La verità di La Gueriniere.

La verità di La Gueriniere.
La Gueriniere - due secoli prima del Generale - ha espresso lo stesso concetto: "... poiché i cavalli obbediscono solo per paura delle punizioni, gli aiuti non son altro che un avvertimento per l'animale, che sa - che se non si sottomette alla loro azione - sarà inesorabilmente punito". Per saperne di più fai clic sull'immagine...

JDO

JDO
Dresser, c'est simple - Jean D'Orgeix - ed. Belin. Solo chi era in possesso di cultura equestre di altissimo livello, di contatto diretto - sin da bambino - coi cavalli quando non erano ancora "lalli", che ha praticato l'equitazione a livello internazionale con risultati strabilianti, sia come cavaliere che come tecnico si poteva permettere di dare questo titolo al suo “testamento equestre” che ha scritto in maniera chiara, logica e intelligente… in una parola: semplice! Questo libriccino è - secondo me - il miglior testo per quello che riguarda l’addestramento dei cavalli alla “bassa scuola”, avanti almeno di un decennio rispetto alla vulgata equestre attuale, ed è l’unico che affronta l’”assioma di L’Hotte” e tenta di metterlo in pratica con le minori pene possibili per il cavallo… come? Nelle etichette c'è quella di "ADDESTRARE I CAVALLI E' SEMPLICE ci troverete molti degli argomenti cari al Nostro, analizzati e sviluppati.

sabato 6 dicembre 2014

Pignatelli - Ronzino - Latino

Giovanbattista Pignatelli: 1525 (??) - 1598 (??).

Assieme a Grisone e Fiaschi, è uno dei tre pilastri della scuola napoletana dalla quale è derivata l'equitazione accademica sviluppatasi poi in: Francia, Germania, Spagna, Inghilterra e Portogallo.
Visse a lungo - negli ultimi anni - dava lezioni seduto sotto le fronde di una vecchia quercia, formò una pleiade di cavallerizzi che poi andarono a diffondere il nuovo modo di equitare in tutt'Europa.
Il più famoso di questi, fu senz'altro Pluvinel che disse di lui: E' il più grande uomo di cavalli di questo secolo, dunque anche dei precedenti.
Pare che sia stato lui ad inventare il lavoro al piliere unico con l'uso del capezzone, creò una imboccatura che fu a lungo adottata: il morso alla Pignatelli, relativamente all'epoca, assai dolce.
Non ha stampato nulla, si sa che ha lasciato tre manoscritti sull'equitazione, due sono finiti in collezioni private, un'altro si trova a Saumur ma non è mai stato divulgato... peccato ! Sarebbe interessante sapere di più su quest'uomo che - sempre a detta di Pluvinel - era coi cavalli: avaro di mazzate e prodigo di carezze.

Cavallo Napolitano.

Per contro, un altro suo manoscritto del quale si conoscono molte copie, è stato pubblicato a cura di Patrizia Arquini e Mario Gennero, si tratta di ...L'Arte Veterale, in pratica è un manuale di veterinaria, argomento del quale il nostro dice di non essere particolarmente specializzato ma che per doveri del mestiere deve conoscere.
Infatti, l'umanesimo rinascimentale italiano vuole che l'uomo di mondo - qual doveva esser un cavallerizzo - doveva esser edotto in varie discipline come la poesia, la musica, la scherma, la caccia, la danza ecc.
Il rinascimento è la valorizzazione del classico, dunque, dell'antica Grecia e dell'antica Roma, si riscopre Senofonte e le rappresentazioni equestri antiche, dunque, il cavallo viene rivisitato come materia artistica, però, la materia a disposizione di quel tempo era formata da lalli massicci e muscolosi dall'incollatura corta e pesante senza sangue, questa è la ragione per la quale i cavallerizzi napoletani idearono sistemi duri basati sulla forza, dunque, sulle mazzate e sull'uso di imboccature micidiali.
C'è da dire, che mentre i primi maestri napoletani affinavano i loro metodi brutali, già alla fine del 1300 un frate portoghese Mestre Giraldo, seguito dal re Duarte (suo allievo?) in due manoscritti, preconizzano l'addestramento dolce  che influenzerà l'evoluzione della scuola italiana (in particolare Pignatelli?) del 500.




Come che sia, del Pignatello le notizie sono scarse e contrastanti, lo conosciamo attraverso gli scritti dei suoi allievi, Salomon de La Broue, altro caposcuola francese disse riguardo il suo maestro:...i suoi cavalli erano maneggevoli e obbedienti, lui riusciva a portarli alle belle arie di scuola servendosi soltanto del capezzone e di una semplice imboccatura...    
Possiamo definire Pignatelli il più illustre cavallerizzo di scuola dolce, alla brida come si diceva allora, scuola che si contrapponeva alla scuola spagnuola - durissima - alla jineta.
Dunque, il Nostro può essere considerato il trattino di unione tra la vecchia scuola napoletana e quelle europee che sono tutte sue figlie, in particolare quella francese che accetta il suo metodo che si evolverà in maniera diretta fino alla spalla in dentro del La Guerriniere. 


Pignatello, fu un abilissimo addestratore di cavalli.

Nella sua opera: - Il Cavallo Frenato, Pirro Antonio Ferraro immagina di dialogare con Don Diego di Cordoba, cavallerizzo maggiore di sua Maestà, da quella conversazione, se ne ricava un elenco lunghissimo di cavalli addestrati dal Pignatelli e destinati ad illustri personaggi dell'epoca.



