"Nessun cavallo ci obbedirà per compiacerci, tanto meno per senso del dovere, lo farà unicamente pe

"Nessun cavallo ci obbedirà per compiacerci, tanto meno per senso del dovere, lo farà unicamente per evitare il dolore, rispondendo ai segnali che precedono l'uso di strumenti che possono provocarlo e che all'occorrenza lo produrrebbero fino a costringerlo all'obbedienza.. ."

mercoledì 20 aprile 2022

IL CAVALLO: ANIMALE UTILE O FUTILE?

 Il lallo è stato un formidabile strumento per il lavoro, il trasporto, la caccia, la guerra... è l'animale che - prima della "rivoluzione industriale" - ha accorciato i tempi e le distanze dell'uomo . 

Allo stesso tempo, è sempre stato un simbolo di forza, potenza e bellezza per cui è assurto ad un rango quasi divino nell'immaginario umano. 
Ragion per cui, presso i "potenti", oltre ad assolvere al suo compito utilitaristico, è diventato - da tempi remotissimi - uno status simbol, pertanto fu bardato con materiali preziosi, cantato in epiche opere letterarie e rappresentato sublimemente da pittori e scultori.
Dalla "notte dei tempi", in ogni cultura, furono "inventate" selle e bardature spettacolari che - col tempo - son diventate caratteristiche del folclore locale e - in quanto tali - tramandate fino ai giorni nostri.
Detto questo, fino a 500 anni fa, non esisteva l'equitazione accademica, anche se il Principe Ateniese, 2500 anni fa, accenna - nel suo celebre trattatello - a qualche aria spettacolare ottenuta invero maldestramente. Naturalmente, ci son sempre state prove acrobatiche di destrezza a cavallo e il nobile equino è stato sottoposto ad ammaestramenti e trucchi circensi al pari di orsi, foche, criceti e cercopitechi... comunque, seguite il link e troverete l'argomento ampiamente sviscerato.
    Dunque, nelle accademie napoletane nacque l'equitazione che tuttavia marcò fin da subito e definitivamente la netta biforcazione che esisteva/esiste/esisterà tra l'equitazione utile e quella inutile che - purtuttavia - hanno una base comune, la bassa scuola.
    Ecco come Decarpentry definisce, nel suo fondamentale trattato Equitation Academique, la bassa scuola: la bassa scuola comprende tutti gli esercizi su una o due piste portati al massimo grado di regolarità a tutte le andature e a tutte le velocità fino all'inversione istantanea del galoppo nei cambi di direzione.
    JDO ribadisce e sottolinea lo stesso concetto: ... la nostra educazione, quella che trattiamo in questo libricino, riguarda  quello che chiamiamo l’addestramento di bassa scuola che arriva ai cambi di galoppo isolati e all’inizio del lavoro sugli ostacoli.
    Escludiamo ogni addestramento specifico riguardante le tre discipline olimpiche: salto, dressage, completo e l'equitazione accademica o di alta scuola.
    Del resto, la bassa scuola rappresenta la base fondamentale di ogni equitazione che, in seguito, potrà andare a specializzarsi.
    A questo punto torno a scrivere riguardo le "Guerre Festive" ampliando il concetto che, come vedete dal linco, è datato Febbraio 2011.
     Il libro di Pietro Maggio, è del 1680, alla fine del periodo barocco, e descrive i fasti nella felice e fedelissima citta di Palermo per le nozze del re Carlo II con Maria Luisa di Borbone, il testo è arricchito da splendide incisioni di Paolo Amato e Giovanni Battista Mansella che raffigurano le giostre, le parate, i caroselli e i cavalieri siciliani ritratti in sfarzose livree e preziose armature.
    Sia il testo che le immagini sono ormai quasi roccocò, l'arabesco, il ghirigoro e il ghiribizzo la fanno da padroni.
    Senza entrare in elucubrazioni sci-sci-scientifiche, il barocco è un'epoca nella quale l'autocelebrazione e la rappresentazione fastosa di se stessi, nella specie, del clero e della nobiltà è volta a meravigliare a stupire i propri pari e il "popolo bue" per così affermare e consolidare i propri poteri e i propri privilegi.

