"Nessun cavallo ci obbedirà per compiacerci, tanto meno per senso del dovere, lo farà unicamente pe

"Nessun cavallo ci obbedirà per compiacerci, tanto meno per senso del dovere, lo farà unicamente per evitare il dolore, rispondendo ai segnali che precedono l'uso di strumenti che possono provocarlo e che all'occorrenza lo produrrebbero fino a costringerlo all'obbedienza.. ."

giovedì 3 novembre 2011

barefutterìa


























Praticamente tutti i vertebrati, in possesso di unghie, addomesticati dall'uomo o da questi tenuti in cattività hanno bisogno di "pedicure", sia con le buone...



che con le "cattive"...



Ovviamente i miei cani e i miei gatti e il mio lallo non abbisognano di pedicure in quanto: - i primi sono in completa libertà e al secondo faccio fare bastante movimento per tenere le unghie ad una lunghezza accettabile.

Tengo il mio lallo scalzo da circa 5 anni, grazie al mio incontro con Alex, ma non per le teorie berefutte tantomeno per le tecniche di "pareggio".

Pensateci, il lallo è stato addomesticato 5000 anni fa, dunque, per 4000 anni è stato usato scalzo e da circa 1000 anni è stato usato ferrato, la domanda sorge spontanea come minchia facevano gli antichi senza ferri ??

Al chè ho rispolverato i testi di Xenophon, di Vigneron, di Fleming, di Hickman e della storia del lallo e della ferratura in generale , ho avuto contatti con Federico Pistone per quanto riguarda la Mongolia, col Prof. Barrile per il Venezuela, paesi dove si usano ancora i lalli scalzi; inoltre ho fatto esperienze col mio lallo e con altri due cavalli che sono/erano scalzi in zona, ho dato fondo ai miei ricordi d'infanzia e a quelli di un mio vecchio amico, Mimiddru: compagno - da una vita - di cavallitudine.

La sintesi di tutto ciò è che: -

per 4000 anni si sono cercati materiali e sistemi di aggancio al fine di proteggere i piedi degli equidi e dei bovidi da lavoro: - cuoio, corda, vimini, paglia di riso, ferro, corno di muflone, ecc.

da mille anni in quà, il problema del consumo dello zoccolo è stato risolto con l'invenzione la ferratura inchiodata sulla quale, però, si scagliano gli strali dei barefutti integralisti. 
A mio parere, una ferratura ben fatta e regolarmente rinnovata provoca quasi nessun danno, gli insulti sono procurati dal lavoro e dai fondi "innaturali" per il lallo, tant'è che  tutte le patologie ai piedi e agli arti dei lalli ferrati erano conosciute dagli antichi sotto altro nome pur usando cavalli sferrati.

oggi, per i cavalli tenuti scalzi il problema si è rovesciato, infatti, non essendo più animali da lavoro bisogna accorciare periodicamente il loro unghio tal quale a quelli dei criceti tenuti in gabbia.

I miei amici barefutti, inoltre, spesso devono ricorrere a scarpette più o meno tecnologiche e comunque l'uso del lallo scalzo è subordinato a determinate condizioni: - fondi stradali, velocità, peso trasportato o trainato, tempo atmosferico e "last but not the least" la qualità del corno del piede del lallo, infatti, Xenophon, 2500 anni fa ci aveva già spiegato tutto sulle basi dell'uso del cavallo scalzo,  ed anticipa l'argomento con questa premessa: - "bisogna scegliere un cavallo dai piedi buoni", dunque anche ai suoi tempi esistevano lalli coi piedi scadenti, cattivi, pessimi.

Columella, Varrone, Plinio il Vecchio ampliano e aggiungono interessantissimi particolari al trattatello di Xenophon, ma nessuno di costoro cita alcuna forma di "pareggio" anche se coltellacci e tenaglie e sgorbie erano ben conosciute.

