trotto, piana e a ostacoli; e.da campagna, che comprende i concorsi ippici, il concorso completo (articolato nelle prove di addestramento, fondo e salto) e il polo.

Ora, stabilito questo, tutto ciò che esula da quanto scritto sopra non è equitazione, in altre parole, il lallo può esser sottoposto a quasi tutti gli ammaestramenti che riescono benissimo coi criceti, colle foche, cogli elefanti, colle capre e persino coi pesci: -  fare una serpentina, la riverenza, mettersi su due zampe, spingere una palla ecc. ecc. ma non è possibile cavalcare e tanto meno fare di codesta attività un'arte con le citate specie di animali.

Ovviamente, si usano come cavalcature, come animali da soma, come animali da tiro: - renne, bufali, elefanti, dromedari, cani ed altri equini ma "la tecnica e l'arte del ben cavalcare" è possibile solo coi lalli.

Con gli asini è pressoché impossibile ma con alcuni muli - particolarmente seletionati - si possono compiere riprese di equitazione tal quali - o almeno assai simili - a quelle fatte con un lallo.

Detto questo, il cosidetto "dressage naturale" o se volete il "condizionamento operante" cioè l'addestramento di un animale ottenuto premiando le risposte esatte ed ignorando quelle sbagliate è possibilissimo anche per il lallo ma rientra in due categorie: - 

ammaestramento per spettacoli strabilianti fatto da professionisti: - circo, esibizioni equestri ecc. ecc.


tecniche di "lallorelazione" di "lallogiuochi" in libertà (potenzialmente pericolosissimi per le fiduciose fanciulle) dei quali troverete amplissimi esempi nei video de: AND.

Ora, sia i cavalli splendidamente addestrati da Pignon, sia i lalli "artisticamente e naturalmente addestrati"  da queste simpatiche segnorine, al di fuori dei loro contesti di esercitazione/di esibizione, sono assolutamente inaffidabili per fare equitazione a meno che non siano stati maneggiati - parallelamente - in maniera classica..e quando dico "classica" significa: - "addestramento basato su premi-punitioni", a questo fine non ha nessuna importanza se si usano: - morsi, cordeo, capezze, frustini, stick, speroni e quant'altro possa dare "fastidio"...simpatico eufemismo lallista per dire: - "far male" e le amabili pacche e le carote e gli zuccherini e i "cipicipi"...voce "soave" contrapposta alla "terribil" voce che era/che è grave punitione.

Per ora chiudo quest'argomento constatando che sarà necessario tornare sulla lallitazione ma non prima di aver definito cos'è  il termine.

lallitazione :  

il lemma deriva da lallo, vezzeggiativo ad uso dei bambini piccolissimi per indicare

il "nobile equino", un pò come: - pappa per indicare il pasto, ninna per indicare 

sonno, bua per indicare male ecc. ecc.

Ora,  nessun adulto sano di mente scriverebbe "pappa" al posto di cena o "mi son 

fatto la bua" al posto  di mi son fatto male.

Invece, il termine lallo  è stato adottato - in alcuni forum equestri italiani - da 

ragazzine e signorine e signore per dimostrare il loro sfrenato entusiasmo verso la 

"più bella conquista dell'uomo".