    Quella "gentaglia", lo fa attraverso tutte le arti a cominciare con l'architettura e - a cascata - con la pittura, con la scultura, con la musica, ecc. ecc.
    Il lallo non poteva sfuggire a quella situazione ed ecco che fu selezionato per mantelli particolari... vedi il "grigio isabella"... già, come avete visto nel linco, leggenda vuole che quella livrea equina derivi dal colore che assunse la biancheria intima della Regina Isabella non cambiata per molti mesi... attenzione, non si tratta di mutande perché a quell'epoca non erano state ancora inventate. (consigliovi di seguire il linco "briglie da culo" è assai divertente).
    Oltre i mantelli, si scelsero cavalli dalle lunghe e fluenti code e criniere, dall'aspetto imponente e dalle andature spettacolari.
    Naturalmente, le già fastose bardature si arricchirono ancora di fiocchi, di nastri, di cordoni, di penne, di piume e di altri sgargianti e preziosi orpelli, le carrozze divennero delle vere e proprie "opere d'arte" viaggianti tirate da attacchi da sogno e governate da cocchieri, da postiglioni, da staffieri, da paggi, da paggetti e dai "cavallerizzi di sportello".
    A questo punto, abbiamo cavalli spettacolari, con andature naturalmente pompose, agghindati con finimenti e bardature da sfarzo estremo, carrozze da sogno... tutto ciò era stato costruito per dar la possibilità ai potenti di esibire la loro vanità nelle passeggiate, nelle sfilate, nei "paseos", nei caroselli, nelle "fole" e nei tornei puntualmente organizzati  in onore di questo o quel sovrano, di questo o quel santo; per completare l'opera, bisognava fare in modo che i cavalli - con le belle o con le brutte - facessero "i ballerini".
    Abbiamo un problema!
    Le antiche accademie italiane, erano frequentate da appassionati professionisti che aspiravano a diventare delle etoile alla Scala, da coppie - altrettanto professionali  - che si specializzavano per competere in gare internazionali di tango, valzer, mazurca e fox trot ma anche da assoluti sprovveduti che si dedicavano alla pizzica o - se preferite - al ballo della mattonella.
    Eh già, allora si addestravano i cavalli per il combattimento, per le parate e le passeggiate, infatti, nello stesso ambiente trovavamo focosi stalloni da alta scuola e placide mule da cerusici, speziali e prelati più o meno alti: le chinee... per completezza di informazione, beccatevi pure quest'altro linco: dal vocabolario Treccani... da notare che in Sardegna, dove è antica usanza addestrare i lalli all'ambio, i lalli si chiamano con una parola che richiama il termine nel linco citato haquenée, infatti :
    acchètta s.f. cavalla piccola. Al fig. Acchetta brincadora: s’acchetta brincadora/accolla.
    Brincadora stà per saltatrice; accolla stà per domata;
    da cui: acchettu - cavallino e acchettone per cavallo grande 
    Altro termine sardo per cavallo è: caddhu o caddho... c'era una bella rivista che usciva in Sardegna che si si chiamava: Caddhos diretta da Lucio Gratani, grande uomo di cavalli.

    Da questo guazzabuglio, si è fatta largo l'idea, sostenuta specialmente dai militari, che l'alta scuola e le sue "arie" erano preparatorie alla guerra, o almeno, che fossero stilizzazioni di antiche tecniche mediovali di combattimento... falso, arcifalso!
    Fin da allora la divisione tra l'e. utile e l'e. inutile era ben chiara agli antichi maestri... meglio di me lo spiega Tommassini nel suo bel blog: Le Opere di Cavalleria, dunque leggete il linco, io proseguo nel mio ragionamento terraterra sull'equitazione inutile.
    "Premesso che l'equitazione classica, conservata in alcuni riconosciuti templi, praticata da pochi illustri maestri o utilizzata - per fini spettacolari - da seri professionisti (vedi Luraschi per il cinema e Bartabas per il teatro) è arte". Tutto il resto che ne discende è puro esibizionismo messo in pratica da velleitari "artisti" e da sedicenti "sportivi".

    In ordine del tutto casuale vediamo come le equitazioni inutili (quelle da pompa, da fasto, da sfarzo, da esobizione) sono sparse nel mondo. Cominciamo con le competizioni riservate all' American Saddlebred, già, come vedete dal linco esistono giudici,  abbigliamenti e punteggi specifici che regolamentano questo "sport".
     Ovviamente, c'è un duro addestramento e una ferrea selezione di razza per fissare quelle andature così particolari.
    Inoltre, quel lalli - poareti - sono ferrati in maniera "mostruosa" per sostenere quei movimenti così particolari, inoltre, spesso, tramite un'operazione chirurgica, si infila un pezzo di legno nella coda in maniera tale da tenerla sollevata come prevede lo standard di razza.
    Ora, perché si è creata una razza del genere? Perché si impegnano addestratori, maniscalchi, chirurghi per gareggiare o solo passeggiare con questi cavalli in quel modo? Qual'è l'utilità pratica di tutto ciò? La mia risposta la sapete, esiste un'altra meno futile spiegazione?

