...e se la sorte sarà malignamente avversa al vostro valore, procurate di non morire invendicati, di non lasciarvi catturare e massacrare come pecore, e invece, combattendo da forti, di lasciare al nemico una vittoria che costi loro lacrime e sangue.
Così termina il discorso di Catilina ai suoi soldati prima della battaglia finale... ci ricorda qualcuno?
Ecco lo "episodio minore": Sallustio dice che Catilina fece scappare i cavalli per far intendere ai suoi che non ci sarebbe stata possibilità di fuga.
Io, da "uomo di cavalli - o più in verità - da vecchio cavallaro, non credo che il vero motivo che spinse il patrizio romano a compiere quel gesto questo fosse.
Lui si trovava asserragliato con affianco i fedelissimi già sufficientemente motivati allo scontro all'ultimo sangue, inoltre, le legioni che si preparava ad affrontare, avevano certamente al seguito la cavalleria che non avrebbe avuto difficoltà a vanificare un eventuale tentativo di fuga a cavallo.
Secondo me, lo fece per rispetto per il suo cavallo, sapeva che per lui e per i suoi era finita, il suo discorso a questo proposito non lascia dubbi. Dunque, era perfettamente inutile far seguire la stessa sorte al suo cavallo.
E' evidente, che se fosse stato necessario, Catilina avrebbe sacrificato una mandria di cavalli... fu trovato lontano dai suoi, tra i cadaveri dei nemici che aveva abbattuto, e, come ci dice sempre Sallustio: respirava ancora a malapena, recando impressa in volto la fierezza d'animo che aveva avuto da vivo.
Da Xenophon a don Raffaé (mio nonno, carrettiere nell'agro nolano fino ai primi anni 50 del s.s.), il rapporto... oggi diremmo la relazione, col proprio cavallo si fondava sopratutto sul rispetto.
Infatti, la vecchia cultura era basata sull'arte di utilizzare al meglio quest'animale.
Il cavallo aveva una posizione privilegiata nella società umana, sia per il suo utilizzo che per la sua connaturata carica simbolica che lo rimanda - da sempre - ad una immagine fantastica di essere superiore; la sua condizione era ed è particolarissima nella società umana e non ha alcun riscontro con gli altri animali.
Alla voce "uomo di cavalli", le maître de manège Jules Pellier così scriveva nel 1900: si può essere un famoso cavallerizzo, un esperto ufficiale di cavalleria, un abile fantino, un allevatore fortunato e un cocchiere molto bravo, ma, anche riunendo tutte queste qualità in una sola persona, non la si può definire "uomo di cavalli" se le mancasse il "tatto equestre.
Qualità che il citato autore così definisce: delicatezza e correttezza con la quale il cavaliere si serve degli aiuti e impiega i mezzi per governare il suo cavallo.
Allora si capiva l'importanza di quest'animale e - saggiamente - si cercava di conservarlo in buona salute psicofisica il più a lungo possibile.
Ovviamente, in tutti i tempi e in ogni luogo, son esistiti ed esistono persone che per sete di guadagno, o, per sciocco esibizionismo rovinavano/rovinano il loro cavalli.
Ma queste, non sono cavalieri, tanto meno uomini di cavalli, sono delle emerite teste di minchia.
Tutto ciò, è andato perduto con l'arrivo dei "nuovi cavalieri", ma andiamo con ordine.
Avevamo venduto i cavalli ai tempi dei nostri padri per comprar trattori auto e motociclette... erano scomparsi.
Agli inizi degli anni 70 del s.s. ricomparvero in prossimità dei grossi centri turistici: erano nati gli "affittacavalli", li ricordo benissimo: si trattava di strutture più o meno scalcagnate dove i clienti non si potevano definire cavalieri ma "utilizzatori" del cavallo: sprovveduti ragionieri e garrule massaie, venivano schiaffati in sella ad onesti cavallotti e partivano - lento pede - per il solito giro nel bosco o sulla spiaggia.
Eravamo in Sardegna, mio cognato (quello di Fulano) pensando di farci cosa gradita - ci prenota/ci offre - a me e mia figlia allora adolescente - una escursione a cavallo, siamo nell'immediato entroterra della Costa Smeralda, di tardo pomeriggio in pieno Agosto.
E' una bella campagna sarda: odorosa macchia mediterranea, rocce di granito e alberi striminziti torturati dal sole e dal vento.
In un recinto ci sono una decina di lalli sellati e legati alla palizzata che aspettano - sotto il sole e un nugolo di mosche - gli allegri vacanzieri della costa.
