"Nessun cavallo ci obbedirà per compiacerci, tanto meno per senso del dovere, lo farà unicamente pe

"Nessun cavallo ci obbedirà per compiacerci, tanto meno per senso del dovere, lo farà unicamente per evitare il dolore, rispondendo ai segnali che precedono l'uso di strumenti che possono provocarlo e che all'occorrenza lo produrrebbero fino a costringerlo all'obbedienza.. ."

lunedì 12 marzo 2012

B..B..BA..BA..BAM...BOLA.

Questo è il primo episodio di : - "Le mie avventure e disavventure coi lalli", trattasi di fatti veramente vissuti, o ai quali ho assistito, o che mi son stati riportati e dei quali ho avuto contezza certa, presentati in veste "romanzata".

Verso la metà degli anni 70 del secolo scorso, dalle nostre partì cominciò timidamente il ritorno del lallo.

Noi avevamo organizzato - tra amici - una struttura impostata sul turismo equestre. 

Conobbi un ragazzo...anch'io a quel tempo lo ero - almeno secondo il metro attuale di classificazione - infatti non avevo ancora trentacinque anni, mentre lui era di qualche anno più giovane di me, ci incontrammo per la comune passione per le moto. 

Quando scopri i nostri cavalli, impazzì, volle provare, era tutti i giorni là da noi, lo facevamo montare, comprava libri e riviste...in breve fu preso dalla "lallite acuta galloppante". 

Un pomeriggio, mi chiama in disparte e mi invita a salire sulla sua auto...arriviamo in campagna da lui e, in una ex stalla per bovini, trovo, in un box estemporaneo, una cavalla. 

Era emozionatissimo: - ci trovavammo di fronte un bastimento di 0,8 tonnellate di stazza, zoccoli quanto una padella, testone lungo metri 1,20, 1,70 al garrese, baia zaino. 

Ecco un soggetto simile a Debora collaacca...
Che ne dici? Non è fantastica? 

Io ero leggermente intontito per la sorpresa...non per la cavalla, ma per quella cavalla, certamente veniva dai mercati dell'est...Polonia, Romania, Ungheria, sicuramente era un soggetto da macello già avanti negli anni, con la nevrilità e la grazia di un vitello della bassapadana. 

Appena ripreso dissi...che cavalla!! che grande cavalla!! che grossa cavalla!!...cosa potevo dire d'altro? 

La cavalla fu battezzata Deborah...Debora collaacca, che da quel momento, fu al centro delle sue cure...ah: - l'amico si chiama Nardo...diminutivo di Leonardo, era un bel ragazzo atletico, di buona famiglia, neolaureato, faceva arti marziali ed aveva un piccolo difetto "chicchiava", balbettava, era balbuziente specialmente quando si emozionava. 


Passarono parecchi mesi, un pomeriggio Nardo mi invita di nuovo a salire in macchina con lui: stesso tragitto, stessa destinazione di quando arrivò Deboracollacca.


Ma al posto della pachidermica baia, c'era una bellissima saura con una stellina in fronte, sembrava uscita da una stampa inglese, affilata e muscolata come un levriero, era: - "Bambola Blù", PSI con tanto di certificato presa dalle corse su strada - piaga e  vergogna equestre della Sicilia, per fortuna - oggi - molto ridimensionata. 

Il buon Nardo, era passato dal trattore alla Ferrari in un sol colpo, mi complimentai con lui, stavolta sinceramente, in effetti era una b..b..b..eeella g..g..g.giumenta, lui la chiamava: - "la "mmmm ...mmm..mia B..B..Ba..Ba..Bam...bolina" 


Effettivamente, il ragazzo aveva capito che Deboracollacca "non era cosa"; lui era atletico, giovane e appassionato: dunque imparava velocemente, perciò fece quel cambio, forse fu un salto troppo lungo ma era normale che succedesse. 

Venne finalmente la Domenica della prima uscita a cavallo - con quella cavalla -  eravamo i soliti 4/5 amici, una delle nostre mete preferite era raggiungere il casolare di un "pecoraro" distante una quindicina di Km: si mangiava la ricotta calda, "pane di casa" e - "passuluna" - le olive nere. 