    Nell'isola di Minorca è ben viva - come vedete - questa tradizione e finquanto i lalli minorchini si esibiscono con quelle cabrate nella festa del santo patrono locale niente da dire, ma quando mi si dice di "doma" minorchina, di alta squola minorchina, di lalli nati per camminare su due zampe, il tutto corredato con costumi da ambasciatori da operetta, mi si "arma la mano".
    Come vedete, qualsiasi lallo con in groppa un ragazzotto di Bust'arsizio, se opportunamente addestrato, può stabilire il guiness di camminata su due zampe: 30 metri in 14 secondi, dico questo, per sottolineare l'entusiasmo col quale da noi viene accettata qualsiasi forma di stramberia equestre venduta come "alta squola". La domanda è la solita ma la ripeto: a cosa minchia serve far camminare un lallo sulle zampe posteriori?
    Torniamo in America, ma siccome l'argomento è ampio, apro un altro post a seguito di questo: Equitazione FUTILE, inutile... 










    N.B. I corsivi, quando non differentemente indicati e/o chiaramente contestualizzati, sono citazioni tratte da: Dresser c'est simple - Jean D'Oregeix - ed. Belin

    domenica 20 febbraio 2022

    Ancora la voce.

     Dalla esperienza (subito abortita) del "Circolo della Giumenta Imbalsamata" copioincollo: La voce - i suoni.

     

    Sabato 12 novembre 2016

    Il vostro affezionatissimo ricorda che da bambino usava due fischi: quello di famiglia e il fischio della banda... della banda di monelli alla quale appartenevo.Ogni carrettiere aveva la sua serie di campanelli e cianciane che - assemblate assieme - producevano un suono unico, tant'é che, tra le decine di carri che passavano, mia nonna e gli altri famigliari sapevano perfettamente quando era quello di suo marito che arrivava.

    Alla stessa maniera, la gente di cavalli, aveva i classici suoni, coi quali si comunica collo lallo, "personalizzati" per provincia, insomma, la comunicazione sonora, quando l'uomo viveva in simbiosi cogli animali, era importantisima i sussurratori ci son sempre stati son sempre esistiti.Come abbiamo visto, sia gli etologhi che i grandi addestratori dicono che il lallo è in grado di capire qualche centinaio di parole/di suoni, il vostro affezionatissimo molto più modestamente ne ha insegnate al suo lallo solo alcune, eccole:

    raganella - avanti

    OHH - rallenta

    LA' - fermo/fermati

    bra bra - passo di squola

    su su - passo spagnuolo

    pssoohh - passo

    tro tro - trotto

    HOP HOP - passage

    galop galop - galoppo

    cush cush - sdraiati

    EEEEEHHH - terribil voce

    oooohhhhh - voce soave

    a posto - campo

    ALE' - levata

    mucimuci* - passi indietro

    cambio - fai dietrofront

    tò tò - prendi le delicatessen

    GGRRRR - attento che mi sto incazzando

    *mucimuci è quel suono che si fa per chiamare il gatto... dei "bacetti" schioccati senza soluzione di continuità.

    Dunque, il lallo capisce il tono ma - col tempo - anche le singole parole, basta differenziarle bene e ripeterle ostinatamente assieme agli aiuti convenzionali, questa è la tecnica che ho sempre usato. Inoltre, la comunicazione verbale praticata da terra, può essere usata - con ottimi risultati - anche  dalla sella, specialmente per arie particolari, mentre, le posture parrellate, le pressioni degli occhiacci - una volta in groppa allo lallo - non servono più, sono inutilizzabili.

    Alcuni giorni, fa il vostro affezionatissimo, ha fatto un esperimento.

    Confesso che non ho alcuna esperienza di attacchi e di tecniche per far lavorare i lalli in campagna o nei boschi ma ho una piccola capacità nel condurre un lallo alle redini lunghe.                                          Una reminiscenza mi è sorta da antigui ricordi d'infanzia: la lettura dei libri di Jack London... Buck, il Klondike, la febbre dell'oro, i lupi, le mute e dei cani... con un paio di clic ho trovato questo: il codice (inglese) che si usa per condurre una muta si cani da slitta:


    GO oppure HIKE = (pronuncia GO/HAIK), VIA! PARTENZA!  