Sono ferrati malissimo/fuori ferratura, alcuni sono scalzi di dietro, c'è anche un puledrino che cerca di ripararsi dal sole sotto il ventre della madre, selle pakistane da due lire strausate, i lalli tenuti a "mezzapancia" e si vedeva.
Eppure il costo dell'escursione era sicuramente congruo/esagerato per la vicinanza della "piazza" vicina: Porto Cervo.
Nel frattempo ci offrono qualcosa, io e Titti ci guardiamo negli occhi e ci capiamo.
Quando, il simpatico gestore ci propone di montare, io declino l'invito: fa troppo caldo, veniamo un'altra volta col fresco.
Sono anni che sono un "lupo solitario" perché disgustato da queste schifezze... quì in Sicilia, fino alla fine degli anni 80, si andava a Bari a comprar i cavalli che arrivavano dal Sud America a migliaia, stipati come sardine nelle navi conteiner (la Puglia detiene il record mondiale per consumo di carne equina), li si faceva fare la stagione estiva a portar turisti a zonzo nei paraggi di Cefalù, Palermo e Taormina, poi - arrivato l'autunno - quasi tutti andavano al macello per poi ricominciare con la stessa "tarantella" alla primavera successiva.
Nello stesso tempo, si aprirono tanti "centri di equitazione", ci fu la caccia all'istruttore e ai maniscalchi, specialmente questi ultimi erano "merce" introvabile, era una categoria quasi estinta... dei panda.
Ex marescialli, ex appuntati ma anche ex ufficiali dell'esercito e dei carabinieri - da sempre presenti nell'ambiente - allargarono le loro possibilità di lavoro come istruttori e diffusero - oltre che il loro bagaglio tecnico - anche il formalismo più vacuo, con due difetti di fondo:
- il primo: i sotto ufficiali erano abituati ad ubbidire/a scattare sull'attenti, gli ufficiali a comandare (ovviamente con delle luminose eccezioni), cose che i "figli di papà" capirono subito e si comportarono di conseguenza sottomettendo i primi e mandando affanculo i secondi.
- il secondo: i "marmittoni" erano tutti di ferrea ortodossia caprilliana già - all'epoca - superata dai fatti, dai risultati. I D'inzeo erano tramontati e dopo la folgorante impresa di Mancinelli "calò il sipario" sulla presunta superiorità della equitazione italiana; sipario che da cinquant'anni è e resta ancora chiuso.
Una volta acquistato il primo è fatta, quasi sempre si aprono le porte dei gironi infernali al danaroso entusiasta genitore alla ricerca del lallo adatto per la "categoria superiore"... ma questa è storia contemporanea.
Questa è la fotografia di come è cominciato il percorso che cavallo sta facendo per andare ad avvicinarsi alla condizione di animale da affezione nell'attuale società occidentale che - ricordiamolo - fa una netta distinzione tra gli animali da reddito, ormai materia prima per prodotti industriali... vedi polli, maiali, vitelli allevati e macellati "a catena di montaggio" e quelli da "compagnia", sopravalutati, super protetti, super coccolati fino al ridicolo e diventati essi stessi importanti consumatori - per miliardi di euro - di linee di prodotti specifici pubblicizzati tal quale quelli per i bambini e per gli anziani.
In questo sistema, esclusi quelli delle razze da "tiro pesante", ormai quasi esclusivamente convertiti alla produzione di carne, quindi ascrivibili alla categoria animali da reddito, i cavalli occupano una posizione intermedia tra le due categorie appena accennate.
Un po alla volta, i nuovi cavalieri trasut e sicc, s'è misero e chiatt... il proverbio che diceva mia madre - adattato al nostro discorso - ha questo significato: i parvenus dell'equitazione prima si son comportati educatamente quasi timidamente, poi, presa confidenza, hanno preteso di decidere, di fare, di muoversi come vogliono loro invadendo quasi tutti gli spazi dettando a tutti gli altri nuove regole costruite sul nulla... anzi no, basate sul nuovo animalismo.
Eh già! Perché nel contempo si è sviluppata una nuova coscienza animalista spinta addirittura all'antispecismo ed è nato il movimento vegano, una miscela che ci ha portato alle proposte di legge della Brambilla, alcune davvero bislacche.
Cosa non si fa per un pugno di voti in più!