La spiegazione è assai semplice, ad un cavallo che lavora scalzo c'è niente da pareggiare, piuttosto c'è da mettergli delle protezioni ai piedi o concedergli turni di riposo per permettere all'unghio di rigenerarsi.

Credo di aver capito alcune cose riguardo la barefutterìa...



...all'inizio della mia "carriera" barefutta, pareggiavo ogni sbreccatina, curavo attentamente il "mustangrollo" ogni tre giorni, poi, passato l'entusiasmo e il periodo di calleggio - chiamato dai barefutti - transizione, lasciai tenaglie e raspe e - ogni 4/5 mesi - mettevo mano alla smerigliatrice e in 15 minuti il mio cavallino era bell'echepareggiato.

Poi mi son reso conto di una lapallissiana verità: -
se avete un la lallo coi piedi buoni che lavora moderatamente e non è stabulato continuamente nella fanga, non avete bisogno nè di ferri nè di barefutti, dovreste avere solo un pò di esperienza e di intelligenza nella scelta delle andature, dei tempi e dei fondi dove lavorate (lavorare di fa per dire) - nel caso vi accorgeste che l'unghio sia leggermente cresciuto, andate a trottare per una mezz'oretta su di un fondo abrasivo, nessun pareggiatore potrebbe fare di meglio; delle inevitabili sbreccature fregatevene: spariranno, gli appiombi e i piedi: - se sono corretti resteranno tali se sono sballati nessun pareggio potrà raddrizzarli...è evidente che se,  per un motivo qualsiasi, non muovete il lallo e  l'unghio si fa a "paletta" allora  ci dovreste dare una decisa raccorciata con le tenaglie o  con la smerigliatrice e poi la solita trottatina pareggiatrice...volendo, anche alla corda.

Se avete un lallo dai piedi  "dolci": -  o lo ferrate o gli mettete le scarpelle, sia nel primo che nel secondo caso è assai probabile che dovrete accorciare l'unghio periodicamente perchè l'unghio - protetto dalla scarpetta benedetta o dal ferro "infame" - non si consuma, il fatto fu scoperto dal signore de La Palice tanti anni fa... quest'operazione - ovviamente - richiede una certa tecnica.

Delle  patologie del piede del lallo non parlo, esse dovrebbero essere trattate  da un veterinario specializzato in podologia equina in collaborazione col maniscalco o - se il vet. lo ritenesse opportuno - col barefutto; in ogni caso andrebbero valutate dal vet. specializzato "de visu" e caso per caso, le diagnosi - diagnosi si fa per dire - e le terapie fatte su fotografie da volenterosi dilettanti sono "a priori"  delle "beate minchiate".

Per il mio piacere, voglio pubblicare la risposta che mi diede Cuchullaine O'Reilly...ma cominciamo dall'inizio: - 

Conoscevo da molti anni l'incredibile impresa di Aimé Tschiffely, l'insegnante svizzero, che con Gato e Mancha, due castroni criollo,
http://www.ilranch.it/other/tschiffely/gatomancha.html
 all'inizio del secolo scorso si fece una piccola "promenade" da Buenos Aires a New York: - 16000 km, alla media di più di 42 km al giorno, scalando montagne impervie, attraversando deserti  -il "Matacaballo" (sic!) - e paludi e foreste e "ponti tibetani" sospesi nel cielo.
Davo per scontato che i cavalli fossero ferrati, confortato anche dal fatto che in alcune foto si vedono quei due eroi a 4zampe coi  4piedi ferrati, dunque, avevo accantonato quella storia.
Fino a qualche giorno fa, quando nella mia ricerca nelle terre dei cavalli scalzi, mi sono imbattuto nel sito: - 
http://www.thelongridersguild.com/Records.htm
dove la vicenda è esposta più dettagliatamente...subito mi sono accorto che qualcosa non quadrava con la mia precedente convinzione.
Aimè, nel suo minuzioso reportage, non menziona problemi di mascalcia.
http://www.aimetschiffely.org/
Nella sua particolareggiata lista di attrezzature e provviste al seguito non compaiono: - chiodi, tenaglie, martello, tantomeno ferri da cavallo.
Aimè è un principiante dell'equitazione, con pochissima dimestichezza coi cavalli, figurarsi con la ferratura.
I due cavalli, avevano vissuto liberi allo stato brado, fino ad oltre i 16 anni Mancha e fino ai 15 Gato, furono domati solo pochissimo tempo prima della partenza, dunque, per ferrarli avrebbero creato problemi anche ad una equipe di esperti maniscalchi figuriamoci ad un solitario sprovveduto.
In tutto il Sudamerica, la ferratura è - e maggiormente era - un operazione eccezionale...
la conclusione è "elementare": - i lalli andarono scalzi da Buenos Aires a new York, per riprova ho scritto al signor CuChullaine O'Reilly, uebmaster del sito citato....ecco cosa dice: - 