    STAY                   = (pronuncia STEI), stare fermo  

    LINE                   = (pronuncia LAIN), stare in linea col muso rivolto in avanti e tenendo 

                                 la "tug-line" ben tesa (in corsa come da fermo)  

    GEE                    = (pronuncia GI), destra  

    COME GEE          = (pronuncia CAM GI), inversione a 180 gradi a destra  

    HAW                   = (pronuncia HA), sinistra  

    COME HAW         = (pronuncia CAM HA), inversione a 180 gradi a sinistra  

    AHEAD               = (pronuncia EHED), diritto, avanti - nel caso di un incrocio o di sorpassi  

    TRAIL                 = (pronuncia TREIL), PISTA! Prima di un sorpasso.  

    EASY                  = (pronuncia IISI, s di rosa), rallentare!  

    WHOA                = (pronuncia UOOò), FERMA! STOP!  

    Forse non lo sapete, ma il mio lallo ha la navicolite, e - stranamente - non può lavorare a meno che non gli faccia indossare dei ferri particolari con solette particolari; siccome ho deciso di metterlo in pensione, l'ho lasciato scalzo e ho notato che col riposo/l'inattività è migliorato moltissimo, tant'è che -a volte - sembra che sia "guarito", spero che col tempo possa fare - da scalzo - delle tranquille promenades e leggieri exercitii,* per ora, appena forzo un pochino comincia a marchicchiare, dunque, desisto e mi limito ad un leggiero lavoro alle redini lunghe.                                                                       *(Speranza vana, l'episodio in essere risale a qualche anno fa, ora il lallo è latino ma solo perché è ferrato in maniera particolare; scalzo - appena forzavo un pochino -cominciava subito a claudicare. Oggi, data del post, benché a riposo deve esser ferrato davanti.)

    Dunque, ero al passo dietro le chiappe del Caimano, mi son ricordato del linguaggio per i cani da slitta e che per andare a sx si dice giii per andare a dx si dice aaa, dunque, ho comiciato ad usare la voce abbinata all'azione delle mani: gi e aaa...aaa e gi mi son fatto una cinquantina di metri dando una decina di comandi associati, dopo di che, son stato fermo colle mani e ho usato solo gi e aaa - aaa e gi,  il Caimano ha risposto come e meglio di un husky greolandese di vecchia e solida esperienza.

    Selle.

     

    La sella Danloux.

    Una ragassa in ambasce si chiede:

    Qualcuno sa quali innovazioni avesse portato alla sella il generale Danloux, che ha portato il caprillismo in Francia?

    Per capire bisogna sapere come erano fatte le selle inglesi prima dell'avvento di Caprilli:




    Questa è una sella inglesa da parata della metà settecento.

    Queste son selle inglesi dello stesso periodo.

    Sella da caccia dell'ottocento: sembra una moderna sella da dressage.



    Probabilmente già prima di Danloux, i quartieri erano già stati spostati in avanti per assecondare l'assetto caprilliano, Danloux di suo ci mise gli appoggi, le banane, le imbottiture per stabilizzare l'assetto sul s.o. 
    Le primissime selle danloux presentavano delle caratteristiche fenditure anteriori tese ad ottenere maggior aderenza.
    Tutte le selle moderne da salto sono - più o meno - "selle Danloux".
    Questa è una Danloux versione Zaldi:





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    Come si vede sopra, la sella inglese era già ben delineata ai tempi del La Gueriniere, ma in Francia prese a diffondersi ai primi dell'ottocento, ce ne da testimonianza il solito L'Hotte riferendo questo annedotto riguardante il conte d'Aure:
    A Versailles si usavano:
    la sella a piquer, che era stata per molto tempo la sola concessa agli allievi, la sella a demi-piquer, prediletta dal  visconte d'Abzac e  diverse derivazioni di quest’ultima,  fino alla sella piatta detta « à la française ».
    La sella inglese non era usata.

    Ora, un giorno si presentò l’occasione a d’Aure, montando in passeggiata, di provare quella sella con un cavallo dalle andature piuttosto scomode.
    Si trovò del tutto disorientato e la solidità del suo assetto fu compromessa.
    Umiliato, non voleva che in alcun modo un cavaliere di Versailles potesse fare meglio di lui, come era lecito  aspettarsi da un cavallerizzo del suo rango.
    Pertanto si procurò una sella inglese, e, con la sicurezza che gli davano i  suoi potenti mezzi, si diede a montare – con quella sella – i cavalli più scomodi.
    Fu nell’affrontare quelle tante prove, spesso  violente,che si procurò l’ernia inguinale bilaterale che lo afflisse tutta la vita, Il suo valletto fu il primo ad accorgersene, vedendolo uscire dal bagno.
    Da allora in poi la sella inglese - nelle tante versioni - fu la regina delle selle per praticità, semplicità, leggerezza, nello stesso tempo il PSI cominciò a mettere la sua impronta in tutte le razze di cavalli da sella moderne.