"Nessun cavallo ci obbedirà per compiacerci, tanto meno per senso del dovere, lo farà unicamente pe

"Nessun cavallo ci obbedirà per compiacerci, tanto meno per senso del dovere, lo farà unicamente per evitare il dolore, rispondendo ai segnali che precedono l'uso di strumenti che possono provocarlo e che all'occorrenza lo produrrebbero fino a costringerlo all'obbedienza.. ."

mercoledì 30 marzo 2011

Condizionamento operante 2.

Una cosa è leggere un testo in una lingua straniera, altra cosa è tradurlo ad uso di altre persone, sto leggendo il citato libro di Fillis che meriterebbe veramente una traduzione...spazia dal "consiglio cavallaro" - che un vecchio "cavallante"  come me ha sperimentato sul campo e che conosce bene - a temi di alta -  altissima Equitazione.




E' sorprendente che dice - con altre parole - la stessa cosa che alcuni giorni fa mi ha scritto un mio amico, lontanissimo dalla mentalità e dalla concezione di Equitazione che aveva il baffuto "figlio di Albione".

Fillis dice che: -  "piuttosto che punire fuori tempo l'errore del lallo è meglio non punire affatto", inoltre, raccomanda di individuare la causa della difesa, perché sarebbe da stupidi punire un'atteggiamento indesiderato che però trova la sua ragion d'essere, la sua giustificazione in problematiche fisiche o temporalmente contingenti del lallo.

Detto questo, Fillis fa delle affermazioni sul cavallo che scatenerebbero le ire delle erinni lalliste, delle vestali dell'approccio naturale al lallo, della gestione semplice, della relazione zooantroippologica, della comunicazione interspecie specifica, della doma dolce della minchia, dei giuochi   ecc. ecc.

Ora, prima di parteciparvi il pensiero di Fillis, voglio rivelare il motivo del perché andai nel forum il cavallo: - quello come la settimana enigmistica, "con innumerevoli tentativi di imitazione".


Qualche anno fa, ebbi una discussione con MarcoLX...o forse era LK ma non ha importanza, il buon Marco era (è?) un grande fautore delle dome uestern/indiane/animiste/naturali/dolci e affermava convintamente che



lo sguardo dell'addestratore, avrebbe una particolare influenza sul lallo, quando viene lavorato coi "metodi naturali" nel tondino.

Purtroppo non ho ritrovato le mie obiezioni che furono assai caustiche ma molto divertenti riguardo la tecnica degli "occhiacci occhioni occhietti" doviziosamente descritta dal bravo MarcoLC.

Perché cercavo quel dibattito ??

Perché Fillis spiega quasi con le mie stesse parole il falso problema dello sguardo "addestratore" che ha - secondo lui e secondo me - nessuna influenza sul lallo...provate !
"Domani mattina cercate di influenzare il vostro lallo facendogli gli "occhiacci", provate delle smorfie orribili, fategli la linguaccia, dei sorrisoni o quello che vi pare usando la mimica facciale, vedrete che malgrado il vostro impegno nelle più svariate espressioni facciali - se restate fermi col corpo e sopratutto restate fermi con le braccia - il vostro lallo rimarrà assolutamente impassibile."

                                              Influence du regard de l'homme sur le cheval.




En dépit de nombreuses controverses, j'ai la profonde conviction que le regard de l'homme n'a aucune
influence sur le cheval.
Que le regard soit dur, colère, doux ou bienveilant, le cheval n'y prête aucune attention. J'ai fait à ce
sujet des expériences multiples sur de jeunes et sur de vieux chevaux^ or je certifie que, si les yeux et les
muscles de la face bougent seuls, l'écuyer ne faisant aucun mouvement, soit du corps, soit des bras, le che-
val demeurera complètement indifférent. J'ai cent fois essayé de la colère dans le regard, du sourire sur les lèvres : résultat nul. Faites les plus horribles grimaces à vos chevaux, tirez-leur la langue, et jamais aucun d'eux ne manifestera, par le plus petit signe, que cela ait sur lui une influence quelconque.
Il en est tout autrement si vous faites le moindre mouvement du corps et surtout des bras.




                                                             Intelligence du cheval.

"La difficulté dans tout le dressage est de faire comprendre au cheval ce qu'on lui demande et ce qu'on
attend de lui.
La difficulté est grande, parce que le cheval, contrairement à ce que croient beaucoup de personnes,
n'a qu'une intelligence très limitée.
La seule faculté qu'il possède et qu'il possède même à un haut degré, c'est la mémoire. C'est donc uni-
quement à la mémoire qu'il faut s'adresser, c'est elle qu'il faut frapper."

"La principale difficoltà dell'addestramento è far capire al cavallo cosa gli si chiede e cosa ci si aspetta da lui, è un grosso problema perchè il lallo - contrariamente a quanto credono molte persone - ha un'intelligenza assai limitata mentre possiede un'ottima memoria, dunque, il maneggio deve puntare su questa per ottenere i risultati voluti."

Fillis continua e sviluppa l'argomento su questa falsariga, non lo traduco non lo riassumo, dico che ha ragione, ha maledettamente ragione, anni di mia esperienza diretta lo confermano e potrei portare decine di esempi a conforto della sua tesi: - "i cavalli sono animali stupidi.".

Io ho due figli, ormai adulti, credo che tutti i genitori prima o poi siano stati coinvolti discorsi come questi : -  quando erano piccoli, perfettamente sani belli e intelligenti, mia moglie mi chiese: - "se uno di loro fosse nato down cosa avresti fatto ?".... L'avrei amato e protetto di più di quello "sano" fu la mia pronta risposta.

Più avanti, quando le loro inclinazioni sessuali furono evidenti, in una discussione un amico di famiglia - noto omofobo -  ci chiese: - "cosa fareste se vostro figlio fosse "frocio" ?"...risposi io per tutti e due: - "certo non sarei contento, ma il nostro affetto, la nostra cura, le nostre attenzioni per lui non cambierebbero di una
 virgola !"

 Ecco, se amiamo i cavalli guardiamoli e trattiamoli come se fossero i nostri figli diversi, i nostri "fratelli minori",  l'intelligenza non esiste in assoluto è relativa, dunque bando alle antropizzazioni e alle ipporelazioni e alle forzature psichiche oggi tanto di moda per "mitizzare" i cavalli, prendiamoli per quelli che sono, accettiamo i loro limiti, evitiamo paragoni con altre specie, consapevoli di quello che possono offrirci e di quello che mai potranno darci.