The Long Riders' Guild longriders@thelongridersguild.com mebasha
mostra dettagli 20/02/10

Dear Raffaele,
CuChullaine O'Reilly of the Long Riders' Guild here, responding to your interesting note regarding Tshiffely's horse. There is, to the best of my knowledge, no information indicating that Aime decided to shoe the two Criollo geldings, Mancha and Gato, either prior to his departure or during the course of his historic journey.
Both horses were close to twenty years old and had run wild on the Argentine pampas their entire life. Consequently their hooves would have been as tough as iron. Moreover, much of Latin America did not share the North American custom of shoeing their horses. Added to the fact Aime's Criollos were practically wild when he purchased them, there is no cultural, practical or personal reason to believe that he would have attempted such a needless, and possibly dangerous, act.
Yet while Aime chose not to use shoes, that should not encourage you to automatically follow his example. His Criollos had spent generations running wild on the hard grasslands of Argentina. Thus their feet would have tough as nails. However, the majority of horses born and raised in 21st century environments do indeed require special protection to their much softer hooves.
Thus, while Aime's journey makes for exciting reading, I would urge you to exercise tremendous caution if you are considering not shoeing your horses based upon his extraordinary circumstances in the early 20th century.
best wishes,
CuChullaine O'Reilly FRGS

Ora, a fronte di alcune cose"buone e giuste", nella barefutterìa ci sono innumerevoli puttanate, le lascio perdere perché - essendo puttanate -  prima o poi verranno valutate per tali; certo resterà sempre lo "zoccolo duro", la setta che contro l'evidenza continuerà a perseguire delle scemenze tal quale coloro che - sempre numerosi/numerosissimi - credono nell'astrologia, nelle predizioni maya, nei fiori di bach, in Silvio Berlusconi e nel Mago Otelma.


http://calmoinavantiedritto.blogspot.it/2013/11/httpcalmoinavantiedritto.html

Nel link quì sopra si trova una mia rettifica riguardo il viaggio di Tschiffely, e le affermazioni di CuChullaine O'Reilly che sembrano false.


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Ho ritrovato una mia corrispondenza con una persona riguardo la barefutterìa, mi piace pubblicarla perché - forse - potrà contribuire a fare chiarezza sulle "belle" puttanate barefutte.

Caro amico, secondo me dovremmo dividere decisamente due situazioni: - cavallo "paziente" con problematiche ai piedi e cavallo sano che lavora scalzo, se si mischiano le due situazioni, "non se ne esce vivi".

Continuo la mia "fiera delle banalità", chiedendomi: -  a che minchia servono i piedi, gli zoccoli dei cavalli ??ima risposta...si va bèh !! Ma dove ??
Nelle sterminate praterie am
Per camminare è la difficilissericane - dove si è evoluto il lallo primordiale appena uscito dalle foreste -  prima;  nella sconfinata steppa asiatica poi, dunque sul suolo "tenero", su fondi variamente erbosi, al limite nella sabbia ma non nelle pietraie dei deserti americani,
nè nelle aride zone montuose della Grecia Antica, nè sull'asfalto e sui selciati "moderni" - dove in seguito il povero lallo fu costretto dalla domesticazione. Comunque, il cavallo - ed il suo piede - sono adattabili a questi luoghi "innaturali" che vanno dalle infuocate zone subsahariane alla gelida Groenlandia alle zone acquitrinose della Camargue.
guardare un'impronta di un cavallo scalzo per verificare.

