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Condizionamento operante
Elaborato da Burrhus Skinner, il condizionamento operante inverte le fasi del condizionamento classico: la risposta precede lo stimolo che funge da rinforzo. Le risposte ambientali nel comportamento operante possono essere rinforzi, atti a indurre la ripetizione di un comportamento, punitori atto a dissuaderlo oppure operanti neutrali.
[modifica]Il fenomeno dei piccioni superstiziosi
L'esperimento più noto di Skinner riguarda la somministrazione di cibo a piccioni chiusi in una gabbia che prenderà il nome di skinner box. La somministrazione di cibo avveniva premendo una leva con il becco e se, appreso il comportamento tramite il rinforzo il cibo veniva somministrato ad intervalli regolari i piccioni iniziavano ad associare alla somministrazione di cibo un atto arbitrario come lo scuotere la testa con la somministrazione del cibo cui casualmente corrispose.
Scacazzamento operante.
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Tutto partì da un piccione, inevitabilmente dai piccioni si è arrivati ai lalli...ormai qualsiasi cosa è abbinabile ai cavalli, dallo zen, all'agopuntura, ai fiori di bach, al tai chi, al clicker, alla psicologia cognitiva e chi più ne ha più ne metta, lo scopo - altamente lodevole - è il benessere cavallino.
Perché questo riferimento ai piccioni, o meglio al "condizionamento operante" ??
Ho scoperto che il "forumerone" - il forum che vanta mille tentativi di imitazione come la settimana enigmistica - è stato rivoluzionato, cercavo dei mie scritti - non si trova più niente - comunque, sono andato nella sezioni libri - dove capita di trovare qualcosa di interessante - e guardate cosa ho trovato !!
Conosco sia l'autore che l'estensore di questo trattatello, ottime persone, ma forse troppo tese a dimostrare una bella teoria probabilmente sbagliata - se riferita all'equitazione - che accettare una realtà differente nei fatti dai loro desideri.
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| Gabbia di Skinner. |
Vediamo nei particolari cercando di capire/stabilire prima di tutto su cosa si basa l'addestramento equestre altrimenti detto, con una bella antica parola italiana: - il maneggio.
Fillis nel suo libro "Principes de Dressage et Equitation" scrive: -
"...l'éducation du cheval repose tout entière sur deux modes d'action du cavalier : la caresse et la correction." -
traduzione letterale: - " ...l'addestramento del cavallo è basato interamente su due modi di agire del cavaliere: - la carezza e la correzione."
traduzione PP: - "...l'addestramento equestre si basa sul principio: "premi punizioni".
Inoltre dice, vado a memoria: -
"fino a quando il lallo non avrà tentato di scaraventarci a terra senza riuscirci e non sarà stato punito per questo tentativo, la sua doma non potrà considerarsi completa".
Il lallo si impennò, quando fu al culmine della levata, gli detti una frustata a "levapilo" sulle orecchie, come conseguenza, mi feci qualche giro di pista "ventre a terra", poi una volta tranquillizzato, riportai il lallo sul "luogo del delitto" e parlandogli con "voce soave" lo accarezzai a lungo, mi pare che ripetetti la "cura" un'altra volta, non ne sono sicuro, comunque, da allora e per oltre 13 anni quel lallo non si è più impennato, tenete presente che andavo ai raduni dove c'erano femmine e altri cavalli sconosciuti...lui - quando arrivavamo - dava fondo a tutto il repertorio terrifico da "stallone" ma non si impennava.
Quando si tratta di controllare - di "sottomettere" direbbe il Generale - degli animali da utilità/da lavoro potenzialmente pericolosi se lasciati al loro arbitrio, la punizione/la minaccia delle punizioni come i premi diventano essenziali/indispensabili...infatti, può darsi, che nell'attesa che le risposte sbagliate (le difese) si estinguano da sole "semplicemente ignorandole" - secondo la teoria del condizionamento operante - il cavaliere venga estinto allegramente dal suo lallo...e questo non mi pare bello.