Ma torniamo all'argomento, si è cominciato con criticare - giustamente - delle pratiche infami come sbarrare i lalli mettendo puntine da disegno, tappi di birra o vescicanti nelle fasce, la Rollkur, i capezzoni dentati, ecc. ecc. da quì - il passo è breve - si è passati alla demonizzazione della ferratura, delle selle con l'arcione, delle imboccature... per non parlar del torcinaso, delle pastoie, degli inredinamenti del trotto e del polo, ma, si è giunti al ridicolo (episodio accaduto in Francia), con la denuncia fatta da alcuni turisti ad un allevatore che lasciava pascolare i suoi cavalli sotto la pioggia.
Questo dimostra che l'amore per il lallo è cresciuto a dismisura mentre è regredita la sua conoscenza.
In quest'ambito, son nati i pensionati (spesso con interessi "pelosi") per gli equini "martiri" dell'equitazione ed è nato il "lallo di casa".
Spesso, quest''animale è tenuto in un angolo del giardino, oggetto di tutte le cure e di ogni attenzioni da parte della famiglia ma poco educato e pochissimo utilizzato.
Di fatto, si privilegia la relazione, l'intimità con il cavallo piuttosto che la tecnica e l'addestramento equestre.
In quest'ambito, son nati i pensionati (spesso con interessi "pelosi") per gli equini "martiri" dell'equitazione ed è nato il "lallo di casa".
Spesso, quest''animale è tenuto in un angolo del giardino, oggetto di tutte le cure e di ogni attenzioni da parte della famiglia ma poco educato e pochissimo utilizzato.
Di fatto, si privilegia la relazione, l'intimità con il cavallo piuttosto che la tecnica e l'addestramento equestre.
Ma tutto ciò ha avuto un lungo percorso, parte da lontano.
Nel medio evo era normale usare speroni appuntiti e morsi con aste lunghe un "metro" (gli animali erano considerati cose), poco a poco, la situazione è cambiata, l'equitazione è diventata arte nel Rinascimento e dal XIX secolo, si è cominciato a dare importanza al tatto e alla leggerezza.
Nel XX secolo, i sacrosanti tatto e leggerezza, si trasformano (complici i "sussurratori" ) in "naturalità e dolcezza", premesse per ogni approccio col cavallo ai giorni nostri.
Oggi, il "nuovo cavaliere" sta per aggiungere una nuova tappa al percorso che ha cambiato la posizione del cavallo nella cosidetta società "occidentale".
Molti dati concordanti dicono che un numero significativo di cavalieri di base sono più interessati al contatto e alla relazione collo lallo piuttosto che all'equitazione, considerano il cavallo un ami pour la vie..
Infatti, si vede un numero crescente di appassionati - per la maggioranza donne - che acquistano un cavallo allo scopo di... non utilizzarlo.
Per costoro, non importa se hanno tare, tic o difetti.... mancini o cagnoli, i cavalli sono sempre e comunque degni di tutto il loro amore.
Ma l'amore, a seconda delle circostanze, può produrre il meglio e il peggio nell'ambito umano.
E' fuori dubbio che è stato la molla dello spettacolare incremento - a partire dagli anni70 del s.s. - degli sport e delle attività equestri.
Ma questa stessa spinta, può condurre alla completa rovina il cavallo se si segue la linea animalista .
Sicuramente, è per amore degli animali che la ex ministra di Berlusconi: Brambilla propone riforme costituzionali per equiparare i diritti degli animali a quelli umani - in particolare - vorrebbe che il cavallo diventasse, a tutti gli effetti un "animale d'affezione".

Cosa resterà del "nobile equino", quando, dopo esser sparito dalle strade, dai campi di battaglia, dai campi tout court, sarà definitivamente eliminato dai maneggi, dagli ippodromi, dai circhi, dai Palii e dalle feste di piazza e sarà diventato - assieme ad asini e muli - animale da compagnia sopratutto femminile?
Diciamoci la verità: gli uomini di cavalli sopravvissuti e i veri cavalieri hanno una istintiva diffidenza verso questa trasformazione e, molti di loro, credono/si illudono che questa tendenza alla "ippolatria" prima o poi si sgretolerà, considerano tutta questa "dolce relazione" col cavallo una moderna passeggera bizzarria.
Siccome costoro, volenti o nolenti fanno comunque parte del mondo equestre, si trattengono e pensano che non è il caso di dire tutta la verità in equitazione, sopratutto a coloro che la verità non la vogliono conoscere, in particolar modo le verità riguardanti le conoscenze dei tecnici (veterinari, maniscalchi, storici dell'equitazione....) - nella situazione di monopolio lallista - sono le meno opportune da dire.