La maggior parte sono descritti per mantello e per razza, (allora "razza " stava per allevamento) di alcuni è citato anche il nome:

Il baio Saporito mandato al Re di Polonia; Ruvo, della razza del signor conte di Ruvo mandato al Principe di Spagna, un'altro cavallo della stessa razza di proprietà del cardinale Carafa, fu donato da questi al re di Francia... i cavalli napoletani - in specie quelli addestrati dal Pignatelli - erano cavalli da re.
Nel 1584, John Astley scriveva: - Dalla scuola napoletana di Pignatelli uscivano non solo i migliori, ma i soli cavallerizzi d'Europa.
Per questo motivo il conte di Leicester, al quale il Corte aveva dedicato il suo libro, aveva preferito assumere un allievo e collaboratore del Pignatelli: Prospero D'Osma che fondò una accademia a Londra che ebbe un successo strepitoso, fatto che suscitò le invidie di molti, tra i quali quelle di Gervase Markham, l'importatore in Inghilterra del primo stallone arabo, il quale nel suo libro: "Cavalerice, or the English Horseman" attacca ferocemente il "Napoletano" e la sua scuola, ma non può fare a meno di usare la terminologia equestre italiana e raccomandare l'uso del piliere inventato dal Pignatelli.

Infatti un altro autore equestre inglese del tempo: Blundeville confessa di non saper trovare parole inglesi che rendano bene il senso delle espressioni tecniche italiane.
... te capì, come cambiano i tempi ??? passi per computer ma perché usare: uikend, scioppink, questiotaim, sciogherl, tikket, giobsact... ma andate a da via i ciapp!!
L'influenza del Pignatelli sulla equitazione del tempo fu grande, a lui - come già detto - si devono delle invenzioni alcune delle quali sono sopravvissute fino ai nostri giorni, oltre il piliere e il capezzone c'era la sella chiamata "pignatella" e alcune imboccature che confrontate a quelle "antiche" erano "dolci" per il cavallo.




Nel Rinascimento, il cavaliero ideale deve essere oltre che "guerriero" anche "cortigiano" e conoscere le "buone creanze", il Gennero riporta queste poche righe nel "Morgante" di Luigi Pulci:
...Sapeva tutte le arti liberali,
portava spesso il falco pellegrino;
feriva a caccia lioni e cinghiali;
quando cavalcava un polito ronzino
(e correr nol facea, ma mettere ali),
da ogni man lo volgeva latino,
e nel voltar, chi vedea da parte
arè giurato poi che fusse Marte...
Avrete di sicuro notato due cose:
la prima è che la parola "ronzino" non aveva ancora assunto il senso dispregiativo odierno ma aveva ancora il significato di cavallo da servizio.
La seconda è che dice: da ogni man lo volgeva latino... cioè che : - lo faceva girare dritto/giusto a tutte e due le mani... latino, come qualcuno - forse - ricorderà, in siciliano ha tuttora conservato il significato che il Pulci usa nella fattispecie.
In quel periodo: ...nella sola Città di Napoli vi erano più di 40 tra titolati, cavalieri, e Gentilhuomini che facevano il mestiere, x chi per suo gusto, e chi per istruir gli altri, ciascheduno de quali aveva più di un Ajutante e d'un Cozzone, che potevano insegnare a quest'auttore, non solo di cavalcare, ma di buone creanze altresì...e nonvoglio lasciare dire che, da molti e molti a questa, parte quasi tutt'i Principi dell'Europa, per servizio della loro persona o per ammaestrare i figlioli, s'hanno per lo più servito di Cavallerizzi italiani o di Scolari d'Italiani...

Via Toledo a Napoli, oggi via Roma.
Mario Gennero, riporta quanto scritto da Nicola Santapaulina sull'Equitazione della seconda metà del 500 nella sua prefazione al libro "L'Arte Veterale" di Giovan battista Pignatelli.
Sempre secondo Gennero, Pignatelli è lo "spartitraffico" dal quale l'arte equestre italiana si propagò in tutta Europa.
Di lui sappiamo sopratutto attraverso le notizie riportate dai suoi allievi e dai suoi colleghi del tempo.
Si dice che sia stato allievo del Grisone o del Fiaschi ma non è provato, di certo fu all'accademia di Giannetto Conestabile, provetto addestratore di: ... assai buoni e scelti cavalli, tra i quali sono memorabili il Levriero e il Garzuolo per la loro immensa perfettione e bontà...
Egli era di nobili origini, la sua famiglia, ha dato alla storia anche un papa: - Innocenzo XII e un santo, San Giuseppe Pignatelli (morto nel 1811).
Alla sua Accademia accorsero allievi da ogni parte d'Europa, a quel tempo gli stages, i clinic duravano molti anni anche perchè l'allievo aveva affidato un cavallo e la progressione dell'addestramento del binomio, era seguita attentamente dal Maestro di Equitazione.
G.B. Ferraro, contemporaneo di Pignatelli così evidenzia il fatto che:
...sia una sciocchezza credere che in un anno o due possa alcuno perfetto in questo esercitio divenire, bisognando così tempo all'huomo per divenire con la sperientia prudente, come al Cavallo per disciplinarsi e al Cavalcatore per conoscere la lor varia inclinatione, i difetti e la natura...
Pluvinel conferma:
...non ho mai lasciato gli insegnamenti del Signor Pignatelli, gentilhuomo napoletano, il più grande uomo di cavalli del nostro secolo e di quelli antecedenti, dal quale ho appreso una gran parte della mia sapienza durante i sei anni che ho passato da lui...
Salomon de La Broue, altro caposcuola francese che soggiornò 5 anni presso di lui scrive:
Dette lezioni fino a tardissima età, fu il vero Cavallerizzo, il Maestro di Equitazione.
E per concludere ecco il pensiero del cavalier d'Acquino: fece più cavalli comandando da sopra una seggia che operando.
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