Dunque, la muraglia, la lamina unPrima di vedere le “innaturalità” vediamo la naturalità del lallo e del suo piede in particolare: -
Sui fondi "naturali" dell'areale naturale del cavallo naturale, la parete dello zoccolo, che è dura dura e forte, con il peso dell'animale incide il terreno, sprofondandovi leggermente....basta
gueale, è quasi tagliente, si aggrappa mordendo il terreno lasciando alla suola e al fettone la maggior parte del carico e dell'impatto del peso.
Dunque, la parete, anche per la forma a volta della suola, risulta leggermente sporgente, in pratica è la “pianta del piede”/la solea del cavallo - che regge in massima parte  il peso - ed è come se fosse dotata tutto intorno di una corona fatta per incidere il terreno, per fare presa.

Inoltre, la forma concava della suola - come un arco portante -  distribuisce il peso dal fettone verso l'esterno del piede che è ben protetto dalla parete e così la suola può – per la sua differente consistenza rispetto la muraglia – assecondare in qualche modo l'elaterio.
Comunque, il carico sull'esterno della parete, avviene soprattutto se il terreno è molto
compatto. Invece, se il terreno è soffice, la parete affonda e la suola e lo fettone appoggiano al suolo e - essendo inoltre un po' flessibili - si adattano alle irregolarità del terreno.
Questo accade per i cavalli al pascolo o che lavorano su terreni morbidi.

Le due principali, culture equestri che usavano ed usano i cavalli scalzi, sono quella dei pellerossa e dei mongoli, non per niente sono/erano popolazioni nomadi...perchè nomadi ?
Perchè seguivano/seguono i cicli stagionali della disponibilità d'erba per i loro armenti, Gengis Kahn, ha conquistato il più vasto impero terrestre di tutti i tempi in sella ai suoi cavallini rigorosamente scalzi, lo ha potuto fare perchè i suoi cavalli si muovevano barefutti
nel loro ambiente naturale, e l'artificialita dell'avere un peso in groppa e di fare andature spinte era sopperita dal fatto che quei cavalli erano usati a rotazione, ogni mongolo aveva come minimo 7/8 cavalli di proprietà...ho visto un documentario sulla vita attuale delle tribù mongole nomadi: - hanno centinaia di cavalli a disposizione, che vivono praticamente liberi ma controllati, di tanto in tanto si prendono i soggetti che servono e si mettono al lavoro
senza tanti fronzoli, fatto il loro dovere, li rimettono in libertà e ne prendono altri.
Lo stesso avveniva per gli indiani d'America, il grado sociale dei guerrieri era misurato col numero di cavalli che ognuno di loro possedeva, dunque della possibilità di fare cambi più mirati e più frequenti dei loro cavalli scalzi.

Come funziona il piede cavallino sul terreno naturale ?

Come lavora un tenero e verde prato sui piedi del cavallo ?