Per costoro, non importa se hanno tare, tic o difetti.... mancini o cagnoli, i cavalli sono sempre e comunque degni di tutto il loro amore.
Ma l'amore, a seconda delle circostanze, può produrre il meglio e il peggio nell'ambito umano.
E' fuori dubbio che è stato la molla dello spettacolare incremento - a partire dagli anni70 del s.s. - degli sport e delle attività equestri.
Ma questa stessa spinta, può condurre alla completa rovina il cavallo se si segue la linea animalista .
Sicuramente, è per amore degli animali che la ex ministra di Berlusconi: Brambilla propone riforme costituzionali per equiparare i diritti degli animali a quelli umani - in particolare - vorrebbe che il cavallo diventasse, a tutti gli effetti un "animale d'affezione".
Cosa resterà del "nobile equino", quando, dopo esser sparito dalle strade, dai campi di battaglia, dai campi tout court, sarà definitivamente eliminato dai maneggi, dagli ippodromi, dai circhi, dai Palii e dalle feste di piazza e sarà diventato - assieme ad asini e muli - animale da compagnia sopratutto femminile?
Diciamoci la verità: gli uomini di cavalli sopravvissuti e i veri cavalieri hanno una istintiva diffidenza verso questa trasformazione e, molti di loro, credono/si illudono che questa tendenza alla "ippolatria" prima o poi si sgretolerà, considerano tutta questa "dolce relazione" col cavallo una moderna passeggera bizzarria.
Siccome costoro, volenti o nolenti fanno comunque parte del mondo equestre, si trattengono e pensano che non è il caso di dire tutta la verità in equitazione, sopratutto a coloro che la verità non la vogliono conoscere, in particolar modo le verità riguardanti le conoscenze dei tecnici (veterinari, maniscalchi, storici dell'equitazione....) - nella situazione di monopolio lallista - sono le meno opportune da dire.
Ecco l'ultima moda, nata negli S.U. e presto adottata in Germania: l'extreme mustang makeover
JP Digard scrive: mai il cavallo è stato "amato" come nella nostra epoca, ma, per uno strano contrappasso non è più rispettato, infatti, amore e rispetto sono due concetti assai differenti:
l'amore va di pari passo con l'idealizzazione, l'esaltazione, la divinizzazione dell'oggetto amato a prescindere dalle eventuali qualità dello stesso, infatti, già gli antichi romani dicevano: amor caecus est.
Il rispetto è strettamente legato alla conoscenza; anticamente si rispettavano - a priori - i "capelli bianchi" perché si attribuivano agli anziani il sapere e la conoscenza.
Mi piace chiudere questo mio riassunto con una frase di Tiziano Terzani: Il rispetto nasce dalla conoscenza, e la conoscenza richiede impegno, investimento, sforzo.
N.B. Quanto scritto, è frutto della mia esperienza diretta coi cavalli iniziata nei primi anni 50 del s.s. avevo 5/6 anni quando cominciai ad andare in campagna con mio nonno sul suo calesse .
Ma il filo conduttore è tratto liberamente da: Cheval mon amour del prof. del prof. J.P. Digard - etnologo, orientalista e antropologo, presidente emerito del CNRS, specialista - tra l'altro - nello studio della domesticazione degli animali con particolare riferimento al cavallo.
Volutamente, ho trascurato tutto ciò che dice lo studioso a proposito della psicologia dei "nuovi cavalieri": le donne e del tabù dell'ippofagia, argomenti che già ho trattato da altre parte.
A proposito di "fagia": ecco come la Michela Vittoria Brambilla vede la nostra nuova relazione coi conigli...

N.B. Quanto scritto, è frutto della mia esperienza diretta coi cavalli iniziata nei primi anni 50 del s.s. avevo 5/6 anni quando cominciai ad andare in campagna con mio nonno sul suo calesse .
Ma il filo conduttore è tratto liberamente da: Cheval mon amour del prof. del prof. J.P. Digard - etnologo, orientalista e antropologo, presidente emerito del CNRS, specialista - tra l'altro - nello studio della domesticazione degli animali con particolare riferimento al cavallo.
Volutamente, ho trascurato tutto ciò che dice lo studioso a proposito della psicologia dei "nuovi cavalieri": le donne e del tabù dell'ippofagia, argomenti che già ho trattato da altre parte.
A proposito di "fagia": ecco come la Michela Vittoria Brambilla vede la nostra nuova relazione coi conigli...
... dal tegame al legame.
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