Percorrevamo una "regia trazzera", (antiche strade di collegamento borboniche) dove c'era un tratto perfetto, un paio di km pianeggianti con dolci curve dal fondo molto buono, era diventata la nostra pista da galoppo.


Ormai i nostri cavalli partivano da soli quando si arrivava al "galoppatoio", e da soli rallentavano quando la strada si stringeva e dovevamo riprendere il passo. 



Penso che anche tutti voi facciate queste ragazzate...chi resiste alla tentazione di mandare un cavallo al gran galoppo ?? 


Chi ci avesse visto, ci avrebbe preso per pazzi, perché - in effetti - si era creata una furibonda competizione mai apertamente dichiarata, dunque impegnavamo i cavalli sul serio. 

Nardo, fino ad allora ci aveva visto sempre e solo di spalle, dunque - appena "in pista" mandò la sua Bambola alla disperata e - "siccome il sangue non è acqua" - la giumenta ci balzò davanti con facilità dandoci subito la polvere...Minchia ! La cavalla andava come un treno , Nardo - al colmo della gioia - cominciò a lanciare urla selvagge da guerriero apache, io gli ero quello più vicino perché il mio lallo - Sandokan - anche lui purosangue ma di linea irlandese, prese quella fuga come un affronto personale e si "attaccò alle chiappe" della saura…capii che comunque non ce l'avrebbe mai fatta a superarla, dunque restai leggero senza spronarlo ulteriormente. 


La strada si andava a restringere, costeggiata da uliveti, avevamo passato il "traguardo", ma questo Bambola non lo sapeva e tirò dritto, Sandokan appresso, gli altri erano lontani e forse già avevano rallentato. 

Nardo cominciò a cercare di fermarla, aveva un buon filetto, nessun effetto, intanto cominciavano le curve…la prima perfetta: - una "piega" alla Valentino Rossi e via - la seconda curva più facile, più ampia, la cavalla la taglia e il povero Nardo prende di striscio un ramo di olivo sporgente e - ovviamente - va per le terre.  

Io metto - non so come - il mio cavallo di traverso contro un muretto a secco e - rischiando il cappottamento riesco a fermarlo, lo lego - con la corda alla buttera - ad un albero e corro verso Nardo che nel frattempo si era alzato…oh cazzo !

Per una combinazione irripetibile di impatto, angolazione, tipo di ramo e chissà cos'altro, la ferita che Nardo aveva in testa era simile ad una rasoiata, sembrava una "mezzascalpatura" fatta da un abile guerriero comanchi. 

Il ragazzo non pareva soffrisse…ma il suo aspetto era impressionante, in alcuni punti mi sembrò che biancheggiasse - tra il sangue - il cranio. 

Intanto arrivavano gli altri, Mario, scese da cavallo guardò l'amico e cadde svenuto.

Il fatto fu contagioso, perché Nardo stava per mancare anche lui…per fortuna c'era Gaspare, infermiere professionista, in dieci minuti trasformò l'indiano - "black foot" semiscalpato - in un indiano d'India…gli fece un perfetto turbante con la sua camicia e con la fascia gialla da cavallo che per caso aveva appresso.


Giallorosso: - abbinamento perfetto anche se smaccatamente romanista. 

Comunque, con un centinaio di punti, un paio di mesi di convalescenza la "crozza" (il teschio) di Nardo riprese il suo aspetto normale, i punti son stati coperti dai capelli e non si vedono affatto…son passati anni, abbiamo continuato ad andare a cavallo assieme, son cambiati si sono alternati i compagni di escursione a due e a 4 zampe, la "bambolina" ora fa la fattrice. 

A volte, durante le nostre passeggiate - a redini lasche - attacco a squarciagola:  

"TU MI FAI GIRAR TU MI FAI GIRAR COME FOSSI UNA BAMMMMBOLA, POI MI BUTTI GIU' POI MI BUTTI 
GIU' COME FOSSI UNA...BAM MMM BOLAAAAAA....
.v..v..v..va..va VA VAF VAFFANCULO…risponde Nardo e io giù una risata, lui ride (un pò amaramente) con me…tutti ridono con noi…ma non tutti sanno il perché si ride.