"Nessun cavallo ci obbedirà per compiacerci, tanto meno per senso del dovere, lo farà unicamente pe

"Nessun cavallo ci obbedirà per compiacerci, tanto meno per senso del dovere, lo farà unicamente per evitare il dolore, rispondendo ai segnali che precedono l'uso di strumenti che possono provocarlo e che all'occorrenza lo produrrebbero fino a costringerlo all'obbedienza.. ."

sabato 15 agosto 2015

La cacca.

Ieri sera siamo stati a cena da amici, c'era zu Giovanni classe 1934, il marito della padrona di casa: memoria di ferro e - come tutti noi vecchi - una spiccata propensione a parlare/a raccontare.
Lo conoscevo già ma non avevo mai avuto occasione di conversare con lui, proviene da una famiglia di benestanti.
Visto che gli piaceva ricordare i tempi della sua infanzia, con opportune tecniche, l'ho portato a riesumare i suoi ricordi riguardo i cavalli, di quando i cavalli non facevano ancora i lalli, molte cose le sapevo già per mia esperienza diretta, altre le ho apprese ieri, ai tempi ero troppo piccolo per averne contezza.

Ad esempio, c'era un servizio di concimaia del comune: la mattina, verso le otto/nove, uscivano dei carri appositamente attrezzati per raccogliere lo sterco lasciato dagli animali che - all'alba - lasciavano il paese per recarsi a svolgere il loro lavoro, nonché le deiezioni lasciate per strada, dalle stesse bestie, la sera prima al rientro.

Siamo a Castelvetrano provincia di Trapani, fine anni 40 e tutti gli anni 50 del s.s. circa 30,000 abitanti, animali da servizio (probabilmente) tra i 2000 e i 3000; il paese era fiorente: 14 pastifici, due o tre cave di tufo, frantoi per le olive, cantine per il vino e innumerevoli aziende artigiane tra le quali quelle dei produttori di carretti con al seguito intagliatori, fabbri e pittori, almeno una decina di botteghe di maniscalchi che lavoravano a pieno regime, per loro fortuna non era ancora nato il movimento barefutto, altrimenti avremmo visto all'opera solo dei solerti pareggiatori... ma cosa avrebbero pareggiato ad animali che ogni giorno facevano decine di km carichi come muli? Appunto.

A proposito, allora si pagava una volta all'anno al tempo di raccolta, per tenere la contabilità si usava la "ferla", (probabilmente da ferula) una canna di fiume dal legno molto morbido: la si spaccava longitudinalmente in due, una parte restava al maniscalco (o ad altro fornitore di beni o servizi) l'altra andava al cliente, ogni volta che il maniscalco ferrava un animale di quel cliente si univano le due metà e si faceva una incisione che tagliava le due "mezze canne" in senso orizzontale, dunque, non ci si poteva sbagliare: tante tacche tante ferrature sia sulla "ferla" del maniscalco che su quella del cliente..

Naturalmente il grosso dell'economia era dato dall'agricoltura: olio, vino, fieno e grano.
Dal misero contadino che andava in campagna in groppa ad un asino, ai grandi latifondisti - che mandavano fuori paese decine di carri -  ai carrettieri di professione, al dottore col suo calessino, tutto si muoveva con muli, asini, cavalli - inoltre - c'erano i pecorari e i vaccari che spostavano i loro armenti quotidianamente.

Dunque, le strade - ogni mattina - erano invase di merda, se pensiamo che ogni animale defeca ogni volta dai 2 ai 4 chili di escrementi, ragionevolmente, si raccoglievano - tutte le mattine - alcune tonnellate di cacca che veniva messa a maturare in apposite locazioni, dopo di che era venduta agli agricoltori come concime.

Splendido esempio di circolo virtuoso, di raccolta differenziata... già, ma allora non c'era ancora la plastica, il pane lo si faceva a casa, la pasta te la vendevano sfusa avvolta in una bella carta dal color turchese, oggi siamo sommersi da imballaggi.
Attenzione, nessuna nostalgia per quei tempi, ma un minimo senso della misura non guasterebbe: tra un pò la cucina di un ristorante sarà omologata ad una sala operatoria dove tanti piccoli "Barnard" opereranno in ambiente sterile per confezionare delle liete insalatine.
Riguardo il cavallo, nelle cosidette società avanzate, da animale utile è diventato animale futile: o è strumento per attività sportive o è - sopratutto - oggetto di puccipucciaggine in quanto - come ben sappiamo - è diventato "lallo" una giuliva "passione di donne", appunto.