Fillis nel suo libro "Principes de Dressage et Equitation" scrive: -
"...l'éducation du cheval repose tout entière sur deux modes d'action du cavalier : la caresse et la correction." -
traduzione letterale: - " ...l'addestramento del cavallo è basato interamente su due modi di agire del cavaliere: - la carezza e la correzione."
traduzione PP: - "...l'addestramento equestre si basa sul principio: "premi punizioni".
Inoltre dice, vado a memoria: -
"fino a quando il lallo non avrà tentato di scaraventarci a terra senza riuscirci e non sarà stato punito per questo tentativo, la sua doma non potrà considerarsi completa".
Contrariamente a quanto dice Fillis, sembrerebbe che la teoria di addestramento equestre basata sul condizionamento operante, cerchi di eliminare le punizioni puntando sull'estinzione del comportamento indesiderato semplicemente ignorandolo.
Personalmente ho consuetudine coi lalli e monto da oltre cinquant'anni, ma è solo da una ventina d'anni che - supportato da buone letture - cerco di praticare una buona equitazione, e per lo vero, ho portato soltanto due cavalli e mezzo ad una certa finezza di addestramento, quindi consideratemi un apprendista con qualche esperienza diretta alle spalle.
Ma questo mi basta per dire che nella pratica, il lallo viziato e non punito tenderà a ripetere il suo vitio ed ad insistervi se per una qualsiasi ragione - indipendente - dalle azioni e dalla volontà del cavaliere il lallo si sentirà gratificato.
Fiorello, come fanno spesso i maschi, nella prima fase di addestramento tendeva ad impennarsi, la cosa era fastidiosa, il marrano aveva scoperto che quando si impennava giocoforza dovevo mollare le redini (premio) e quindi se ne approfittava - una volta rimessi i piedi a terra - si scaraventava verso l'uscita della cavallerizza come un fulmine.
Contrastarlo in quei frangenti era in vero pericoloso, pertanto mi portava facilmente fino alla porta del maneggio, che era chiusa ma dove si intestardiva a rimanere, non so cosa avrebbe fatto il condizionatore operante, posso dirvi quello che feci io: - con gli speroni e un paio di nerbate - gentilmente - lo convinsi a continuare il lavoro.
Si convinse talmente bene che - in seguito - non ci fu più bisogno di usare frusta e speroni - si impennava, andava alla porta e dopo un attimo di esitazione ritornava in pista come se niente fosse, devo dire che lo faceva di rado e senza ragioni apparenti ...metti due o tre volte la settimana ma la cosa era pur sempre imbarazzante perché a volte si metteva "a candela" posizione potenzialmente molto pericolosa.
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| il clikker: - ottimo coi delfini! |
Mi accorsi che l'impennata si ripeteva più o meno sempre allo stesso punto, allora, mi preparai: - mano sinistra che teneva le redini lasche e il collare di corda che avevo messo per mantenermi, frustino nella mano destra.
Il lallo si impennò, quando fu al culmine della levata, gli detti una frustata a "levapilo" sulle orecchie, come conseguenza, mi feci qualche giro di pista "ventre a terra", poi una volta tranquillizzato, riportai il lallo sul "luogo del delitto" e parlandogli con "voce soave" lo accarezzai a lungo, mi pare che ripetetti la "cura" un'altra volta, non ne sono sicuro, comunque, da allora e per oltre 13 anni quel lallo non si è più impennato, tenete presente che andavo ai raduni dove c'erano femmine e altri cavalli sconosciuti...lui - quando arrivavamo - dava fondo a tutto il repertorio terrifico da "stallone" ma non si impennava.
Era chiaro che volesse farlo, che avrebbe voluto fare delle impennate alla Zorro, invece si sollevava da terra 30/40 cm non di più, era stato condizionato "operativamente" a non andare oltre.
Per l'incolumità di tutti, uno dei principi fondamentali dell'addestramento, o meglio della "educazione elementare equestre" è che ogni tentativo di difesa deve essere immediatamente contrastato ed eventualmente punito quando il cavallo è bardato: sia che venga montato, sia che lavori alla corda, sia che venga condotto alle redini lunghe, sia che venga portato alla mano.