Il lallo si è evoluto nelle sterminate praterie e pampas americane prima che l'uomo vi facesse la sua comparsa.
Il fondo della prateria, come della steppa, della pampa, della savana presenta due
caratteristiche molto importanti: è relativamente cedevole ed è abrasivo, la cedevolezza rende questo fondo assai confortevole allo lallo, perché da un lato si fa incidere dalla parete dello zoccolo che funziona da presa, dall'altro lato suola e fettone prendono un appoggio ed un sostegno sicuri, inoltre, questo tipo di terreno - deformandosi sotto il peso dell'animale agisce come un ammortizzatore
naturale, l'abrasività del terreno è dovuta alla presenza di pietruzze e sassi, più o meno piccoli che comunque sono presenti e  che agiscono in modo diverso sulla suola e sulla parete.
La suola si rafforza si calleggia, la parete anch'essa si ispessisce/si irrobustisce ma allo stesso tempo si consuma, in condizioni ottimali la produzione di parete e di suola sono in perfetto equilibrio col consumo ed il calleggio/l'ispessimento, per questo, lo zoccolo si mantiene sano e conserva le caratteristiche funzionali descritte: - sostegno e presa.
Lo [i]zoccolo naturale[/i] dei mustang, naturale non è, è il risultato di un adattamento alle condizioni ambientali nelle quali son costretti quei cavallini dalla presenza umana...state tranquilli che se non ci fosse stato l'uomo (dai quali sono fuggiti quei lalli) i mustang avrebbero scelto le ubertose praterie della California piuttosto che i deserti pietrosi del Nevada.


Ora è molto chiaro che questo equilibrio può essere facilmente alterato.
Comunque, il cavallo lavora (ho detto lavora non sopravvive)  bene, fino a quando, il terreno sul quale agisce non si discosta molto da quello dove Madre Natura si è impegnata in milioni di anni a creare quello strumento perfetto che è il piede equino.

Ora possiamo vedere le "innaturalità" alle quali - come ho anticipato, il piede del cavallo facilmente si adatta, cominciando col dire che: - Senofonte aveva capito che per ottimizzare l'uso del cavallo scalzo bisognava indurigli/calleggiargli la suola ignorando completamente la
muraglia che - nei fatti - per "calleggiare" la suola si consumava, dunque a causa del calleggio, il piede del "cavallo da guerra" - dei suoi tempi -  assumeva la "forma mustang" (come vediamo nei bassorilievi assiri)...

ma: - non è la forma mustang che fa il piede del "cavallo da guerra", ma è il lallo da guerra che fa la forma mustang al suo pede...come disse il signore de La Palice!
 Se si accetta questo assioma (ci risiamo cogli assiomi) bisognerebbe rivedere le basi della barefutterìa e dare più responsabilità ai proprietari ai "gestori" del cavallo scalzo e
meno soldi ai barefutti e ai venditori di scarpette.

Ma questo - al momento - non ci interessa, quello che c'è da stabilire - prima di addentrarci nella questione -  è che - fondamentalmente - l'artiglio di una tigre, l'unghione di un toro, l'unghia umana, l'unghiolo di un facocero sono strutturalmente simili/uguali ma evidentemente differentissimi...ma questo lo vedremo un'altra volta.


http://calmoinavantiedritto.blogspot.it/2011/11/blog-post.html

Il 3 Novembre 2011 scrissi quanto potete vedere nel link sopra.

Bene, la mia prima impressione era esatta: i due straordinari cavallini fecero la loro impresa coi piedi protetti da ferrature; quanto confermatomi - a suo tempo - da CuChullaine O'Reilly FRGS, è falso.
Potete verificare il tutto nella traduzione italiana del viaggio di di Tschiffely fatta da Vittorio Ferro e - recentemente - pubblicata.

Non ho ripreso prima l'argomento perché, nel frattempo, sono rimasto profondamente deluso dalla barefutterìa, e non me ne occupo più attivamente.
Credo, che la promozione di questa setta antiferri, sia dovuta ad interessi economici che partono sopratutto dagli Stati Uniti: vendita di protezioni alternative ai ferri, corsi e stage sull'argomento, vendita di manuali, di dvd, di attrezzature ecc.
Credo che 250 euri per due scarpette sia un furto; che 85 euri più spese di viaggio per pareggiare un lallo sia una rapina.

Conto di ritornare sull'argomento cavallo scalzo per dare un assunto finale organico alla mia esperienza e alle mie ricerche, per ora non posso, sono impegnato col Generale and friends.